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Accadde oggi: nasce Carlo Levi

29 novembre1902 – Nasce a Torino lo scrittore e pittore Carlo Levi, tra i più significativi del Novecento. Antifascista militante, nel suo libro più famoso ”Cristo si è fermato a Eboli” denuncia le condizione di povertà e degrado culturale in cui versava il meridione, aldilà della tronfia propaganda fascista. Il libro ebbe un successo tale da mettere in ombra la sua pittura, pure molto significativa.
« Noi non siamo Cristiani. Cristiano vuol dire, nel loro linguaggio, uomo » (Cristo si è fermato a Eboli)
Nel 1945, Einaudi pubblica “Cristo si è fermato a Eboli“, scritto nei due anni precedenti, e in cui Levi riporta la sua esperienza al confino politico a cui era stato condannato dopo l’arresto per attività antifascista. Levi denuncia le condizioni di vita disumane di quella popolazione contadina, dimenticata dalle istituzioni dello Stato, alle quali “neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta“. La risonanza che avrà il romanzo metterà in ombra la sua attività di pittore: ma la stessa pittura di Levi viene influenzata dal suo soggiorno in Lucania, diventando più rigorosa ed essenziale, con un sobrio, personale realismo.
Dopo avere terminato gli studi secondari, si era iscritto alla facoltà di medicina all’Università di Torino. Nel periodo degli studi universitari, tramite lo zio, l’onorevole Claudio Treves (figura di rilievo nel Partito socialista), conobbe Piero Gobetti, che lo invitò a collaborare alla rivista “La rivoluzione liberale“, intorno a cui si era raccolta l’avanguardia torinese. Nel 1923 soggiornò per la prima volta a Parigi e scrisse il primo articolo sulla sua pittura nella rivista “Ordine nuovo“. Si laureò in medicina nello stesso anno e rimase alla Clinica Medica dell’Università di Torino come assistente fino al 1928, ma poi abbandonò la professione di medico, preferendole definitivamente la pittura e il giornalismo. La profonda amicizia e l’assidua frequentazione di Felice Casorati valsero a orientare la prima attività artistica del giovane pittore.
Nel 1931 si unì al movimento antifascista di “Giustizia e libertà“, fondato tre anni prima da Carlo Rosselli. Per sospetta attività antifascista, nel marzo 1934 Levi si procurò il primo arresto, e l’anno successivo, dopo un secondo arresto, fu condannato al confino nel paese lucano di Grassano e successivamente trasferito nel piccolo centro di Aliano (nel romanzo chiamato Gagliano). Da questa esperienza nascerà, anni dopo, “Cristo si è fermato a Eboli“.
Nel 1936 il regime fascista, gli concesse la grazia, e lo scrittore si trasferì per alcuni anni in Francia e continuò la sua attività politica. Rientrato in Italia, aderì al Partito d’azione e diresse insieme ad altri Azionisti “La nazione del popolo“, organo del Comitato di Liberazione della Toscana.
carlo_levi_322Tra i suoi romanzi, oltre al più famoso, di grande interesse sono “Le parole sono pietre“, sui problemi sociali della Sicilia (vincitore nello stesso anno del Premio Viareggio), “Il futuro ha un cuore antico“, “Tutto il miele è finito” e “L’orologio“, pensosa e inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana (1950).
Come pittore aderì al gruppo neorealista e partecipò alla Biennale di Venezia con apprezzabili dipinti, in chiave realistica come la sua narrativa. Nel 1974, pochi mesi prima della morte dell’artista, si tenne al Palazzo Te di Mantova un’ampia mostra antologica della sua produzione figurativa. Insieme a Guttuso e a Cagli ebbe l’incarico di realizzare un’opera che ricordasse l’eccidio delle Fosse Ardeatine; Cagli illustrò l’oppressione, Guttuso il massacro, Levi la liberazione, opere poi donate al complesso monumentale delle Fosse Ardeatine.
Levi continuò nel dopoguerra la sua attività di giornalista, in qualità di direttore del quotidiano romano “Italia libera“, partecipando ad iniziative e inchieste politico-sociali sulla arretratezza del Mezzogiorno d’Italia, e per molti anni collaborò con il quotidiano “La Stampa” di Torino. Per dare peso alle sue inchieste sociali sul degrado generalizzato del paese, e mosso dal desiderio di contribuire a modificare una politica stratificata su un immobilismo di conservazione di certi diritti acquisiti anche illegalmente, passò dalla teoria alla pratica e, convinto dagli alti vertici del partito comunista, incominciò a svolgere politica attiva. Candidato ad un seggio senatoriale, venne eletto per due legislature Senatore della Repubblica.
La salma dello scrittore torinese, morto nel 1975, riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta agli abitanti lasciando il paese e non potuta mantenere in vita.
Da “Cristo si è fermato a Eboli” è tratto il film di Francesco Rosi con Gian Maria Volonté nei panni di Carlo Levi.

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