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Accadde oggi: muore Eugenio Montale

12 settembre1981 – Muore a Milano il poeta Eugenio Montale, un mese prima di compiere 85 anni. E’ unanimemente riconosciuto il più grande e significativo poeta italiano ed europeo del Novecento.
Tutta la sua vita di poeta e critico letterario e giornalista, si snoda tra la Liguria (Monterosso),Firenze nel periodo giovanile, e Milano dove passerà la sua piena maturità di intellettuale, collaboratore culturale del Corriere della sera.
Il poeta più trasognato e “dimesso” del novecento italiano, è anche stato il più carico di riconoscimenti ufficiali: lauree ad honorem (Milano ’61, Cambridge ’67, Roma ’74),nominato senatore a vita nel ’67 e premio Nobel nel ’75.
ossi_di_seppia1928Autodidatta, genovese di nascita, la sua prima raccolta di versi “Ossi di seppia” del 1925, è pubblicata da Piero Gobetti, intellettuale liberale, ucciso in seguito ad un agguato di squadre fasciste, sulla sua rivista “La rivoluzione liberale“.
È il momento dell’affermazione del fascismo, dal quale Montale prende subito le distanze sottoscrivendo nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce.
Montale vive questo periodo nella “reclusione” della provincia ligure, che gli ispira una visione claustrofobica e impotente della vita di cui non è tuttavia del tutto consapevole, almeno fino agli anni della maturità, nella nuova stagione dell’impegno civile neorealista. L’emarginazione sociale a cui era condannata la classe di appartenenza, colta e liberale, della famiglia, acuisce nel poeta la percezione del mondo, la capacità di penetrare nelle impressioni che sorgono dalla presenza dei paesaggi naturali: la solitudine genera il colloquio con le cose, quelle paesaggistiche della riviera ligure e quella lontana e suggestiva del suo orizzonte, il mare. Una natura “scarna, scabra, allucinante”, e un “mare fermentante” dal richiamo ipnotico, come solo quello mediterraneo abbacinato dal sole può suscitare.
Nel 1927 Montale giunge a Firenze e nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G. P. Vieusseux; ne sarà espulso nel 1938 dal fascismo, non avendo preso la tessera, e non aderirà mai al regime. Nel frattempo collabora alla rivista Solaria, frequenta i ritrovi letterari del caffè Le Giubbe Rosse conoscendovi Carlo Emilio Gadda e Elio Vittorini, e scrive per quasi tutte le nuove riviste letterarie che nascono e muoiono in quegli anni di incessante ricerca poetica. Sulla seconda guerra mondiale Montale scrive testi straordinari : “La bufera”, soprattutto nella sezione Finis terrae.
Forte è l’intreccio tra tra Poesia e Moralità “…la poesia del resto , è una delle tante possibili positività della vita. Non credo che un poeta stia più in alto di un altro uomo che veramente esista…” Il poeta non è obbligato all’impegno politico, ma a quello morale.
La più difficile delle virtù è la “decenza quotidiana”.
Nel pieno del dibattito civile del secondo dopoguerra, sulla necessità dell’impegno politico ,“éngagément” degli intellettuali, Montale continuò a considerare la poesia come ”la presa di posizione verso l’umanità intera, verso il mondo”. Da nuove generazioni di intellettuali e poeti Montale fu criticato, in particolare da Pasolini che gli rimproverava di essere tiepido nel suo impegno civile. La risposta data indirettamente, ma chiaramente, di Montale fu, antideologica, sia in una famosa intervista radifonica, l’intervista sulla Poesia, sia in testi scritti.
Da questo punto di vista restano straordinariamente attuali e profonde le sue considerazioni sul Concordato Stato-Chiesa ”Il concordato, e i suoi annessi, mi fa ricordare quei fossili che si tengono sottovetro per paura che vadano in pezzi. Lasciamo morire questo anacronistico istituto nato in tempi in cui lo Stato rinunziò a se stesso per poter sopravvivere… Apriamo la vita a un nuovo e civile modus vivendi… Facciamo che l’Italia sia un paese di piena libertà religiosa”.
A testimonianza forse del fatto che il compito della poesia non è mai stato quello di dare risposte, ma di essere la ricerca della ragione di vivere, la poesia di Montale assume dunque il valore di testimonianza e un preciso significato morale. Montale esalta lo stoicismo etico di chi compie in qualsiasi situazione storica e politica il proprio dovere: «L’argomento della mia poesia (…) è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio» in “Confessioni di scrittori (Intervista con se stessi)“, Milano 1976.

 

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