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Accadde oggi: muore Italo Calvino

19 settembre1985 – Muore all’ospedale di Siena Italo Calvino, intellettuale di grande impegno civile e culturale. Con la sua decisa razionalità e la sua raffinata ironia, senza mai rinunciare ad una spiccata formazione laica, fu uomo che seppe cogliere le novità, non solamente culturali del suo tempo.
« Forse è arrivato il momento di ammettere che il tarocco numero uno è il solo che rappresenta onestamente quello che sono riuscito ad essere: un giocoliere o illusionista che dispone sul suo banco da fiera un certo numero di figure e spostandole, connettendole e scambiandole ottiene un certo numero di effetti. »

Di origine ligure (San Remo),figlio di due botanici, nasce a Santiago de Las Vegas a Cuba, dove i genitori curavano un orto botanico.
Il suo legame con Cuba non verrà mai meno; fu amico personale di Che Guevara al quale poi dedicò alcune pagine dopo la morte in Bolivia, pubblicate sul numero speciale dedicato al Che della rivista cubana Casa de Las Americas. Il legame con gli intellettuali cubani restò sempre forte. La famiglia rientrò in Italia dopo un devastante uragano che spazzò via l’abitazione e il giardino botanico in cui viveva.
Il primo vero contatto con la cultura fascista è vissuto da Calvino negli anni tra il 1929 ed il 1933, quando deve diventare balilla, obbligo scolastico esteso anche alle scuole valdesi che frequentava. La famiglia Calvino non ha una fede religiosa, e per quei tempi manifestare un certo atteggiamento agnostico comportava almeno l’appellativo di “anticonformisti“. Calvino manterrà poi questo tratto della sua formazione nella sua opera di narratore e di uomo di cultura, educato alla tolleranza e della diversità, al costante confronto con le ragioni dell’”altro“.
Nel 1943 interrompe gli studi per non essere costretto ad arruolarsi nell’esercito della R.S.I., ed entra come partigiano nelle Brigate Garibaldi.
« Avevamo vent’anni oltre il ponte
oltre il ponte che è in mano nemica
vedevamo l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte
tutto il male avevamo di fronte
tutto il bene avevamo nel cuore
a vent’anni la vita è oltre il ponte
oltre il fuoco comincia l’amore
»
Calvino ricorderà l’esperienza nel racconto “Ricordo di una battaglia“, scritto nel 1974. Il suo nome da partigiano era “Santiago“, dal paesino dove egli era nato, e il suo romanzo d’esordio “Il sentiero dei nidi di ragno” avrà come protagonista una banda partigiana cui si accosta un adolescente. Calvino disse che tutta la sua generazione sentiva ”l’urgenza, la necessità” di narrare l’esperienza della guerra partigiana e l’impegno civile di quegli anni.
calvino-by-pericoliDopo la Liberazione, mentre la sua inclinazione anarchica e libertaria non affievolisce, elabora un’ampia e complessa visione del mondo, e sente forte l’esigenza di lottare per la dignità umana, i diritti, la libertà. Con questo spirito aderisce al P.C.I. e ne diviene attivista, con interventi di carattere politico e sociale, su quotidiani e periodici culturali, oltre che nelle sedi istituzionali del partito. Sono del ’53 gli articoli entusiastici, e quasi fiabeschi, apparsi su L’Unità dedicati ai fratelli Cervi, agli orfani, al padre Alcide e alla casa della famiglia, ora Museo Cervi. Sulle orme di Calvino, anche Calamandrei aveva visitato la casa, e aveva tenuto un discorso in onore del “vecchio contadino emiliano” al Teatro Eliseo a Roma, nel ’54, proprio il giorno in cui al Quirinale egli veniva ricevuto dal Presidente della Repubblica, Einaudi. Le fondamenta del “mito” dei Fratelli Cervi come Epos resistenziale furono gettate proprio dagli articoli di Calvino, chiosati da Calamandrei. (il Sole 24ore – 18 aprile 2010 – Italo, Alcide e il mito).
Ma la disillusione politica è però grande quando l’armata rossa invade l’Ungheria. Con i fatti di Poznan e Budapest matura, nel 1956, in Calvino la decisione di lasciare il partito, insieme ad altri importanti intellettuali tra cui A.Giolitti.
Amico di Vittorini e suo collaboratore editoriale, nel ’47 inizia la collaborazione con l’Einaudi, curandone l’ufficio stampa. Il rapporto con la casa editrice sarà centrale nelle attività di Calvino, anche se talvolta intermittente ma ricco di incarichi sempre diversi e via via più importanti. Durerà fino al 1961, momento in cui si trasformerà in “consulenza editoriale esterna“.
calvinoTra il 1957 e il 1958 si venne a creare quell’articolato connubio di poesie e musica che fu il Cantacronache, cui Calvino partecipò scrivendo i testi di alcune delle più famose canzoni (Dove vola l’avvoltoio?, Oltre il ponte, Sul verde fiume Po, Canzone triste).
Nel 1979 inizia la sua collaborazione con il giornale “La Repubblica” e chiuderà quasi completamente il suoi interventi di carattere politico e sociale con l’amaro articolo “L’apologo sull’onestà nel paese dei corrotti“, pubblicato l’anno successivo sul quotidiano diretto da Eugenio Scalfari, suo amico personale e compagno di scuola.
Calvino dopo l’esordio neorealistico ha distribuito la propria narrativa secondo due tendenze principali, non disgiunte, anzi complementari: la rappresentazione di realtà sociali e politiche contemporanee, che erano un’occasione diretta di impegno civile (52-58) (“La speculazione edilizia“, “La nuvola di smog” fino a “La giornata di uno scrutatore“, ambientata nel Cottolengo di Torino, appunto in giornata elettorale),e quella che attingeva al fantastico. Utilizzando liberamente i motivi della tradizione letteraria, Calvino costruisce favole d’attualità e apologhi filosofico-allegorici sulla condizione umana, come nel ciclo “I nostri antenati” (52-59).
Poi la dichiarata apertura alle avanguardie internazionali e alle Scienze naturali, ai viaggi nello spazio. “Le cosmicomiche” e “Ti con zero” sono opere di sofisticata fantascienza. L’interesse per le scienze dell’uomo: semiotica, linguistica, cibernetica hanno via via spostato la narrativa di Calvino verso i giochi combinatori, le strutture e i meccanismi della letteratura: “Se una notte d’inverno un viaggiatore” e “Il castello dei destini incrociati“. E sempre, costante l’interesse per la favola popolare, l’etnografia, con la raccola di “Fiabe popolari italiane” e la crezione di un personaggio come Marcovaldo, operaio, candido acchiappa-nuvole, ricercatore testardo e improvvido della Natura (boschi, pesci, uccelli e ruscelli) in un ambiente urbano ormai desolantemente inquinato e avvelenato.

Nelle immagini Calvino visto da Tullio Pericoli

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