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Accadde oggi: muore Giuliano l’Apostata

26 giugno363 – Flavio Claudio Giuliano, augusto imperatore, muore a Maranga in Mesopotamia durante un vittorioso contrattacco, colpito da una lancia persiana (o forse di un sicario cristiano) a soli 32 anni. Probabilmente non è vero che sia stato assassinato da mano cristiana, ma i cristiani spudoratamente si vantarono del tradimento e dell’intervento divino contro il glorioso ed ottimo imperatore. Una leggenda nata successivamente in campo cristiano vuole che il suo uccisore sia stato San Mercurio, per l’occasione sceso in terra sotto forma di guerriero, a seguito di una preghiera di Basilio Magno, nominato poi vescovo di Cesarea, che combattè l’arianesimo e difese l’ortodossia cristiana anche contro l’imperatore Giuliano.
Flavio Claudio Giuliano, figlio minore di Giulio Costanzo (fratellastro dell’imperatore Costantino I il Grande),nacque a Costantinopoli nel 331. Nel 337 la sua famiglia fu sterminata dal cugino Costanzo che sedeva sul trono imperiale a Costantinopoli. Dal massacro si salvò solo Giuliano, perché ritenuto troppo piccolo e suo fratello Gallo, perché afflitto da una malattia che sembrava non dovergli lasciare scampo. Cresciuto in ambiente cristiano e battezzato al Cristianesimo, fu però accuratamente educato dal suo pedagogo, l’eunuco Mardonio, al culto ed all’ammirazione dell’ellenismo. Avvenne così che, imbevutosi di tradizioni pagane negli studi compiuti a Costantinopoli, Atene, Milano e attratto dal misticismo neoplatonico, per l’influsso specialmente di Libanio, si iniziò al culto di Mitra. Nel 351, ad Efeso, addirittura abiurò la fede cristiana, una fede che in realtà non aveva mai avuto, e rinnegò il cristianesimo dal quale non era stato mai attratto e del quale non aveva mai intimamente fatto parte. Per questo motivo più tardi gli venne dato da il soprannome di Apostata, un appellativo che voleva essere un’ingiuria e con il quale oggi è conosciuto.
In ogni modo, appena gli fu possibile, Giuliano diventò il più fiero avversario di quella religione che egli vedeva come una mina per l’impero e per tutto il mondo ellenico … non fu questo, però, che lo rese più grande o lo diminuì del suo valore di uomo, filosofo, letterato e imperatore.
Egli fu indubbiamente uno dei rari casi nei quali un filosofo e pensatore si dimostra uomo d’azione di straordinaria potenza. Il fedele storico Ammiano Marcellino, che bene lo conosceva per essere stato al suo seguito, dice di lui: “… tanto splendette da essere giudicato per la sua prudenza un nuovo Tito, eguale a Traiano per i successi in guerra, clemente come Antonino e, nelle indagini astruse della mente, paragonabile a Marco Aurelio“. Secoli dopo Voltaire, un filosofo che metteva al primo posto la ragione, così diceva di Giuliano nel suo Dizionario Filosofico: “Due o tre autori mercenari o fanatici , parlano del barbaro ed effeminato Costantino come di un Dio, e trattano come uno scellerato il giusto, il saggio, il grande Giuliano (….) Giuliano è sobrio, casto, disinteressato, valoroso, clemente; ma non era cristiano ed è stato considerato per molto tempo un mostro (….) si è costretti a convenire che Giuliano aveva tutte le qualità di Traiano, tranne quel gusto particolare che è stato così a lungo perdonato ai Greci e ai Romani; tutte le virtù di Catone, ma non la sua ostinazione e il suo malumore; tutto ciò che fu ammirato in Giulio Cesare e nessuno dei suoi vizi; egli ebbe la continenza di Scipione. Infine, fu in tutto uguale a Marco Aurelio, il primo degli uomini“.
Giuliano ebbe solo 8 anni di vita pubblica, prima 6 anni come “Cesare” in Gallia e fu quando esordì salvando la Gallia da una invasione di Germani, poi fu per 2 anni l‘ultimo “Augusto” Imperatore politeista. Restaurò la tradizionale politica romana di tolleranza universale verso tutte le religioni monoteiste e politeiste provando a farla accettare ai cristiani (che da pochi anni si erano impadroniti di quasi ogni carica e potere),ma invano, perché i cristiani rimasero aggressivamente insofferenti di ogni libertà. Tentò di restaurare l’antica civiltà senza violenza né martirii in nome della ragione e della morale ed aborrendo le conversioni forzate.
La notizia della morte di Giuliano provocò gioia tra i cristiani. Gregorio l’annunciò trionfante: «Udite, popoli! […] fu estinto il tiranno […] il dragone, l’Apostata, il Grande Intelletto, l’Assiro, il comune nemico e abominio dell’universo, la furia che molto gavazzò e minacciò sulla terra, molto contro il Cielo operò con la lingua e con la mano».
I cristiani, oltre a rovesciare altari e a distruggere templi, cominciarono la demolizione della figura di Giuliano: le orazioni di Gregorio sono ammirevoli per vigore polemico ma deprecabili per la parzialità dei loro assunti nelle quali, tra l’altro, lo accusa di segreti sacrifici umani. Si formò la nota leggenda secondo la quale Giuliano, in punto di morte, avrebbe riconosciuto la vittoria di Cristo con la frase famosa «Hai vinto, Galileo!» e gli furono attribuiti atti crudeli e persecuzioni inesistenti.
Quello di Giuliano fu l’ultimo tentativo di opporsi alla “crescita” della Chiesa di Roma; gli imperatori che gli succedettero furono tutti cristiani.
E si giunse a Teodosio I che appena nominato imperatore d’Oriente emana, insieme all’imperatore d’Occidente Graziano, il famoso editto di Tessalonica o “De fide Catholica” in base al quale la religione cattolica di Roma diviene religione di stato.

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