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Accadde oggi: nasce Ferruccio Parri

19 gennaio

1890 – Nasce a Pinerolo Ferruccio Parri, antifascista italiano, uno dei padri della Liberazione e della Costituzione italiana. Con il nome di battaglia di Maurizio fu un capo partigiano decorato dagli USA con la Bronze Star Medal. Fu il primo presidente del Consiglio a capo di un governo di unità nazionale istituito alla fine della seconda guerra mondiale e tra i fondatori del Partito d’Azione.
« Se ci fu un presidente del Consiglio italiano che meritò la qualifica di galantuomo, di politico onesto e probo, quello fu Ferruccio Parri » (Indro Montanelli)
(In fondo potrai vedere uno storico cinegiornale dell’Istituto Luce sulla formazione del governo di unità nazionale dopo la Liberazione con Ferruccio Parri presidente del Consiglio)
Nel 1925, giornalista del Corriere, sebbene richiesto da Luigi Albertini di restare almeno per un certo periodo, dovette allontanarsi dal giornale per non aver accettato la svolta fascista del quotidiano. Dovette lasciare anche il ruolo d’insegnante per non aver preso la tessera del Partito Fascista. Sospettato di attività antifascista subì percosse dalle squadre fasciste.
parri1Organizzò insieme con Carlo Rosselli e Sandro Pertini la celebre fuga di Filippo Turati e dello stesso Pertini in Francia da Savona con un motoscafo guidato da Italo Oxilia. Arrestato, durante il processo davanti al Tribunale di Savona il suo avvocato lo difese ricordando le tre medaglie d’argento conquistate durante la prima guerra mondiale. Parri lo interruppe: «Se considero l’Italia attuale mi vergogno delle mie decorazioni!». Condannato prima a 10 mesi di carcere e poi a 5 anni di confino per attività antifascista, venne relegato ad Ustica, Lipari e Vallo della Lucania.
Rilasciato nel 1931 fu assunto come impiegato dalla Edison di Milano. Continuò a mantenersi segretamente in contatto con il movimento di Giustizia e Libertà, nato in Francia per opera del Rosselli che prospettava la nascita in Italia di una democrazia sociale. Con l’invasione nazista dell’Italia successiva all’armistizio dell’8 settembre, Parri venne indicato dai primi gruppi partigiani nel ’43-44 come il mediatore fra la Resistenza e gli Anglo-Americani. Egli venne scelto per la sua capacità di mediazione tra le varie componenti del Movimento e per la preparazione militare e anche per le sue idee azioniste e repubblicane, più vicine agli angloamericani. Il suo incontro clandestino con il capo dei servizi segreti americani, Allen Dulles, pose le basi per il riconoscimento da parte anglo-americana dell’esercito partigiano come forza di Liberazione nazionale.
Divenne il leader del Partito d’Azione nei territori occupati e in seguito lo rappresentò nel Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia. Con la costituzione del Comando generale dei Volontari per la Libertà, una sorta di guida militare dei partigiani, Parri fu nominato vice-comandante, insieme al futuro leader comunista, Luigi Longo e al generale Raffaele Cadorna. Egli assunse il nome di battaglia di Maurizio. Fatto prigioniero in una retata nel ’45, condotto a San Vittore, duramente percosso, il comandante Maurizio venne riconosciuto da un agente di polizia italiano all’Hotel Regina, sede del comando milanese delle SS, e tradotto successivamente nel carcere di Verona, dove aveva sede il Tribunale Speciale della Repubblica Sociale Italiana. Un coraggioso tentativo di liberarlo di Edgardo Sogno con una banda di GAP milanesi fallì e Parri venne rilasciato a seguito dell’intervento dei Servizi segreti inglesi e portato in Svizzera. Rientrato finalmente a Milano fu confermato come rappresentante del Partito d’Azione.
Sebbene favorevole alla condanna a morte di Mussolini, definì una “macelleria messicana” l’oltraggio riservato a Piazzale Loreto al corpo di Benito Mussolini, della Petacci e degli altri fucilati. Disapprovò le azioni delle bande, soprattutto comuniste, che si dedicavano alla “vendetta”, uccidendo ex-fascisti.
parri2Il nome di Parri fu proposto da Leo Valiani affiancato dal socialista Rodolfo Morandi come una personalità intermedia fra le forze di sinistra e quelle centriste presenti nel CNL. Nel nuovo governo del primo dopoguerra egli assunse ad interim anche il Ministero dell’Interno. Secondo un efficace ritratto che ne fece Indro Montanelli Parri, appena insediatosi, volle «conoscere tutte le pratiche di cui si stava occupando il governo» venendone talmente sommerso da non uscire più dal suo ufficio per giorni e giorni, mangiando soltanto pane e salame e dormendo su una branda da campo al Viminale. Il suo governo, seppur lacerato dagli scontri fra l’estrema sinistra e i liberali, riuscì a varare i primi timidi provvedimenti economici per far uscire il Paese dalla situazione post-bellica: il risarcimento pagato in dollari dagli Stati Uniti per le truppe d’occupazione permise il risanamento delle infrastrutture. La linea perseguita in questo senso dai ministri delle Finanze Marcello Soleri, che morì durante l’incarico, e Corbino, creò, secondo alcuni, le condizioni per il “miracolo economico” degli anni cinquanta e sessanta.
Fu tra i primi politici a denunciare l’esistenza della mafia nell’Italia meridionale e a proporre una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata. Spedì al confino il secessionista Finocchiaro Aprile. Le iniziative di Parri non ebbero seguito, ma anzi furono lasciate cadere dai successori. Segretario del Partito d’Azione, guidò il partito al congresso del febbraio 1946 dove lo scontro fra le due correnti dette “radicali” e “socialisti” portò all’uscita di Ugo La Malfa e un deciso spostamento a sinistra del Partito. Parri fu confermato segretario, in quanto unica personalità in grado di mantenere unita la galassia azionista. Alle successive elezioni fu eletto deputato all’Assemblea Costituente ma il crollo del suo partito fu tale che preferì sciogliere il PdA aderendo qualche mese dopo, con la corrente detta “Concentrazione Democratica“, al Partito Repubblicano Italiano, che abbandonò in disaccordo con la nuova legge elettorale, la legge truffa, e diede vita con Piero Calamandrei al movimento di Unità Popolare. Unità Popolare ottenne appena lo 0,6% ma fu decisivo nel far mancare alla coalizione vincente il quorum per ottenere il premio di maggioranza.
Fondamentale il suo contributo per la nascista dell’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia (INSMLI). Pochi mesi prima, I Meridiani d’Italia, un giornale di destra, aveva pubblicato un articolo intitolato «Prove clamorose: Parri tradì i partigiani». Parri decise di portare il giornale in tribunale ma il processo non finì mai perché cadde tutto in prescrizione. Fu un processo all’epoca molto seguito: a favore di Parri testimoniarono importanti politici del periodo come il comunista Luigi Longo e il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini. Pertini ricordò ai giudici come i capi partigiani avessero temuto per la vita del “comandante Maurizio“. Uno dei suoi carcerieri riferì che Parri fu duramente percosso dai fascisti mentre lo trascinavano al carcere. Fu per Parri un duro colpo: una volta confidò a Enzo Biagi: «Non basta vivere pulitamente per essere puliti. Per i miei avversari avrei dovuto morire durante la Resistenza; lo pensavo anch’io ma non è colpa mia se è andata così».
Morì novantenne nel 1981. La sua tomba è a Staglieno, presso quella di Mazzini.

 

Fonte

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