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Accadde oggi: nasce Norberto Bobbio

18 ottobre copia“‘Dalla osservazione della irriducibilità delle credenze ultime ho tratto la più grande lezione della mia vita. Ho imparato a rispettare le idee altrui, ad arrestarmi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare. E poiché sono in vena di confessioni, ne faccio ancora una, forse superflua: detesto i fanatici con tutta l’anima” (da un’intervista al Corriere, in occasione dei suoi 90 anni).

La sua giovinezza, come da egli stesso descritto fu: “vissuta tra un convinto fascismo patriottico in famiglia e un altrettanto fermo antifascismo appreso nella scuola, con insegnanti noti antifascisti, e compagni altrettanto intransigenti antifascisti come Leone Ginzburg e Vittorio Foa, in una Torino, quella degli anni 30, centro culturale e politico straordinario. Le sue frequentazioni sgradite al regime gli valsero, nel 1935, un primo arresto a Torino, insieme agli amici del gruppo antifascista Giustizia e Libertà. Ma la reputazione fascista di cui godeva la famiglia gli permise però una piena”riabilitazione”, tanto che, pochi mesi dopo, ottenne la cattedra di filosofia del diritto a Camerino. È in questi anni che Norberto Bobbio delineò parte degli interessi che saranno alla base della sua ricerca e dei suoi studi futuri: la filosofia del diritto, la filosofia contemporanea e gli studi sociali.

bobbio2Un anno dopo le leggi razziali infatti, 1939, giurò fedeltà al fascismo per poter ottenere la cattedra all’Università di Siena. giurò ancora nel 1940, a guerra dichiarata, per insediarsi alla cattedra del professor Ravà, allontanato dall’Università di Padova perché ebreo. Inoltre scrisse e fece lettere di perorazione della propria causa. Queste sue posizioni emersero molti anni dopo. “Avevo dimenticato perché me ne vergognavo. In tanti abbiamo rimosso il fascismo perché ce ne vergognavamo.” Questa parte della sua vita fu poi oggetto di svariate e severe critiche personali. Fu tra i fondatori della odierna facoltà di Scienze politiche all’Università di Torino, insieme con Passerin d’Entrèves, al quale subentrò nella cattedra di filosofia politica, mantenendola fino al 1979 anche per l’insegnamento di Filosofia del diritto e Scienza politica. Dal 1973 al 1976 divenne preside della facoltà. Fu nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.. A riconoscimento di una intera vita lucidamente dedicata alle scienze del diritto, della politica, della filosofia e della società, tra dubbio e metodo, tra ethos e laicità, Bobbio ricevette lauree honoris causa da molte università, tra le quali quelle di Parigi (Nanterre), Buenos Aires, Madrid (tre, in particolare alla Complutense) e Bologna.

bobbio3Le idee.
Oltre gli scritti più strettamente filosofici e teorici degli anni precedenti, nel 1994, venne pubblicato il saggio Destra e sinistra, i cui contenuti -tuttora di concreta attualità – provocarono un notevole dibattito culturale, agitando non poco l’humus della politica italiana. Il libro toccò le cinquecentomila copie vendute in pochi mesi. Bobbio vede nell’Illuminismo un modello di rigore e di rifiuto del dogmatismo di cui riprende l’ideale razionalistico traducendolo anche nella analisi del sistema democratico e parlamentare. Sino dagli anni cinquanta si occupa di temi quali la guerra e la legittimità del potere, dividendo la sua produzione tra la filosofia giuridica, la storia della filosofia e i temi di attualità politica. Bobbio propone un modello di “filosofia militante ” come “filosofia del dubbio”, e una teoria dell’impegno dell’intellettuale come militante della ragione: “non vi è nulla di più seducente, oggi, che il programma di una filosofia militante contro la filosofia degli ‘addottrinati’.
bobbio4Ma non si confonda la filosofia militante con una filosofia al servizio di un partito che ha le sue direttive, o di una chiesa che ha i suoi dogmi, o di uno stato che ha la sua politica. La filosofia militante che ho in mente è una filosofia in lotta contro gli attacchi, da qualsiasi parte provengano- tanto da quella dei tradizionalisti come da quella degli innovatori – alla libertà della ragione rischiaratrice. “. Criticando sia ogni engagement strumentale ad effimeri o unilaterali fini pratico-politici, sia un esercizio libero ma disimpegnato e irresponsabile della cultura, Bobbio identificava il lavoro intellettuale nella difesa delle condizioni di esistenza e di sviluppo della cultura stessa. Bobbio non esita a denunciare nel marxismo sia la carenza di un’adeguata teoria delle istituzioni mediante le quali esercitare il potere in uno stato evoluto, sia il mancato sviluppo teorico-pratico del duplice nesso democrazia-socialismo e libertà e giustizia., in ‘Quale socialismo?‘ e ‘Futuro della democrazia’ (1984). Nell’opera ‘L’età dei diritti’ (1990), Bobbio individua i diritti fondamentali che consentono lo sviluppo di una democrazia reale e di una pace giusta e duratura. Una partecipazione collettiva e non coercitiva alle decisioni comunitarie, una contrattazione delle parti, l’allargamento del modello democratico a tutto il mondo, la fratellanza fra gli uomini, il rispetto degli avversari, l’alternanza senza l’ausilio della violenza vengono indicati da Bobbio come caposaldi di una democrazia, che seppur cattiva, è preferibile ad una dittatura.
bobbio5La sua ultima riflessione autobiografica «Ho compiuto 90 anni il 18 ottobre. La morte dovrebbe essere vicina a dire il vero, l’ho sentita vicina tutta la vita. Non ho mai neppure lontanamente pensato di vivere così a lungo. Mi sento molto stanco, nonostante le affettuose cure di cui sono circondato, di mia moglie e dei miei figli. Mi accade spesso nella conversazione e nelle lettere di usare l’espressione ‘stanchezza mortale’. L’unico rimedio alla stanchezza ‘mortale’ è il riposo della morte. Decido funerali civili in comune accordo con mia moglie e i miei figli. In un appunto del 10 maggio 1968 (più di trent’anni fa) trovo scritto: vorrei funerali civili. Credo di non essermi mai allontanato dalla religione dei padri, ma dalla Chiesa sì. Me ne sono allontanato ormai da troppo tempo per tornarvi di soppiatto all’ultima ora. Non mi considero né ateo né agnostico. Come uomo di ragione e non di fede, so di essere immerso nel mistero che la ragione non riesce a penetrare fino in fondo, e le varie religioni interpretano in vari modi. Alla morte si addice il raccoglimento, la commozione intima di coloro che sono più vicini, il silenzio. Breve cerimonia in casa, o, se sarà il caso, in ospedale. Nessun discorso. Non c’è nulla di più retorico e fastidioso dei discorsi funebri” (Cronaca del funerale di Bobbio, in Repubblica 10 gennaio 2004)

 

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