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Accadde oggi: muore Salvador Allende

11 settembre1973 – Salvador Allende, Presidente del Cile, muore suicida nel Palazzo del Governo, cercando di resistere al colpo di stato organizzato dal generale Augusto Pinochet, che diverrà poi feroce dittatore del paese. Allende fu il primo Presidente marxista, democraticamente eletto nelle Americhe.
Allende fu Presidente del Cile dal 3 novembre 1970 fino alla destituzione violenta a seguito di un colpo di stato militare appoggiato dagli USA, avvenuta l’11 settembre 1973, giorno della sua morte.
Laureatosi in medicina all’Universidad de Chile, ne fu allontanato e venne inquisito per motivi politici alla fine degli studi. La sua formazione giovanile fu influenzata da un anarchico italiano, calzolaio, emigrato da Torino. Dopo gli studi, esercitò dapprima la professione di medico, fu massone e da marxista criticò aspramente il sistema capitalista. Probabilmente già durante gli studi universitari si avvicinò al nascente Partito Socialista Cileno, del quale sarebbe molto presto divenuto cofondatore e principale leader. Nel 1933 partecipò alla fondazione del partito socialista cileno. Successivamente fu eletto deputato del parlamento cileno; quindi nel 1943 venne scelto come segretario del partito socialista e ricoprì la carica di ministro della sanità; infine nel 1945 divenne senatore. Nel 1970 ottenne la vittoria elettorale come candidato “marxista” alla nomina a presidente della repubblica del Cile, quindi presiedette un governo di coalizione. Eletto presidente, Allende dichiarò la sua intenzione di promuovere riforme socialiste, la cosiddetta “via cilena al socialismo“, che prevedeva radicali misure: riforma agraria, aumento dei salari, nazionalizzazione coatta del rame senza alcun indennizzo. I suoi avversari politici lo accusarono di voler convertire il Cile in un regime comunista, ma Allende respinse queste insinuazioni e accuse.
La sua vittoria e il suo governo suscitarono gli entusiasmi e l’interesse dei movimenti politici occidentali per la novità importantissima di un governo a tendenze socialiste in America Latina. Infine nel 1973, un “golpe” organizzato dall’esercito causò la sua morte in circostanze drammatiche nel palazzo presidenziale a Santiago del Cile.
Le accuse, di instaurare un regime comunista però, trovavano allarmata attenzione presso gli Stati Uniti, che manifestarono di considerare pericolosa la sua crescita politica, ovviamente non solo per motivi legati all’ideologia, stanti gli enormi interessi economici americani in quell’area. Da ricordare il lungo sciopero dei camionisti che paralizzò il paese e sui cui pare essere stato decisivo l’intervento dei Servizi Americani. Documenti recentemente declassificati del governo USA hanno confermato che precisi ed inequivocabili ordini erano stati diramati agli agenti della CIA per prevenire l’elezione di Allende alla presidenza o, ove ciò non si fosse potuto impedire, per creare condizioni favorevoli per un golpe.
Terribili le persecuzioni politiche dei democratici e degli oppositori cileni dopo il golpe di Pinochet: molti furono trucidati nelle ore immediatamente seguenti al golpe, ammassati nello stadio della città, altri furono gettati in galera e di loro non si seppe più nulla, torturati, spariti. Altri riuscirono ad espatriare. Il regime durò a lungo, violando le libertà costituzionali e i diritti umani, violando ogni libertà associativa, perseguitando le organizzazioni della Sinistra cilena. Le stime parlano di 3000 vittime. Il dittatore rimase a lungo a capo del paese, imponendo politiche economiche opposte all’indirizzo di Allende. Gli USA offrirono al Cile di Pinochet un aiuto esorbitante in dollari, l’economia si riprese, ma il dittatore non pare avere avuto un ruolo per la ripresa dell’economia cilena negli anni 90. Pinochet, dopo la sua lunga carriera di politico e militare fu arresto a Londra nel 2002 per violazione dei diritti umani, ma fu rilasciato e ritornò in Cile, con il beneficio di un ottima pensione di Stato, in qualità di senatore.

Compañero Presidente di Angel Parra
Un buen día decidiste
caminar junto a tu pueblo,
conocerlo y respetarlo,

y representarlo entero.
En cuántos años de lucha,
de consecuencia y desvelo
recorriste palmo a palmo

desde Arica hasta el Estrecho.
Siempre quisieron quebrarte
con calumnias y atropellos,
y tú caminabas firme

junto a las filas del pueblo.
El año setenta justo

sacaste un blanco pañuelo
que iluminó nuestra patria,
fue en la Alameda, recuerdo.
Entregaste a la mujer,
al niño, al trabajador,
un ancho y largo camino
por un mañana mejor.

Pero ya desde las sombras
se ocultaba el asesino:
te querían de rodillas
y no con el talle erguido.

El once muy de mañana
sabiendo lo que pasaba
fuiste el primero en la lucha

con corazón y metralla.
Déjame hacerte un poema,
bienamado Salvador,
déjame gritar tu nombre

desde el Cuzco hasta Bankog.
La historia no se detiene
ni con represión ni muerte;
son tus últimas palabras,
compañero presidente.

 

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