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Accadde oggi: nasce Alfred Nobel

21 ottobre1833 – Nasce a Stoccolma Alfred Nobel, pacificista, poeta, imprenditore, industriale, inventore della dinamite e titolare di altri 350 brevetti.
Nobel visse 63 anni decisamente avventurosi, prima della morte in solitudine a Sanremo nel 1896.
Quando il suo testamento fu aperto si scoprì che l’ingegnere aveva stabilito che i redditi della sua immensa fortuna fossero devoluti al finanziamento di cinque premi, che ben presto sarebbero diventati i più importanti del mondo: i Premi Nobel.
Tre di questi sono destinati a ricompensare ogni anno le più grandi scoperte nel campo della fisica, della chimica e della medicina. Un altro è destinato a uno scrittore e il quinto a un personaggio o a un’organizzazione che abbia operato in modo particolare per la pace nel mondo e per la fraternità dei popoli. I primi 4 vengono conferiti da istituzioni svedesi e solo l’ultimo premio viene assegnato dal Parlamento norvegese.
Alfred Nobel dopo gli studi universitari si dedicò alla ricerca. Fu per anni un oscuro ingegnere chimico fino a che, dopo la scoperta della nitroglicerina ad opera di Sobrero, potente esplosivo difficilmente controllabile, si dedicò allo studio di un modo per poterla utilizzare più efficacemente. Il composto di Sobrero aveva la peculiarità di esplodere al minimo urto o oscillazione, rendendolo estremamente pericoloso. I tecnici erano riusciti lo stesso ad utilizzarla per lo scavo di gallerie o miniere ma era indubbio che la sua utilizzazione comprendeva enormi difficoltà e pericoli.
Nobel nel 1866 mise a punto una miscela di nitroglicerina e argilla che assumeva caratteristiche diverse e più manipolabili, che chiamò “dinamite“. La sua scoperta, meno pericolosa da maneggiare ma altrettanto efficace, conseguì un successo immediato. L’ingegnere svedese, per non lasciarsi sfuggire l’occasione di sfruttare il suo ritrovato, fondò in tutto il mondo alcune società per fabbricare e sperimentare l’esplosivo, accumulando così una fortuna considerevole.
Questo esplosivo ha indubbiamente contribuito moltissimo al progresso dell’umanità (basti pensare alla sua applicazione nella costruzione di gallerie, ferrovie e strade), ma come tutti i ritrovati scientifici si porta dietro il grosso rischio di essere malamente usata.
Un problema che lo stesso scienziato percepì in modo pressante dentro la sua coscienza, tanto da gettarlo in una crisi esistenziale di non piccola portata.
Nonostante l’invenzione della dinamite sia stata alla base della incredibile fortuna e della costituzione dell’impero finanziario di Alfred che comprendeva fabbriche ed imprese in più di novanta paesi dislocati in tre divesi continenti, il mecenate si dedicò instancabilmente alla ricerca, compiendo esperimenti che lo portarono a investigare discipline e settori apparentemente estranei ai suoi precipui ambiti di interesse, quali la seta, la gomma, il cuoio sintetico, accanto a prodotti più vicini ai suoi articoli: missili, acciaio, armi da fuoco.
600px-Alfred_Nobel_with_Robert_Strehlenert_at_Sanremo_1896Nobel era ben inserito negli avvenimenti del proprio tempo, di cui amava essere informato approfondendo correnti di pensiero e occupandosi di filosofia; aveva letto molti testi, in particolare di narrativa francese e inglese. Già in vita è ricordato come generoso e modesto donatore di ingenti somme di denaro. Ma i molteplici interessi culturali e le fortune finanziarie non ne fecero mai un uomo felice, come si evince dai numerosi epistolari che intrattenne.
Si crogiolò spesso nell’illusoria fiducia nel buon senso dell’umanità, esprimendo in svariate occasioni l’opinione che le nuove armi e gli esplosivi, al cui sviluppo aveva contribuito enormemente, erano talmente terrificanti che la logica imponeva servissero da deterrente contro ogni tipo di guerra. La sua convinzione riguardo a questo armi era combattuta dal suo stesso dubbio tanto che riteneva indispensabile l’organizzazione di conferenze di pace e infatti si adoperò per simili iniziative, come testimonia la sua corrispondenza con la pacifista austriaca Bertha von Suttner. Affermò spesso che semplici manifestazioni di buona volontà non potevano essere sufficienti e allora la sua fervida immaginazione elaborava armistizi prolungati, moratorie, iniziative di disarmo; arrivò al punto di formalizzare la gestione dei conflitti, promuovere arbitrati internazionali, istituire tribunali, dimostrando in questo la sua attualità o l’incapacità di evolvere del genere umano alle prese ora con le medesime strutture aggirate dalla volontà di guerra e distruzione.
Ma non si limitò al campo bellico, il suo interesse umanitario coinvolse anche l’impegno a ridurre la povertà, a cancellare i pregiudizi, debellare l’intolleranza, eliminare l’ingiustizia. L’ovvio epilogo di un simile impegno sociale per un possidente come Nobel fu l’appoggio inequivocabile di movimenti e conferenze pacifisti, che fin dal 1890 cominciò ad appoggiare, finanziariamente, ma non solo: assunse Aristerchi Bey, un ex diplomatico turco, che aveva l’incarico di seguire questi eventi e di riferirne dettagliatamente.

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Il
testamento
Io, Alfred Bernhard Nobel, dichiaro qui, dopo attenta riflessione, che queste sono le mie Ultime Volontà riguardo al patrimonio che lascerò alla mia morte. […] La totalità del mio residuo patrimonio realizzabile dovrà essere utilizzata nel modo seguente: il capitale, dai miei esecutori testamentari impiegato in sicuri investimenti, dovrà costituire un fondo i cui interessi si distribuiranno annualmente in forma di premio a coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità. Detto interesse verrà suddiviso in cinque parti uguali da distribuirsi nel modo seguente: una parte alla persona che abbia fatto la scoperta o l’invenzione più importante nel campo della fisica; una a chi abbia fatto la scoperta più importante o apportato il più grosso incremento nell’ambito della chimica; una parte alla persona che abbia fatto la maggior scoperta nel campo della fisiologia o della medicina; una parte ancora a chi, nell’ambito della letteratura, abbia prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole; una parte infine alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace…. È mio espresso desiderio che all’atto della assegnazione dei premi non si tenga nessun conto della nazionalità dei candidati, che a essere premiato sia il migliore, sia questi scandinavo o meno.

Questo Ultimo Volere e Testamento è l’unico valido, e cancella ogni altra mia precedente istruzione o Ultimo Volere, se ne venissero trovati dopo la mia morte. Infine, è mio esplicito volere che, dopo la mia morte, mi vengano aperte le vene, e una volta che ciò sia stato fatto e che un Medico competente abbia chiaramente riscontrato la mia morte, che le
mie spoglie vengano cremate in un cosiddetto crematorio.

Parigi, 27 novembre 1895

Alfred Bernhard Nobel

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