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Accadde oggi: nasce Albert Schweitzer

14 gennaio

1875 – Nasce a Gunsbach, in Alta Alsazia, Albert Schweitzer, organista, teologo, medico e missionario luterano; ha organizzato uno dei primi ospedali in Africa (Gabon) dotato di camera operatoria e laboratorio.
E’ stato un pensatore che ha posto al centro del suo pensiero e della sua azione umanitaria, il tema della pace e del rispetto di tutti gli uomini e dell’ambiente. Premio Nobel per la Pace nel ‘52.
«Da questa chiesa aperta ai due culti ho ricavato un alto insegnamento per la vita: la conciliazione […] Le differenze tra le Chiese sono destinate a scomparire. Già da bambino mi sembrava bello che nel nostro paese cattolici e protestanti celebrassero le loro feste nello stesso tempio». (Dalla mia infanzia e adolescenza)
(In fondo potrai vedere due brevi filmati: nel primo Schweitzer nel suo ospedale in Africa, nel secondo Schweitzer suona all’organo della sua città di origine un preludio di Bach)
Nacque in quella zona dell’Alsazia del Sud appartenente al dipartimento dell’Alto Reno, in un piccolo villaggio.
La chiesa ove predicava il padre, pastore luterano, era luogo di culto comune a due paesi, francese e tedesco e a due confessioni religiose, cattolica e protestante. Ancora oggi le celebrazioni si suddividono fra riti in francese, riti in tedesco e riti bilingui.
Albert_SchweitzerOttimo musicista e musicologo, nel 1904, dopo aver letto un bollettino della società missionaria di Parigi che lamentava la mancanza di personale specializzato per svolgere il lavoro di una missione in Gabon, zona settentrionale dell’allora Congo, Albert sentì che era giunto il momento di dare il proprio contributo e, un anno dopo, all’età di trent’anni, si iscrisse a Medicina, per specializzarsi in malattie tropicali. Sentì il richiamo-vocazione a spendere la sua vita a servizio dell’umanità più debole. Schweitzer voleva come sua destinazione, una volta ottenuta la laurea in medicina, Lambaréné, una città del Gabon occidentale, allora una provincia dell’Africa equatoriale francese, di cui l’anno prima aveva letto un articolo sulla drammatica situazione delle popolazioni africane afflitte da lebbra e malattia del sonno, bisognose di un’assistenza medica.
Imbarcatosi a Bordeaux giunse sulla collina di Andendè, insediata dalla missione evangelica parigina di Lambaréné, dove accolto dagli indigeni appronta alla meglio il suo ambulatorio ricavato da un vecchio pollaio, con una rudimentale ma efficace camera operatoria, cui venne attribuito il suo stesso nome: Ospedale Schweitzer. Ad accompagnarlo in questa sua avventura è una giovane donna, di origine ebrea, che di Schweitzer sarebbe diventata la moglie e la compagna di vita: Hélène Bresslau, infermiera.
Cominciano ben presto ad arrivare ogni giorno almeno una quarantina di pazienti. Albert ed Helene si trovano di fronte malattie di ogni genere legate alla malnutrizione, così come alla mancanza di cure e medicinali: elefantiasi, malaria, dissenteria, tubercolosi, tumori, malattia del sonno, malattie mentali, lebbra. Per i lebbrosi, molto più tardi, nel 1953, coi proventi del Nobel per la Pace, costruirà il Village Lumiere.
schweitzerI suoi inizi nel cuore dell’Africa furono assai difficili: oltre a dover lottare contro la natura che lo circondava, piogge torrenziali, animali feroci come serpenti e coccodrilli, dovette affrontare la diffidenza degli indigeni prima, e poi la loro ignoranza. Non fu facile avvicinare gli ammalati che si fidavano solo dei loro stregoni (con cui in seguito sviluppò un rapporto di amicizia); le cure del medico bianco non erano da principio ben accolte. La prima operazione di Schweitzer, su un trentenne nero, colpito da un’ernia che gli stava andando in peritonite, si svolse infatti in un clima surreale. Una volta che il paziente era stato sedato, Schweitzer, nel silenzio della popolazione nera che seguiva l’operazione, era conscio che se avesse provocato la morte di quell’uomo anche la sua sorte sarebbe stata compromessa. L’operazione, la prima di una lunghissima serie, andò a buon fine. Poi, quando gli indigeni si riversarono a frotte nelle sue baracche per farsi curare, non seguivano le istruzioni del medico bianco, a volte le pomate che dovevano essere usate per la cura della pelle venivano mangiate, altre volte ingoiavano in una volta sola un intero flacone di medicinale. Non era facile trattare con essi, non era facile farsi capire, ma Schweitzer non si diede mai per vinto. Costruì a poco a poco un villaggio indigeno, i malati vi giungevano da ogni parte, spesso con le loro famiglie e tutti venivano ugualmente accolti, le loro usanze rispettate e così le loro credenze. A questo proposito si racconta « Ogni paziente continua ad essere accompagnato dai parenti e dai figli e spesso anche dalle anatre ».
Nel 1914 Hélène e Albert Schweitzer furono messi agli arresti domiciliari a causa della loro nazionalità tedesca. Il giorno in cui ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale, i coniugi Schweitzer vennero dichiarati prigionieri di guerra dai francesi, come cittadini tedeschi che lavoravano in territorio francese. Non potevano comunicare con la gente né accogliere i malati. Più tardi i francesi li espulsero dall’Africa spedendoli in un campo di lavoro nel sud della Francia.
Tornarono in Africa alla fine della guerra. Albert dedicò i mesi successivi alla ricostruzione dell’ospedale, tanto che nell’autunno del 1925 l’ospedale poté già accogliere 150 malati e i loro accompagnatori. Alla fine dell’anno l’ospedale operava a pieno ritmo, ma un’epidemia di dissenteria obbligò il suo fondatore a trasferirlo in una zona più ampia, tanto da doverlo costruire per la terza volta.
1466-1Dopo la seconda guerra mondiale, i disagi e i pericoli mostrati dalla guerra gli fecero maturare l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi costituiti dagli esperimenti atomici e dalle radiazioni nucleari. Legato dalla profonda amicizia con Albert Einstein e con un èlite di ricercatori egli denunciò l’incombente minaccia rappresentata dagli esperimenti atomici attraverso ‘’tre richiami’’ trasmessi da Radio Oslo e ripresi da altre stazioni di tutto il mondo il 28, 29 e 30 aprile del 1958: pericolo per gli esperimenti, rischio di terza guerra mondiale, sospensione di ogni attività in nome dell’umanità intera, per “correggere i mali causati dal progresso economico senza limiti’’(Razze)
Morì, ormai novantenne, poco dopo sua moglie, nel suo amato villaggio africano di Lambaréné. Migliaia di canoe attraversarono il fiume per portare l’ultimo saluto al loro benefattore, che venne seppellito presso l’ansa del fiume. I giornali occidentali ne annunciarono la morte: “Schweitzer, uno dei più grandi figli della Terra, si è spento nella foresta“.
È inconcepibile che noi popoli civili usiamo solo a nostro vantaggio i numerosi metodi di lotta contro le malattie, il dolore e la morte che la scienza ci ha procurato. Se in noi esiste un pensiero etico, come possiamo rifiutarci di permettere che queste nuove scoperte vadano a beneficio di coloro i quali sono esposti a mali fisici peggiori dei nostri?’’ ( Albert Schweitzer – Razze)

 

 

Fonte

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