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Accadde oggi: nasce John Dewey

20 ottobre1859 – Nasce, a Burlington nel Vermont, John Dewey, filosofo e pedagogista. Ha esercitato una profonda influenza sui sistemi educativi e sul costume politico del suo paese. Grande innovatore del pensiero pedagogico del ’900, fu il vero interprete filosofico del New Deal.

Indagare e dubitare sono, fino ad un certo punto, termini sinonimi. Noi indaghiamo quando dubitiamo; ed indaghiamo quando cerchiamo qualcosa che fornisca una risposta alla formulazione del nostro dubbio. Pertanto è peculiare della natura stessa della situazione determinata che suscita l’indagine, di essere fonte di dubbio.” da “Logica come teoria dell’indagine” (In fondo potrai vedere un breve filmato che con scritte in spagnolo illustra il pensiero pedagogico di Dewey)
Ricevette l’educazione tipica dei borghesi del tempo. Studiò filosofia all’università del Vermont e alla Johns Hopkins University (Baltimora). Nella formazione intellettuale del giovane Dewey svolse un ruolo fondamentale la sua educazione “cristiana” pratica ed, in particolare, il pensiero di Coleridge, che aveva completamente rigettato la religione come “corpo dottrinario”, per intenderla soprattutto come “volontà di azione” ed esperienza di vita. Le idee religiose di Dewey sono peraltro sempre rimaste un fatto “privato”.
Ma nella sua formazione fu determinante l’influenza dei due fondatori del Pragmatismo: C. S. Peirce e W. James, e soprattutto dell’evoluzionismo di Darwin. Il Pragmatismo è una corrente filosofica tipicamente americana secondo la quale la verità si identificava con le esperienze concrete e le operazioni a esse collegate; per questa corrente il pensiero è un processo attivo che dipende da un comportamento e da una credenza.
dewey-timeDewey iniziò l’insegnamento universitario nelle università del Michigan poi a Chicago, dove fondò nel 1896 la scuola-laboratorio dell’università di Chicago, che è uno più riusciti esempi di scuola nuova, cioè di applicazione del metodo pedagogico attivo secondo criteri teorizzati dallo stesso Dewey. Sempre a Chicago, Dewey elaborò i principi dello “strumentalismo“, in collaborazione con altri diede vita a un indirizzo logico-filosofico denominato, appunto, “Scuola di Chicago“. Insegnò poi alla Columbia University di New York e in quegli anni la sua fama di pedagogista, di pensatore sociale si diffuse in tutto il mondo. I viaggi internazionali e nell’Unione Sovietica, dove studiò il sistema scolastico marxista, lo convinsero della necessità di profonde riforme politico-sociali nella società americana.
Fu vicino ai radicali americani, riteneva ci si potesse realizzare solo in un ordinamento dove lo Stato interveniva. Aveva sotto gli occhi la situazione dell’America post ’29, in cui facevano fortuna gli speculatori e non gli imprenditori e in cui non vi era alcun tipo di libera concorrenza: questa società si caratterizzava per un’opinione pubblica controllata dai media. Era la società liberale che aveva disatteso i suoi principi. Lo Stato non poteva lasciar fare da sé, e quando lo aveva fatto si era prodotta la società americana che Dewey aveva sotto gli occhi. L’istanza liberale della libertà individuale poteva realizzarsi solo mediante il riordinamento pianificato dell’economia.
A 70 anni, terminato l’insegnamento, Dewey si dedicò ancor più intensamente all’attività politica sforzandosi di dar vita, nel 1929, ad un terzo partito di tendenza progressista, accanto ai due tradizionali: in parte tali idee vennero fatte proprie dai democratici roosveltiani. Si schierò per il voto alle donne e contro la condanna a morte di Sacco e Vanzetti.
dewey_john copyPensiero
Per Dewey ciò che consente il passaggio da un comportamento organico semplice ad un comportamento “umano” in senso anche intellettuale, contraddistinto da logica e razionalità, è la socializzazione. Anche per Dewey, come per Aristotele, la società, la polis, è la dimensione naturale dell’uomo, è scritto nelle sue informazioni genetiche, è il suo destino.
Il pensiero dell’individuo nasce dall’esperienza, quest’ultima intesa come esperienza sociale. L’educazione deve aprire la via a nuove esperienze ed al potenziamento di tutte le opportunità per uno sviluppo ulteriore. L’individuo è constante con il suo ambiente, reagisce ed agisce su di esso. L’esperienza educativa deve quindi partire dalla quotidianità nella quale il soggetto vive. Successivamente ciò che è stato sperimentato deve progressivamente assumere una forma più piena ed organizzata. L’esperienza è realmente educativa nel momento in cui produce l’espansione e l’arricchimento dell’individuo, conducendolo verso il perfezionamento di sé e dell’ambiente.
Un ambiente in cui vengono accettate le pluralità di opinioni di diversi gruppi in contrasto tra loro, favorisce lo sviluppo progressivo delle caratteristiche dell’individuo.
Nell’opera “Human Nature and Conduct” critica il determinismo, proponendo un modello di spiegazione che valorizzi la libertà di scelta e il fluire continuo dei mutamenti.
Timbre_USA_John_Dewey_oblW_21101968L’educazione e la scuola
L’educazione ha un ruolo preponderante nella società democratica. La scuola è un’istituzione sociale, e deve garantire al fanciullo integrazione sociale. La scuola è definita come ”attiva” in quanto il bambino, che viene a contatto con una delle difficoltà che il mondo gli pone, tenta di agire su di esso e cerca di reagire alle conseguenze che derivano dalle sue azioni. La scuola di Dewey è chiamata anche ”progressiva”, in quanto l’attività scolastica presuppone uno sviluppo progressivo, e deve rappresentare un “luogo di vita”.
La democrazia
Dewey affronta il concetto di “democrazia” anzitutto nei suoi aspetti culturali. L’ambiente sociale che Dewey identifica come il mezzo costruttivo per lo sviluppo dell’individuo è la società democratica. In democrazia, infatti è richiesta la collaborazione di tutti per il bene della società, in quanto i sistemi democratici hanno il vantaggio di essere in perenne stato di crisi e necessitano quindi di una continua disponibilità al cambiamento. Per Dewey, una persona per partecipare ad una Democrazia deve avere questi quattro requisiti: alfabetizzazione, competenze culturali e sociali, pensiero indipendente, predisposizione a condividere con gli altri. Scrive nel 1935 “Liberalismo e azione sociale” in cui mette in luce una divaricazione tra le forze che resistono alla razionalizzazione e al progresso e la cultura aperta all’innovazione e antidogmatica; tale cultura si basa sul continuo scambio tra individuo e società e prende il nome di “pluralismo“.

 

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