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Accadde oggi: la morte tragica di Enrico Mattei

27 ottobre1962 – Precipita a Bescapé vicino a Pavia, durante un violento temporale mentre si sta avvicinando all’aeroporto di Linate, l’aereo con a bordo il Presidente dell’ENI, Enrico Mattei. Muoiono Mattei, il pilota ed il giornalista inglese William Mc Hale.
Consistente l’ipotesi che causa dell’incidente sia stato un attentato. Di lì a pochi giorni, il 6 novembre, Mattei si sarebbe dovuto recare in Algeria per firmare un accordo sulla produzione di petrolio, un accordo molto scomodo per le “Sette sorelle” del cartello mondiale.

Secondo alcuni testimoni, l’aereo sarebbe esploso in volo; il principale era un contadino che vide l’aereo (in seguito ritrattò la sua testimonianza). Le indagini svolte dall’Aeronautica militare italiana e dalla procura di Pavia sull’ipotesi di attentato, si chiusero inizialmente con un’archiviazione “perché il fatto non sussiste“.
In seguito, nel 1997, il ritrovamento di reperti che potevano ora essere analizzati con nuove tecnologie, fece riaprire le indagini giudiziarie. Queste stavolta si chiusero con l’ammissione che l’aereo «venne dolosamente abbattuto», senza però poterne scoprire né i mandanti, né gli esecutori. In particolare, un’analisi metallografica dell’anello d’oro e dell’orologio indossati da Mattei, predisposta da un perito dimostrò che gli occupanti dell’aereo furono soggetti ad una deflagrazione. Nell’aereo si è certificato fu inserita una bomba stimata in 150 grammi di tritolo posti dietro al cruscotto dell’apparecchio che si sarebbe attivata durante la fase iniziale di atterraggio, attivata forse dell’accensione delle luci di atterraggio o dall’apertura del carrello.
L’on. Oronzo Reale ha affermato che il mandante dell’omicidio di Mattei era stato il suo ex braccio destro all’ENI Eugenio Cefis costretto alle dimissioni, pochi mesi prima dallo stesso Mattei, quando questi si sarebbe reso conto che Cefis era manovrato dalla CIA. Pochi giorni dopo l’attentato Cefis fu reintegrato nell’ENI come vice-presidente, e successivamente ne divenne presidente stesso. Cefis non fu mai incriminato ufficialmente.
Enrico_Mattei2Durante la Seconda guerra mondiale Mattei aveva partecipato alla Resistenza come partigiano, tra i cosiddetti “bianchi” (quelli, cioè, che si riferivano all’area politica cattolica). Amico e collaboratore di Boldrini, alla liberazione, Mattei fu uno dei sei esponenti del CLN alla testa della manifestazione di Milano.
Tre giorni dopo la liberazione, il 28 aprile 1945, fu nominato da Cesare Merzagora commissario liquidatore dell’Agip, ente statale, di creazione e conduzione fascista, per la produzione (estrazione), lavorazione e distribuzione dei petroli. Solo pochi anni prima l’Agip aveva infatti costituito la SNAM, una società dedicata alla gestione del nascente mercato del gas e a realizzare metanodotti.
L’esperienza di Mattei all’Agip prima, ed all’Eni poi, attraverso passaggi quasi sempre avventurosi, a volte coperti da un velo di mistero, con le caratteristiche del comportamento del personaggio Mattei, spesso sopra le righe, ma certamente non convenzionale, avrebbe posto le basi per il rilancio di un’azienda ritenuta improduttiva e costosa, destinata a scontrarsi con poteri consolidati da decenni nel settore degli idrocarburi, in particolare con il cartello delle cosiddette Sette sorelle, che all’epoca detenevano un sostanziale monopolio su quel mercato.
L’Agip lavorava su ciò di cui disponeva con tutte le energie disponibili; Mattei la supportava in tutti i modi necessari, ortodossi o meno che fossero. Nel 1949, a Cortemaggiore (PC) fu trovato il petrolio. La sua lungimiranza e creatività diede risultati straordinari sul piano imprenditoriale. Mentre le azioni dell’Agip salivano a valori senza precedenti, l’Italia distrutta dalla guerra si illudeva di aver trovato una fonte di riscossa, una speranza di riscatto la cui intima delicatezza avrebbe fatto tremare chiunque con animo onesto si fosse trovato a doverla gestire. Il governo De Gasperi ricevette dunque dalla scoperta un’importante iniezione di fiducia popolare e Mattei fu “rimborsato” con l’intervento sulla legge in discussione in Parlamento: il disegno di legge in discussione fu stravolto e si tradusse in una legge assai diversa da quella inizialmente proposta. Le aspettative statunitensi venivano tutte deluse: lo Stato riservava per sé le concessioni per le ricerche in Lombardia e nell’Italia settentrionale, rilasciando ai competitori concessioni scarsamente apprezzate in altre parti della Penisola. Nel 1952 l’Agip, che evidentemente non era più in liquidazione, si dotò del noto logo con il cane a sei zampe, e si preparò alla prossima nascita dell’Eni, Ente Nazionale Idrocarburi. Mattei si preparò conseguentemente ad assumere il ruolo di responsabile nazionale delle politiche energetiche, governando il neonato organismo senza mai essere posto in discussione, prima da presidente, poi anche da direttore generale. L’Eni era Mattei, e Mattei era l’Eni. Stabilizzò la linea operativa dell’Agip, per la quale ammodernò la struttura organizzativa e quella commerciale, perché la qualità del servizio potesse primeggiare a livello internazionale.
Egli cercò quindi di far entrare l’Agip nel “Consorzio per l’Iran” , il cartello delle sette principali compagnie petrolifere del tempo, creato per far tornare sui mercati il petrolio iraniano dopo la deposizione di Mohammad Mossadeq. Entrando nel “Consorzio per l’Iran” l’Agip avrebbe ottenuto quell’accesso diretto alla materia prima che le mancava, ma la richiesta di Mattei fu respinta. Se le concorrenti si erano riunite in un cartello, che Mattei battezzò le “Sette sorelle“, l’Eni poteva ben muoversi da indipendente, cercando nuovi accordi e nuove alleanze commerciali per svincolare l’Italia dal ricatto commerciale straniero. La prima mossa: Mattei cercò allora il rapporto diretto con lo Scià di Persia ,ottenendo una concessione a condizioni particolarmente favorevoli per l’Iran, ma attirandosi in tal modo l’inimicizia del cartello delle sette sorelle. La seconda mossa fu la fondazione di un quotidiano, Il Giorno, terzo passo fu un’accurata selezione dei paesi interlocutori, stavolta scelti fra quelli più poveri, giocando la carta delle comuni difficoltà economiche, e della franchezza di rapporti. Rispetto alle nazionalità delle sette sorelle, inoltre, l’Eni rappresentava un paese non colonialista (o almeno non noto come tale) e la duttilità di Mattei in trattativa, insieme all’esperienza maturata ai tempi in cui era rappresentante gli consentiva di presentarsi con produttiva apertura negli stati del Medio Oriente cui offriva una prospettiva di rilancio e royalty (e condizioni giuridiche circa la proprietà dei suoli e dell’estratto) assai più interessanti di quelle delle sette sorelle. Comprendendo l’importanza sempre crescente dell’approvvigionamento energetico per lo sviluppo economico nazionale, a partire dal 1957, Mattei, parallelamente all’impegno per le risorse petrolifere, iniziò a considerare lo sviluppo dell’ENI verso l’energia nucleare.
Alla sua morte l’Italia era un paese in pieno miracolo economico, e l’opera di Mattei aveva dato una formidabile accelerazione allo sviluppo di un paese ancora contadino.

Post mortem
resti aereoInnanzitutto va detto che l’incidente di Bascapé impedì di perfezionare un accordo di produzione con l’Algeria, indubbiamente un legame in potenza contrastante con gli interessi delle sette sorelle.
Inoltre, alcune delle persone che ebbero a che fare con Mattei e con l’inchiesta sull’incidente morirono in circostanze misteriose.
Il caso più noto è certamente quello del giornalista Mauro De Mauro, il quale si era mostrato assai disponibile a fornire a Francesco Rosi, autore del noto film, materiale (probabilmente nastri magnetici audio) ritenuto di estremo interesse per la ricostruzione dei fatti che il regista andava raccogliendo come base documentale per la sceneggiatura. Pochissimo prima dell’incontro previsto con Rosi, De Mauro (che aveva lavorato anche a “Il Giorno“) scomparve nel nulla. Ufficialmente considerato un delitto di mafia, il caso De Mauro è riemerso in tempi recenti a seguito delle dichiarazioni di un pentito, Tommaso Buscetta, il quale lo poneva in collegamento con la morte di Mattei e suggeriva che anche l’incidente di Bascapé fosse stato un “favore” reso dalla mafia a ignoti, forse stranieri.
Per combinazione, la maggior parte degli investigatori che si occuparono della scomparsa di De Mauro, tanto della Polizia quanto dei Carabinieri, effettivamente morirono a loro volta assassinati dalla mafia; il più famoso fra loro era il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel frattempo divenuto prefetto di Palermo, e la stessa fine toccò al vicequestore Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile della stessa città.
Curiosamente, una delle ultime opere di Pier Paolo Pasolini fu un romanzo dal titolo “Petrolio“. Lo stesso Pasolini si interessò molto alla figura di Mattei, ma anche e soprattutto al mistero della sua morte. Ultima polemica sul manoscritto quella relativa al suo possesso da parte di Marcello Dell’Utri.

Sulla vicenda è stato girato il film “Il caso Mattei” di Francesco Rosi e sono stati scritti molti libri.

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