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Accadde oggi: nasce il pedagogista Francisco Ferrer

10 gennaio

1858 – Nasce ad Alella in Spagna Francesc Ferrer i Guàrdia, o più semplicemente Francisco Ferrer, anarchico e libero pensatore spagnolo, pedagogista, fondatore della Scuola Moderna, laica e razionalistica. Pacifista, fu fucilato per la sua attiva opposizione alla guerra coloniale in Africa.
Quando gli chiesero da dove gli fosse venuta l’idea di creare la Escuela Moderna egli rispose: “semplicemente dalla scuola della mia infanzia, facendo però esattamente tutto il contrario“ (In fondo si potrà vedere un filmato sul pedagogista catalano)
Nato nelle vicinanze di Barcellona, da genitori cattolici e agricoltori benestanti, ben presto dimostrò il suo carattere libertario denunciando il parroco che aveva percosso sia lui che suo fratello: era stato infatti punito per aver voluto rendere l’ultimo saluto al defunto zio di idee libertarie che aveva voluto il funerale civile. A 20 anni divenne controllore per le Ferrovie e approfittò del tempo libero per istruirsi da autodidatta; fu già da allora che si pose il problema dell’istruzione e dell’educazione come strumenti per l’emancipazione sociale.
Fu un seguace del capo repubblicano Manuel Ruiz Zorilla, ma il suo impegno politico gli procurò ben presto dei problemi perché perse il posto di lavoro per aver aiutato dei rifugiati politici a nascondersi sul suo treno. Inoltre nel 1885 fu esiliato a Parigi con la moglie Teresa Sanarti e i quattro figli perché implicato nell’insurrezione di Santa Coloma De Fernet. Ben presto però intervenne una crisi familiare dovuta sia all’educazione religiosa che la moglie impartiva ai figli in contrasto con le idee libertarie di Ferrer, sia alla prematura morte di due dei bambini.
Divorziato, nel 1901 tornò in Spagna e grazie all’eredità di una sua allieva (per racimolare qualche soldo Ferrer impartiva anche lezioni private di spagnolo) aprì la Escuela Moderna per insegnare i valori sociali radicali ai ragazzi della borghesia. Nel 1906 la scuola contava 1700 allievi distribuiti tra la sede di Barcellona e le succursali. Quello stesso anno fu arrestato perché sospettato di essere coinvolto nell’attentato al re Alfonso XIII, ma fu scagionato e rilasciato.
Durante la carcerazione la sua scuola, accusata di essere una facciata per la propaganda anarchica, andò in fallimento e fu costretta a chiudere. Dopo il suo rilascio, scrisse la storia della Escuela Moderna in un libro dal titolo “Le origini e gli ideali della Scuola Moderna“.
Fondò poi a Madrid e Bruxelles la Lega Internazionale per l’Educazione Razionale. Si recò poi a Londra per cercare dei testi che rispecchiassero la sua pedagogia moderna, non impostata su diktat reazionari.
Secondo Ferrer, il fine ultimo della civiltà è la libertà dell’individuo in una società retta da patti liberi e sempre rescindibili. Per realizzare questo fine è necessaria una educazione razionale e scientifica da impartire fin dall’infanzia, in quanto il bambino non ha idee preconcette e l’educatore dovrebbe rispettarne la volontà fisica, morale e intellettuale, anche se questo dovesse andare contro gli interessi dello stesso educatore. Nella scuola dovevano essere applicati i principi degli ideali sociali e umani di chi disapprovava le convenzioni e i pregiudizi della società contemporanea.
371px-Escuela_ModernaIl pensiero di Ferrer era caratterizzato anche da un forte anticlericalismo, dovuto anche alla situazione sociale della Spagna di quel periodo. Per Ferrer la fondazione di scuole libere avrebbe potuto combattere sia la Chiesa e i suoi privilegi che lo Stato e il suo strapotere sui cittadini-sudditi. Già dalla rivoluzione del 1868 gli strati più evoluti della classe operaia avevano creato delle scuole laiche, tentando così di dare un’istruzione diversa ai propri figli. La Escuela moderna si presentava diversa dalle altre scuole laiche perché aveva un carattere apertamente rivoluzionario, volto ad emancipare i bambini delle classi povere rifiutando qualsiasi principio di autorità sia da parte dello Stato che della Chiesa.
La scuola di Ferrer pubblicava anche dei bollettini ai quali collaborarono personaggi illustri del tempo: il geografo Elisée Reclus, l’astronomo Camille Flammarion, lo scrittore e premio nobel Anatole France, il filosofo Herbert Spencer, il biologo Ernst Haeckel, l’antropologo Pëtr Kropotkin e Lev Tolstoj.
In seguito alla dichiarazione della legge marziale nel 1909 durante la “Settimana Tragica” (una rivolta scoppiata il 26 luglio quando la popolazione si ribellò alla Guardia Civile che aveva il compito di far imbarcare i coscritti, per la quasi totalità appartenenti alle classi povere, mandati a combattere nelle guerra coloniali in Africa), Ferrer fu arrestato il 31 agosto con l’accusa di essere il fomentatore della rivolta. Sottoposto ad un processo farsa da parte del tribunale militare, venne condannato a morte con prove artefatte e fucilato a Barcellona, il 13 ottobre di quell’anno, nella fortezza di Montjuich.
fucilazioneQuando diventò di dominio pubblico la notizia della condanna a morte di Françisco Ferrer, iniziarono corpose manifestazioni di protesta che degenerarono talvolta in scontri di piazza sia in Spagna ma anche a Parigi, a Bruxelles, a Berlino, a Londra e in Italia dove l’epicentro fu Torino. Gli anarchici di Torino fondarono il Circolo di Studi Sociali, che nel prosieguo prese il nome di Scuola Moderna, proprio in ricordo di Ferrer.
Pasquale Binazzi editore e redattore del Il Libertario a La Spezia nel 1910 scrive e pubblica l’opuscolo “Abbattiamo il Vaticano!” in memoria del grande pedagogista anarchico catalano.

 

Fonte

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