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Accadde oggi: nasce il Partito d’Azione

1942 – A Roma viene fondato il Partito d’Azione ad opera di gruppi repubblicani e liberalsocialisti; il nome riprende quello del Partito d’Azione di Giuseppe Mazzini. Movimento ispirato al liberalsocialismo di Pietro Gobetti, tra i suoi fondatori figurano numerosi militanti di Giustizia e Libertà (1929-1940),tra i quali Ferruccio Parri, Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Riccardo Lombardi. Vi si trovano uomini formatisi nella cospirazione, nella galera, nelle trincee di Spagna e studiosi la cui vita si è svolta nelle biblioteche e nelle accademie, liberali alla Cavour e bolscevichi ravveduti, riformisti e rivoluzionari, protestanti e cattolici: le loro biografie costituiscono la sintesi della migliore storia d’Italia.
ll primo Partito d’Azione italiano fu fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853 e sciolto nel 1867. Tra i suoi obiettivi c’erano le elezioni a suffragio universale, la libertà di stampa. Al partito d’Azione mazziniano s’ispirarono in seguito il pensiero politico di Piero Gobetti e Carlo Rosselli, il Partito Repubblicano Italiano.
Il Partito d’Azione rinacque appunto nel luglio del 1942; i suoi membri furono chiamati “azionisti” e il suo organo ufficiale era “L’Italia libera“.
Le radici del partito vanno viste soprattutto nel movimento clandestino antifascista di Giustizia e Libertà, fondata dai fratelli Rosselli con l’intenzione di riunire tutto l’antifascismo non comunista e non cattolico, che si era riunito prevalentemente in Francia. Il movimento subì dure persecuzioni da parte della polizia fascista e dell’OVRA. Dopo la caduta di Mussolini e l’invasione nazista dell’Italia, i membri di Giustizia e Libertà organizzarono bande partigiane e parteciparono alla Resistenza.
Il partito si proponeva come scopo principale la realizzazione di un progetto di equità, accompagnato dalla giustizia sociale e dalla fede incrollabile nella democrazia e nella libertà. Aveva inoltre come ideali l’europeismo. Sentiva inoltre la necessità di costituire una formazione politica antifascista, a metà strada fra la Democrazia Cristiana definita immobilista, il Partito Socialista e i comunisti, con i quali gli azionisti discordavano riguardo alla proprietà privata.
Il 4 giugno 1942, durante la riunione costitutiva del partito, vennero elaborati i rinomati sette punti contenenti le indicazioni di massima di un futuro ordinamento riformatore;

  • Costituzione di una repubblica parlamentare con classica divisione di poteri
  • Decentramento politico-amministrativo su scala regionale (Regionalismo)
  • Nazionalizzazione dei grandi complessi industriali
  • Riforma agraria (revisione dei patti colonici)
  • Libertà sindacale
  • Laicità dello stato e separazione fra Stato e Chiesa
  • Proposta di una federazione europea dei liberi stati democratici

parriAderirono al Partito d’Azione, dopo aver fondato nel 1943 il Movimento Federalista Europeo, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli
Il P.d’A. fu uno dei sette partiti del Comitato di Liberazione Nazionale.
Finita la guerra, il P.d’A. partecipò alle trattative per la nascita di un governo d’unità nazionale che guidasse la ricostruzione democratica ed economica dell’Italia. Nel giugno del 1945 ottenne la Presidenza del Consiglio con Ferruccio Parri, presidente del partito e già vice-comandante del Corpo Volontari della Libertà. Fu questo il momento di massimo consenso e potere per il P.d’A, anche se già con la caduta del governo Parri nel novembre ’45 iniziava l’inesorabile declino.
Al primo congresso del febbraio 1946 emersero chiaramente le divisioni interne al P.d’A.: il partito approvò l’adesione alla costituenda Assemblea Costituente ma poi le divisioni fra le due correnti principali esplosero;  le elezioni del 2 giugno 1946 furono un fallimento: ottenne solo l’1,5% dei voti e 7 eletti.
Nell’aprile del 1947 il partito, privo di una strategia in grado di ridurre il distacco con le masse che il risultato delle elezioni aveva messo in evidenza, si sciolse. I suoi membri aderirono soprattutto al Partito socialista, altri al Partito Socialista Democratico Italiano o al Partito repubblicano, pochi altri entrarono nel Partito comunista. In seguito, alcuni di essi (per es. Valiani, Ernesto Rossi) furono fra i fondatori del Partito Radicale.

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