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Accadde oggi: muore Fabrizio De Andre’

11 gennaio

1999 – Muore a Milano Fabrizio De André, uno dei capisaldi della canzone d’autore italiana. Ha stravolto i canoni della canzone con le sue ballate, sempre sospese tra mito e realtà, e ha sfidato gli arroganti di ogni tempo con il linguaggio sferzante dell’ironia.
Nel suo mirino, sono finiti i “benpensanti”, i farisei, i boia, i giudici forcaioli, i re cialtroni di ogni tempo. Il suo, in definitiva, e’ un disperato messaggio di liberta’ e di riscatto contro l’arroganza del potere. (In fondo potrai ascoltare due canzoni di De André “Un blasfemo” e “Il testamento di Tito)
Ai suoi funerali partecipò una gran folla commossa e affettuosa che voleva essere vicina ad un artista, amatissimo da due generazioni, che aveva cantato il mondo degli emarginati con malinconica vena poetica.
« Io ho avuto per la prima volta il sospetto che quel funerale, di quel tipo, con quell’emozione, con quella partecipazione di tutti non l’avrei mai avuto e a lui l’avrei detto. Gli avrei detto: «Guarda che ho avuto invidia, per la prima volta, di un funerale». » dichiarò Paolo Villaggio, suo amico d’infanzia e scrittore di alcuni testi delle sue canzoni.
1968_tutti_morimmo_lp_bell_a2In quasi 40 anni di attività artistica, De André ha inciso tredici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi ripubblicate in varie antologie. Di estrazione borghese, iscritto alla Scuola dei Gesuiti, fu oggetto di molestie sessuali. L’episodio denunciato pubblicamente dalla famiglia, costò l’espulsione a De André, ma anche l’allontanamento del gesuita dalla scuola. I suoi studi proseguirono lontano dalla musica poi, successivamente ad un primo e problematico approccio, determinato dalla decisione dei genitori di avviarlo allo studio del violino, il folgorante incontro con la musica avvenne con l’ascolto di Brassens, del quale De André tradurrà alcune canzoni, inserendole nei primi album.
La passione, poi, aveva preso corpo anche grazie all’assidua frequentazione degli amici Tenco, Bindi, Paoli ed altri, con cui iniziò a suonare e cantare nel locale “La borsa di Arlecchino“.
« Lessi Croce, l’Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti, dopo i diciotto chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io, poeta vero non lo ero. Cretino nemmeno. Ho scelto la via di mezzo: cantante ».
PALP34_buona_nov_img_f2Fortunatamente, giunse inaspettato il successo de “La canzone di Marinella“, interpretata da Mina. Nel1961 la Karim pubblica il suo primo 45 giri. Negli anni successivi De André andò affermandosi sempre più come personaggio riservato e musicista colto, abile nel condensare nelle proprie opere varie tendenze ed ispirazioni: le atmosfere degli storici cantautori francesi, tematiche sociali trattate sia con crudezza sia con metafore poetiche, tradizioni musicali di alcune regioni italiane e mediterranee, sonorità di ampio respiro internazionale e l’utilizzo di un linguaggio inconfondibile e, al tempo stesso, quasi sempre semplice per essere alla portata di tutti. In questo periodo uscirono i suoi primi 33 giri.
Gli anni fra il 1968 ed il 1973 furono fra i più proficui per l’autore, che iniziò la serie dei concept con “Tutti morimmo a stento“. Seguì “La buona novella“, un album importante, che interpretava il pensiero cristiano alla luce di alcuni Vangeli apocrifi (in particolare, come riportato nelle note di copertina, dal Protovangelo di Giacomo e dal Vangelo arabo dell’infanzia), sottolineando l’aspetto umano della figura di Gesù, in forte contrapposizione con la dottrina di sacralità e verità assoluta, che il cantautore sosteneva essere inventata dalla Chiesa al solo scopo di esercizio del potere.
FDA_non_al_denaro_lm_f2Tradusse e arrangiò in musica alcune poesie della “Antologia di Spoon River“, opera poetica di Edgar Lee Masters. Strinse un’amicizia artistica e personale con Fernanda Pivano, che aveva traghettato in Italia la cultura beat, e che aveva tradotto l’Antologia sepolcrale da cui traeva ispirazione l’album. Per rimuovere l’ostacolo della ritrosia del cantautore a concedere interviste, la Pivano nascose sotto un divano un registratore e trascrisse interamente la lunga conversazione che i due fecero su Spoon River e sulle canzoni dell’album. De André accettò con simpatia il “raggiro”. La timidezza fu un problema ricorrente nel cantautore che con difficoltà si esibiva dal vivo. Nel 1997, Fernanda Pivano consegnò a Fabrizio De André il Premio Tenco, mettendo in imbarazzo il cantante parlando di lui come “il più grande poeta in assoluto degli ultimi cinquant’anni in Italia“, “quel dolce menestrello che per primo ci ha fatto le sue proposte di pacifismo, di non violenza, di anticonformismo“, aggiungendo che “sempre di più sarebbe necessario che, invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano, si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio americano“.
1984Creuza1_2Nel 1984 esce “Creuza de mä“, disco dedicato alla realtà mediterranea e per questo cantato interamente in lingua genovese, con l’importante collaborazione di Mauro Pagani, curatore delle musiche e degli arrangiamenti. Questo disco segna uno spartiacque nella carriera del cantautore: dopo questo album, Fabrizio esprime la volontà di non cantare più in italiano. ma di concentrarsi esclusivamente sul genovese. A partire da Creuza de mä De André si concentra in particolar modo sulle minoranze linguistiche; Creuza de mä è oggi considerato di fatto una pietra angolare dell’allora nascente world music, nonché un caposaldo della musica etnica tutta. Ma Creuza de mä è anche l’album che libera De André dalle impostazioni vocali ereditate dalla tradizione degli chansonniers francesi, che erano stati punti di riferimento, e che gli garantisce la libertà di espressione tonale al di fuori di quei dettami stilistici che aveva assorbito da Brassens e da Brel.
De André morì all’Istituto dei tumori di Milano, dove era stato ricoverato con l’aggravarsi della malattia, si fece cremare, e fu salutato da una folla di estimatori, amici, esponenti della cultura a Genova, sua città.

 

 

Fonte

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