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Accadde oggi: muore la sindacalista Gemma Perchi

22 gennaio

1957 – Muore a Jesi Gemma Perchi, una delle prime Donne a presiedere una Camera del Lavoro dopo la Settimana Rossa del 1914. Operaia e sindacalista, repubblicana e pacifista, nelle filande e con le setaiole iniziò e diresse una durissima battaglia sindacale per i diritti delle lavoratrici, fino a ottenere le otto ore lavorative giornaliere dopo dieci anni di rivendicazioni. Una delle protagoniste della Storia delle Donne e del ’900.
(In fondo potrai ascoltare la canzone popolare “Povre Filandere)
foto_perchi02Era nata nel 1873, quindi in situazione di estrema difficoltà per l’alfabetizzazione delle bambine e la loro possibilità di lavorare, si battè moltissimo, nella sua azione sociale e politica per la costituzione di scuole nelle quali poter mandare i figli delle operaie. Fu perseguitata durante il fascismo.
Fu una delle prime donne – se non la prima – a presiedere una Camera del Lavoro, in cui ebbe un ruolo importante nella commissione esecutiva e nella segreteria, dopo la Settimana Rossa del 1914 e durante la Prima guerra mondiale.
filandeL’industria della seta è stata per molti anni tra le più importanti economicamente di Jesi e delle Marche, costruita in buona misura sulle fatiche e i sacrifici soprattutto delle donne che, nel settore, rappresentavano il novanta per cento della forza del lavoro e che operavano in condizioni di estrema durezza. Nei primi tempi le giornate lavorative erano di quattordici ore, poi ridotte in forza delle agitazioni. Tra gli scioperi “più notevoli” del 1899, la statistica governativa segnalava quello delle filandaie di Jesi (965 persone tra donne, uomini e fanciulle). filande2Al termine dei dieci giorni di lotta riuscirono ad ottenere una lieve diminuzione d’orario: da 12 a 11 ore. Sei anni dopo furono le filandaie jesine, fu la loro compattezza, a dettare le condizioni ai “padroni”. Le cronache del tempo raccontano delle filandaie jesine che, dopo essersi riunite in assemblea sul piazzale del Mulino di sopra sottoposero a «tutti i padroni e conduttori di filande», un progetto di Regolamento, «da approvare entro otto giorni», in cui, tra l’altro, si chiedevano le dieci ore lavorative al giorno, e il pagamento delle ore straordinarie e festive con una maggiorazione del 50 per cento. Uno sciopero “storico”, durato ben quarantacinque giorni. La Perchi fu al centro delle lotte. Setaiola della filanda Grilli, nel 1905 entrò a far parte del comitato di agitazione delle filandaie, poi inserita fra i probiviri per l’industria serica, «una carica – è stato scritto – che non ha uguali fra le marchigiane del tempo». Quale rappresentante della Lega filandaie e del Comitato amministratore della Cassa Nazionale di Maternità, fece parte dell’esecutivo della Camera del Lavoro di Jesi.
Dopo la Settimana Rossa, i maggiori sindacalisti jesini, furono costretti a riparare in Svizzera; la Perchi venne chiamata a ricoprire il ruolo di segretaria, incarico che svolse fino a che, a seguito della revoca del mandato di cattura, poterono rientrare a Jesi.
Gemma Perchi tornò a reggere la segreteria della Camera del Lavoro durante la prima guerra mondiale, in sostituzione del segretario, chiamato alle armi. Essendo però una donna, le fu affiancato un uomo; siamo ancora in periodo di “ lenta emancipazione”: le Donne sono comunque considerate “in uno stato di minorità”.
sedarol2La Perchi, repubblicana, era sempre alla testa delle agitazioni delle setaiole: contro la guerra, contro il caro viveri e anche nei cosiddetti “scioperi di solidarietà”, a sostegno delle rivendicazioni di altre categorie. Nel 1918, grazie ad una delle agitazioni guidate dalla Perchi, le filandaie di Jesi e Cupramontana, uniche in tutta Italia, ottenevano finalmente le nove ore di lavoro giornaliere.
Nell’estate dello stesso anno ci fu un duro scontro tra setaiole e filandieri: alla richiesta delle prime, mirante ad ottenere un aumento delle paghe, i secondi contrapposero aumenti articolati che non avevano convinto le setaiole. Energica e precisa la risposta della Perchi, che concludeva così un suo manifesto: «I signori filandieri vorrebbero tornare alle dieci ore di lavoro! Ma noi rispondiamo tanto ora che per l’avvenire giammai! Anzi, fin da questo momento facciamo il proposito che a guerra finita vogliamo come massimo otto ore di lavoro». Ci riuscirono l’anno dopo: tra le prime in Italia, le filandaie jesine, videro ridotta la loro giornata lavorativa ad otto ore, con decorrenza dal 1° maggio 1919.
Gemma Perchi subì persecuzioni durante il fascismo, nel 1923 fu tra i quattordici sovversivi jesini fermati a seguito dell’arresto di Bordiga.

 

Fonte

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