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Accadde oggi: la bomba atomica su Hiroshima

6 agosto1945 – Com’è noto i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki furono due attacchi nucleari compiuti alla fine della Seconda guerra mondiale. Per la drammaticità dei danni diretti ed indiretti causati dagli ordigni, e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici sono stati oggetto di innumerevoli dibattiti.

bimboNegli Stati Uniti prevale la convinzione che i bombardamenti atomici siano serviti ad accorciare la seconda guerra mondiale di parecchi mesi, risparmiando le vite di milioni di soldati (sia alleati sia giapponesi) e di civili, destinati a perire nelle operazioni di terra e d’aria nella prevista invasione del Giappone. In Giappone, l’opinione pubblica, invece, tende a sostenere come i bombardamenti siano crimini di guerra perpetrati per accelerare il processo di resa del governo militare giapponese. Universalmente condivisa è comunque la presa di coscienza che l’evento sia stato orribile e agghiacciante.

fat man”Lo scrittore giapponese HaraTamiki è stato il più bravo a descrivere l’esperienza dell’atomica.” Così scrive il premio Nobel Kenzaburo Oe nella prefazione al romanzo di Tamiki “L’ultima estate di Hiroshima”, che continua:”… Tamiki era a Hiroshima il 6 agosto 1945, quando sulla città fu sganciata la bomba atomica. Da quel momento in poi, ha posto il disastro atomico alla base del suo discorso letterario. E non solo: lo ha posto alla base della sua stessa vita … Simili ai sogni che faceva una volta sua moglie – morta prima del disastro atomico -, quelli dello scrittore rimasto ormai solo erano sogni spaventosi, che riflettevano tutta la violenza dello sconvolgimento naturale come se fosse condensata in un unico istante. Risvegliatosi dopo il sogno, insonne sul pavimento, vedeva un globo terrestre ghiacciato, e poi pieno di masse di fuoco. Quelle masse di fuoco dovevano rappresentare le fiamme dell’energia atomica. Gli esseri umani trattengono il respiro e vanno in direzione di un futuro di cui non sanno nulla, né se il mondo ci sarà ancora, né se troveranno la distruzione o la salvezza, scrisse Hara Tamiki come in un testamento, e raccontò le speranze deluse che accomunano tutti gli uomini. Poi si tolse la vita…”.

Ecco ora un brano di Hara Tamiki: “”Mi ero alzato verso le otto di mattina quel 6 agosto 1945. Il giorno avanti, alla sera, vi erano stati due allarmi, nessuno dei quali seguito da bombardamento. Improvvisamente ricevetti un colpo sulla testa e tutto diventò scuro davanti ai miei occhi. Gettai un grido ed alzai le braccia. Nelle tenebre, non sentivo che un sibilo di tempesta. Non arrivai a comprendere cosa fosse successo. Il mio proprio grido, io l’avevo inteso come se fosse stato gettato da qualcun altro. […] Fumate vorticose si elevavano da tutte le case in rovina. Raggiungemmo un posto in cui le fiamme mandavano un calore insopportabile. Poi trovammo un’altra strada che ci portò fino al ponte di Sakai. Il numero dei profughi che affluiva verso quel posto aumentava sempre. Io presi la direzione del palazzo Izumi. I cespugli calpestati dalle persone in fuga avevano formato una specie di passerella. Gli alberi erano quasi tutti decapitati. Ciascuno dapprincipio pensava che solo la casa sua fosse stata colpita; ma, una volta al di fuori, ci si accorgeva che tutto era stato distrutto. Tuttavia, benché le case fossero completamente distrutte, in nessun posto si vedevano quelle buche che normalmente facevano le bombe. Sull’altra sponda, l’incendio, che sembrava essersi calmato, riprese a divampare. Improvvisamente, nel cielo, al di sopra del fiume, vidi una massa d’aria straordinariamente trasparente che risaliva la corrente. Ebbi appena il tempo di gridare: “Una tromba” che già un vento terribile ci colpì. I cespugli e gli alberi si misero a tremare; alcuni furono proiettati in aria da dove ricaddero come saette sul tetro caos. Si aveva l’impressione che il riflesso verde di un orribile inferno venisse a stendersi al di sopra della terra.[…]Risalendo con lui la stretta banchina che costeggia il fiume alla ricerca di un traghetto, vidi una quantità di persone completamente sfigurate. Ve ne erano lungo tutto il fiume e le loro ombre si proiettavano nell’acqua. I loro visi erano così orrendamente gonfiati che appena si potevano distinguere gli uomini dalle donne. I loro occhi erano ridotti allo stato di fessure e le loro labbra erano colpite da forte infiammazione. Erano quasi tutti agonizzanti ed i loro corpi malati erano nudi. Quando passavamo vicino a questi gruppi, ci gridavano con voce dolce e debole “Dateci un po’ d’acqua”, “Soccorretemi, per favore”; quasi tutti avevano qualcosa da chiederci.[…]Uno spazio vuoto e grigio si estendeva sotto un cielo di piombo. Soltanto le strade, i ponti ed i bracci del fiume erano riconoscibili. Nell’acqua galleggiavano cadaveri dilaniati, gonfiati. Era l’inferno divenuto realtà.””

 

 

 

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