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Accadde oggi: nasce la CGIL

1 ottobre copiaAll’atto di nascita sono presenti delegati di quasi 700 sindacati locali, in rappresentanza di oltre 250.000 iscritti. Il primo segretario generale eletto è Rinaldo Rigola. Qui inizia, formalmente, la centenaria storia della CGIL. Ma la sua storia è più antica, e affonda le sue radici nell’800, nelle prime Leghe e Casse di solidarietà operaia e agricola. E’ una storia intrecciata con il pacifismo e con le grandi idee internazionali della solidarietà e fratellanza dei Lavoratori. Fin dall’inizio, la CGdL si configura come organizzazione basata sulla solidarietà generale fra lavoratori e non soltanto sulla rappresentanza di mestiere. A differenza delle Trade Unions inglesi e dei sindacati tedeschi, l’idea di confederazione generale prevale su quella delle singole federazioni di categoria. Un ruolo importantissimo, in questo senso, è esercitato dalle Camere del Lavoro: articolate e presenti sul territorio, esse svolgono funzioni di unificazione della classe operaia e di coordinamento fra varie categorie. I rapporti con il Partito Socialista Italiano sono regolati da un accordo nazionale di collaborazione in cui si distinguono, almeno in teoria, le reciproche funzioni e autonomie.

Nel primo decennio del  900, si realizzano importanti conquiste nell’ambito della legislazione sociale e si affermano significative esperienze di contrattazione territoriale e nazionale. Le Camere gestiscono il collocamento al lavoro e la formazione professionale (grazie anche ai sussidi erogati dalle municipalità), prestano assistenza nelle controversie di lavoro. Sono anche luoghi di educazione e emancipazione delle classi lavoratrici. Nelle Camere del Lavoro si insegna a leggere e scrivere e si organizzano biblioteche popolari. Il governo Giolitti vara le prime leggi di tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, decreta l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, regola il riposo settimanale e impone il divieto del lavoro notturno in alcuni settori. Inoltre, riforma e implementa la Cassa nazionale invalidità e vecchiaia, primo embrione del futuro Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, (INPS). Si firmano i primi contratti collettivi di lavoro con le aziende o su base territoriale. Nascono le prime forme di rappresentanza sui luoghi di lavoro, le Commissioni Interne. I contratti aziendali alla Società Automobilistica Itala di Torino e alla Borsalino ne legittimano, poco dopo la nascita della CGdL, l’esistenza. Sono riforme  e diritti ottenuti con dure lotte e scioperi, soprattutto nel primo decennio del 900, decennio nel quale cambia profondamente la composizione numerica delle  singole categorie e il rapporto tra il settore agricolo e quello industriale si inverte  per livello di sindacalizzazione.

Parallelamente e in conseguenza del crescere dell’organizzazione sindacale, si formano le associazioni territoriali padronali fino alla nascita, nel 1910, della Confederazione Generale dell’Industria Italiana, la Confindustria.

Il patto di Roma e il dopoguerra – Il 1º novembre 1926 la sede centrale della CGdL a Milano viene devastata dai fascisti. Poco dopo, all’inizio del 1927, il Comitato Direttivo della CGdL decide l’autoscioglimento. Si impongono i “sindacati gialli” di appartenenza obbligatoria e la democrazia nei luoghi di lavoro è sospesa. La storia del sindacato confluisce in quella più generale dell’opposizione clandestina al regime e della guerra. Molti dirigenti sindacali della CGdL, in polemica con la decisione di autoscioglimento, decidono di tenerrne vivo il nome: così Bruno Buozzi esule in Francia, così dirigenti sindacali comunisti clandestinamente in Italia. Nei primi mesi del 1943  il fascismo si avviava alla sua tragica conclusione. Un  grave colpo al regime sarà  inferto nel marzo del 1943, con i massicci scioperi che gli operai di Torino e delle grandi fabbriche del Nord effettuarono – cogliendo di sorpresa l’apparato fascista – per protestare contro la guerra e il carovita.  Fu l’inizio della riscossa operaia, preparata nei mesi precedenti dalla CGdL clandestina , le due anime – quella all’estero di Buozzi e quella operante in Italia –  superano le roventi polemiche iniziali, e hanno stretto un patto di unità di azione.( 1935).  Altri imponenti scioperi – in piena occupazione nazista – si svolgono nel marzo del 1944 e dalle fabbriche provengono molti partigiani combattenti. Nello stesso anno , in una capitale ancora occupata dall’esercito nazista, viene firmato il Patto di Roma fra i tre principali partiti antifascisti che sancise  l’unità sindacale e la ricostituzione della Confederazione generale Italiana del Lavoro (CGIL), da Giuseppe Di Vittorio per il PCI, da Emilio Canevari per il PSI, da Achille Grandi per la DC. Bruno Buozzi, che con Di Vittorio aveva lavorato intensamente alla realizzazione del Patto, era stato trucidato dai tedeschi pochi giorni prima.La Chiesa non si oppone a una CGIL unitaria fortemente voluta dai comunisti e dai socialisti ma, ad ogni buon conto, favorisce la costituzione, nel 1945, delle ACLI, cui aderiranno i lavoratori cattolici. Alla fine della guerra, le tensioni accumulate durante il conflitto, le promesse ai combattenti non rispettate, l’inflazione spaventosa determinata dalla mancanza dei generi di prima necessità, innescano una formidabile ripresa della conflittualità sociale e delle rivendicazioni sindacali. La CGIL, di fronte ai gravi problemi di ricostruzione del paese, stipula direttamente gli accordi nazionali che fissano salari, paga base, indennità di contingenza e assegni familiari, pur decidendo una “tregua salariale” per favorire il rientro dell’inflazione. Al I° congresso nazionale, che si svolge a Firenze nel 1947, la CGIL registra 5.735.000 iscritti. Segretario generale viene eletto Giuseppe Di Vittorio. Ma già  nel  congresso del 47 si avvertono i segni delle divisioni fra la componente social comunista e quella cattolica. Il fatto è che lo scenario politico è rapidamente cambiato. La CGIL è fortemente classista e anticapitalista, legata con i partiti di ispirazione marxista. Si impegna in grandi lotte politiche generali come quando, nel gennaio e nel marzo del 1953, proclama lo sciopero generale contro la “legge truffa”, una legge elettorale maggioritaria voluta dal Governo De Gasperi per rafforzare la propria maggioranza. Ma  la decisione era già presa da tempo, l’esistenza delle ACLI offriva una struttura su cui basarsi e pochi giorni dopo lo sciopero, la componente democristiana decise la scissione dalla CGIL.

Il nuovo sindacato fu denominato inizialmente “Libera CGIL” e poi, nel 1950, definitivamente Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori , ma ormai la storia sindacale procede con tre organizzazioni diverse. Sempre nel 1950, escono dalla CGIL anche i centristi laici e socialdemocratici e fondano la Unione Italiana del Lavoro, Gli anni 50 sono gli anni della divisione – ma sarebbe meglio dire di contrapposizione frontale – fra i principali sindacati, che subiscono il collateralismo con i partiti politici di riferimento. In particolare, la CISL sostiene i governi centristi della Democrazia Cristiana e cerca l’insediamento nelle aziende con una politica negoziale basata sulla collaborazione con l’impresa. La CGIL è fortemente classista e anticapitalista, legata a doppio filo con i partiti di ispirazione marxista. Ma la rottura non è soltanto di natura ideologica. Emergono differenze fondamentali anche sulla concezione della rappresentanza e della democrazia  sindacale, differenze le cui tracce permangono tuttora e spiegano perché, nonostante la caduta delle antiche barriere ideologiche, sia ancora oggi così difficile la strada dell’unità sindacale. In un clima di pesante anticomunismo, scatta – dopo la rottura sindacale – una dura repressione nei confronti dei militanti della CGIL in fabbrica e nelle campagne. Molti attivisti sono licenziati, molti altri costretti – come alla FIAT – nei reparti “confino” dove vengono umiliati anche quadri di grande professionalità. Alla FIAT dal ‘49 al ‘53 sono licenziati 30 membri di commissione interna iscritti alla CGIL. L’ambasciatrice americana in Italia, Clare Boothe Luce, dichiara che le imprese dove i sindacalisti della CGIL avessero ottenuto più del 50% dei voti alle elezioni della Commissione Interna non avrebbero potuto accedere a contratti con gli Stati Uniti d’America. Pio XII, la cui famiglia Pacelli appartiene alla nobiltà di Roma, lancia la scomunica ai comunisti e favorisce l’alleanza con il MSI per il Comune di Roma.

La rappresentanza, problema aperto – La CGIL ha una visione della rappresentanza di tipo “universalistico”.  Secondo cui l’azione negoziale, riguardando tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato, debba essere validata appunto “ dall’universo” dei lavoratori. La CISL ritiene, al contrario, che fonte di legittimazione della propria azione siano soltanto i propri “soci” e cioè coloro che hanno liberamente deciso di associarsi al loro sindacato. Da qui, la contrarietà della CISL all’istituto del referendum e alla definizione legislativa della rappresentanza, come pure è previsto dall’art. 39 della Costituzione Italiana.

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