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Accadde oggi: nasce Giuditta Bellerio Sidoli

16 gennaio

1804 – Nasce a Milano Giuditta Bellerio Sidoli, mazziniana e patriota italiana.
Donna particolarmente autonoma, data la sua epoca, per idee e stile di vita, fu tra i fondatori del giornale “La Giovine Italia“. Legata sentimentalmente e idealmente a Mazzini fu tra le protagoniste di spicco dei moti contro l’Austria, per l’indipendenza e l’unità d’Italia.

“Credere liberamente nel Dio degli esuli e dei vinti, non in quello imposto dalla Chiesa”. (Giuditta Bellerio)
(Se continui a leggere, potrai vedere in un filmato Monica Morini interpretare Giuditta Sidoli. All’interno del testo dipinti esposti nella mostra “I pittori del Risorgimento” che si è tenuta nel 2011 a Roma alla Scuderie del Quirinale)
Sposò giovanissima Giovanni Sidoli, ricco possidente terriero di Montecchio Emilia ed iscritto alla carboneria modenese con lo pseudonimo di “Decade”. Per sfuggire agli arresti ordinati da Francesco IV d’Asburgo-Este, che avrebbero portato al “processo di Rubiera“, Giovanni Sidoli riparò in Svizzera nel 1821 e la moglie lo seguì, non appena nata la figlia Maria.
Accadde oggi: nasce Giuditta Bellerio SidoliLa famiglia dovette restare in Svizzera, in seguito alla sentenza di morte pronunciata contro Sidoli, che morirà per una grave malattia ai polmoni nel 1828. Durante l’esilio, i coniugi misero al mondo altri tre figli. Alla morte del padre, i quattro figli furono tolti a Giuditta dal suocero che, fedele a Francesco IV, rifiutò di far allevare la sua discendenza da una “ribelle” all’autorità legittima. Nonostante i periodici tentativi, la madre non riuscì a rivederli per otto lunghi anni.
Accadde oggi: nasce Giuditta Bellerio SidoliGiuditta rientrò in Italia, su invito di Ciro Menotti, per partecipare ai moti di Reggio Emilia del 1831; fu lei a consegnare alla neo costituita “Guardia Civica” la bandiera tricolore poi esposta sul palazzo del municipio, e oggi conservata al Museo del Tricolore di Reggio Emilia. Dopo il fallimento dell’insurrezione, per sfuggire alla repressione austriaca, prese nuovamente la via dell’esilio: prima a Lugano e poi a Marsiglia. La sua vita trascorse in un continuo peregrinare per gli Stati d’Italia e d’Europa, nella ricerca dei figli e nelle partecipazioni ai vari moti rivoluzionari e cospirazioni.
Nella sua casa, ospitò molti esuli italiani e, tra questi, Giuseppe Mazzini, del quale divenne amante e collaboratrice politica. «Sorridimi sempre! È il solo sorriso che mi venga dalla vita.» da una lettera di Mazzini a Giuditta.
Dalla loro relazione nacque il figlio Adolphe, morto in tenerissima età. Con Mazzini, nel 1832, Giuditta fondò il giornale politico “La Giovine Italia“, assumendone il ruolo di responsabile e contabile. Saputo dell’imminente arresto di Mazzini, a quel tempo gravemente malato, da parte delle autorità francesi, lo seguì nell’esilio di Ginevra per accudirlo. Anche dopo aver concluso la loro relazione sentimentale, molto alterna, Mazzini e la Bellerio restarono lungamente in contatto epistolare.
Accadde oggi: nasce Giuditta Bellerio SidoliLa Bellerio segretamente si imbarca da Marsiglia verso Livorno, ma a causa di una tempesta l’imbarcazione cambia rotta e rientra in Francia. Riesce poco tempo dopo a giungere a Livorno, poi a Firenze sotto falso nome. Proprio in quei giorni la polizia segreta austriaca ha emanato un mandato di cattura per una pericolosa rivoluzionaria a Firenze, tracciandone una descrizione fisica corrispondente a quella di Giuditta. Ella allora vuole incontrare il poliziotto che conduce le indagini, con l’intento di portarlo fuori strada. Durante l’interrogatorio la Sidoli piange, nel raccontare le sue vicende e alla fine viene rilasciata, ma in reltà l’incontro è una trappola, per avere informazioni. La polizia non ha ancora scoperto molto sul suo conto; sanno che Giuditta non è una buona cristiana, non osserva i precetti della chiesa e durante i giorni di quaresima mangia carne. E’ convocata ancora dalla polizia e ancora in lacrime proclama la sua innocenza: non rinnega il suo passato, ma per il presente non ha altro in mente se non riabbracciare i suoi figli. Le viene consigliato di lasciare la città di Firenze. Diventata amica del console inglese nella capitale toscana, lo implora perché la aiuti a fuggire. Riesce nel suo intento e con il suo aiuto scappa, ma la polizia la rintraccia alla dogana di Lucca e Giuditta è infine espulsa e accompagnata a Livorno per essere imbarcata verso Napoli. La destinazione è stata decisa sotto precise istruzioni di Mazzini.
Lì dimora per poco, infine si reca a Roma. A Roma entra a far parte di una setta mazziniana, ma uno dei capi, che era una spia, inizia a seguirla, a controllarne la corrispondenza. La Sidoli è quindi costretta a lasciare la città e a recarsi a Bologna, con la speranza di poter tornare a Modena per riabbracciare i figli. Entra a Modena segretamente e, dopo che da poco ha stretto a sé i figli, viene scovata e riportata alla frontiera.
Accadde oggi: nasce Giuditta Bellerio SidoliCarlo III di Borbone succede a Maria Luisa e a Carlo II nel ducato di Parma. E’ un personaggio decisamente reazionario e insieme al feldmaresciallo Radetzky iniziano un’inquisizione contro le figure più pericolose dei rivoluzionari. Nel 1852, sebbene non sia stata accertata alcuna prova nei suoi confronti, viene rinchiusa nel carcere di San Francesco per tutto il gennaio dell’anno corrente. Al termine della carcerazione è condotta insieme ai figli a Milano dal “persecutore” Radetzky e isolata nella prigione di Santa Margherita. Fortunatamente quando arriva in carcere, il comandante della prigione Ferencz Gyulai vedendo che si tratta di una donna, si rifiuta di trattenerla. Viene tradotta in Svizzera ove rimane per poco e poi si trasferisce definitivamente a Torino. Sul finire del 1852, la nobildonna diede vita ad un salotto politico frequentato dalle maggiori personalità risorgimentali dell’epoca, contribuendo a preparare il “terreno culturale” per la seconda guerra di indipendenza.
giovanni-fattori- lo staffato 1879Giuditta Bellerio si ammalò gravemente di tubercolosi e, nel 1871, si spense stroncata da una polmonite, dopo aver rifiutato i sacramenti religiosi, coerentemente con la sua dichiarazione di “credere liberamente nel Dio degli esuli e dei vinti, non in quello imposto dalla Chiesa“.

 

Fonte

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