TwitterFacebookGoogle+

Accadde oggi: l’abiura di Galileo

22 giugno1633 – Nel convento domenicano adiacente alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva, viene letta a un Galileo Galilei inginocchiato, la sentenza di condanna sottoscritta da sette inquisitori su dieci. Con questa sentenza il Sant’Uffizio incolpa Galileo di eresia per aver sostenuto la teoria eliocentrica di Copernico, lo condanna al carcere a vita e a recitare per tre anni una volta la settimana i salmi penitenziali e mette all’indice la sua opera “Dialogo sui due massimi sistemi del mondo“.
Subito dopo Galileo, per evitare anche la possibile condanna a morte, si trova costretto all’abiura.
Il dramma di Galileo aveva avuto inizio nel 1616, quando, dopo aver difeso in alcuni scritti la cosmologia eliocentrica di Copernico pubblicata nel lontano 1543 e sostenuto l’autonomia della scienza rispetto alla fede, subì un primo processo, al termine del quale il cardinale Bellarmino con un ingiunzione impose a Galileo di non trattare più la questione in futuro, né oralmente né per iscritto.
ma quando nel 1623 fu eletto Papa Urbano VIII, considerato un ingegno acuto, amante di scienza e attento alle esigenze del suo tempo, Galileo fu indotto a sperare in un benevolo atteggiamento del nuovo pontefice verso la sua persona e i suoi studi nonché verso la moderna scienza.
Sul finire del 1623 Galilei diede alle stampe un volume intitolato Il Saggiatore, con dedica al nuovo pontefice. In quest’opera lo scienziato, trattando del moto delle comete e di altri corpi celesti, confermava indirettamente la validità della teoria copernicana. Inoltre sosteneva che la conoscenza progredisce sempre, senza mai assestarsi su posizioni dogmatiche. In altri termini l’uomo ha il diritto-dovere di ampliare la conoscenza senza mai aver la pretesa di pervenire alla verità assoluta. Questa posizione, secondo lo scienziato, non era per nulla in contrasto con la Fede.
Quando nel 1632 fu pubblicato “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo“, tolemaico e copernicano, nel quale Galileo dimostrava definitivamente la validità del sistema eliocentrico, le reazioni ostili non si fecero attendere. I nemici di Galileo intravidero nel Dialogo un attacco frontale al binomio teologia-filosofia che si riteneva fosse l’unica strada percorribile per l’accertamento della verità, considerando la scienza una via del tutto subordinata, asservita, cioè, alle discipline teoriche.
Nel mese di luglio del 1632, l’Inquisizione di Firenze diede ordine di ritirare tutte le copie in commercio del Dialogo. Urbano VIII, spinto dai gesuiti, nemici acerrimi dello scienziato, diede ordine di inviare copia del Dialogo al Sant’Uffizio per gli opportuni esami e di convocare Galileo a Roma presso l’Inquisizione.
L’accusa mossa a Galileo era che egli non si era limitato a trattare la teoria copernicana in termini puramente matematici, bensì l’aveva fatta propria, completamente.
Il 12 aprile del 1633 Galilei si presentò a Roma e fu arrestato; e si arrivò così al giudizio e alla condanna del 22 giugno.
Allo scienziato fu imposto un pubblico atto di abiura. Diversamente avrebbe dovuto subire tutte le pene riservate agli eretici. Galileo dovette piegarsi. Con l’atto di abiura si impegnava, altresì, a non divulgare più, in avvenire, le idee copernicane e a denunciare al Sant’Uffizio chiunque, in futuro, ne avesse tentato di riprendere la divulgazione.

SENTENZA DEL SANT’UFFIZIO

sentenza Galileo

ABIURA DI GALILEO

ABIURA GALILEO

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.