TwitterFacebookGoogle+

Accadde oggi: la rivolta di San Severo

23 marzo

1950 – I braccianti di San Severo, “città rossa” del foggiano, si lanciano contro le forze di polizia, urlando “Pane e lavoro!”. Al termine di un giorno convulso e drammatico, con numerosi feriti e una vittima sul selciato – Michele Di Nunzio, 33 anni – a sedare la rivolta arriva l’esercito. Carri armati occupano le vie principali della città. Nei giorni successivi vengono arrestate 180 persone, col pesantissimo capo d’accusa: insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Nei due anni che intercorrono tra l’arresto e la loro liberazione, i loro figli, circa 70 bambini, sono “adottati” da famiglie di lavoratori del centro-nord, in segno di solidarietà sociale e politica. (In fondo potrai vedere il filmato “I figli della rivolta” e ascoltare una canzone popolare sui fatti di San Severo)
A San Severo in quegli anni era diffusa e si respirava palpabilmente una profonda e inquieta aria di malessere. Il bracciante, quando pure riusciva a trovare un lavoro al mercato, riscuoteva una retribuzione giornaliera di appena 740 lire: salario assolutamente insufficiente a nutrire una famiglia, se si considera che un chilogrammo di pane costava allora 100 lire e uno di carne 900. E’ da notare, inoltre, che il 55% della campagna sanseverese era in mano a pochi e che i contadini poveri e i braccianti nullatenenti costituivano il 63% della popolazione attiva della città.
E’ in questo contesto che, durante uno sciopero della CGIL, scoppia una insurrezione popolare con posti diritorno blocco e barricate, che sarà duramente repressa. Gli arrestati, tra cui intere famiglie che dovranno lasciare soli i propri figli, verranno sottoposti a un lungo e combattuto processo, che vedrà protagonista Lelio Basso, difensore degli imputati. Dopo due lunghi anni, il 5 aprile 1952, gli imputati vengono assolti e rilasciati.
L’eccezionale movimento collettivo di accoglienza dei figli degli incarcerati di San Severo, è solo un tassello del più vasto movimento nazionale che già dal ’46 operava in Italia, organizzato dai partiti della sinistra e da organizzazioni femminili come l’UDI. Le famiglie emiliano romagnole, marchigiane e toscane, della rete dei comitati di Solidarietà Democratica accolsero come figli adottivi i più poveri bambini del Sud. Una grande esperienza di massa che portò, nei “treni della felicità”, circa 70.000 bambini a vivere l’adozione familiare dal 1946 al 1952.

 

Fonte

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.