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Accadde oggi: nasce Primo Mazzolari

13 gennaio

1990 – Nasce a Cremona Don Primo Mazzolari. Scrittore e partigiano, conosciuto come il parroco di Bozzolo, è stato sacerdote carismatico e profetico. Le sue idee, esposte in numerose opere, sono state in forte contrasto con le gerarchie religiose su temi quali la “Chiesa dei poveri“, la libertà religiosa, il pacifismo. Le sue pubblicazioni gli costarono la censura ecclesiastica e il divieto di predicare fuori diocesi.
(In fondo potrai vedere alcune sequenze da uno sceneggiato televisivo su Don Primo )
La sua opera intitolata “Il compagno Cristo” suscitò polemiche e scandalo tra le gerarchie ecclesiastiche e l’opinione benpensante, non solo cattolica. Sue le idee relative al “dialogo coi lontani“, alla distinzione tra errore ed erranti, riprese dal pontefice Giovanni XXIII.
Per i suoi numerosi scritti provocatori gli venne temporaneamente proibito dalla gerarchia cattolica di predicare fuori dalla sua diocesi, guadagnandosi così la fama di prete scomodo e di frontiera. Le sue idee anticiperanno alcune posizioni del Concilio Vaticano II. Sul piano politico, infine, i suoi atteggiamenti e la sua predicazione espressero una decisa opposizione all’ideologia fascista e ad ogni forma di ingiustizia e di violenza (tra l’altro nascose e salvò, durante la guerra, numerosi ebrei e antifascisti, come, dopo di essa, anche alcune persone coinvolte nel fascismo ingiustamente perseguitate).
Nel 1925 fu denunciato dai fascisti per essersi rifiutato di cantare il Te Deum dopo il fallito attentato a Mussolini ad opera di Tito Zaniboni. La notte del 1º agosto 1931 lo chiamarono alla finestra della canonica e spararono tre colpi di rivoltella che fortunatamente non lo colpirono. Nel 1932 divenne parroco di Bozzolo.
Dopo l’8 settembre partecipò attivamente alla lotta di liberazione, incoraggiando i giovani a parteciparvi, fu arrestato e rilasciato. Dovette vivere in clandestinità fino al 25 aprile del 1945, per sottrarsi ai fascistii; temeva, a ragione, di far la stessa fine di don Minzoni.
primo bolloDopo la guerra l’ANPI di Cremona gli riconobbe la qualifica di partigiano. Nel 1949 fondò il quindicinale ”Adesso” del quale divenne direttore. I suoi scritti attirarono le sanzioni dell’autorità ecclesiastica che portarono alla chiusura del giornale nel 1951. A luglio dello stesso anno venne imposto al sacerdote il divieto di predicare fuori diocesi senza autorizzazione, e il divieto di pubblicare articoli senza una preventiva revisione dell’autorità ecclesiastica. Il quindicinale poté riprendere le pubblicazioni a novembre ma don Primo dovette lasciare l’incarico di direttore, continuò tuttavia a scrivere alcuni articoli sotto pseudonimo. Proprio alcuni di questi scritti sul tema della pace attirarono nuove sanzioni; nel 1954 infatti fu imposto a don Primo il divieto assoluto di predicare e il divieto di pubblicare articoli riguardanti materie sociali.
Dagli inizi degli anni cinquanta don Primo aveva sviluppato un pensiero sociale vicino alle classi deboli (Nessuno è fuori della carità) e alle tematiche pacifiste che attirarono nuovamente le critiche e le sanzioni delle autorità ecclesiastiche fino a portarlo all’isolamento nella sua parrocchia di Bozzolo. Se l’istituzione lo reprimeva con durezza, non per questo il messaggio di Mazzolari si spense; ebbe anzi una notevole influenza, anche se per vie più nascoste. Veniva regolarmente invitato da Ernesto Balducci agli incontri annuali dei preti scrittori. Gli echi della riflessione di Mazzolari sull’obiezione di coscienza si ritrovarono così nel mondo fiorentino di Ernesto Balducci, sino ai livelli politici di Giorgio La Pira e di Nicola Pistelli, e fino al punto più noto della “germinazione fiorentina“, rappresentato nel 1965 dal don Lorenzo Milani di “L’obbedienza non è più una virtù“.
diario primoAnche don Milani aveva collaborato con Mazzolari scrivendo articoli per Adesso. Con la pubblicazione anonima di “Tu non uccidere“, nel 1955, Mazzolari attaccava a fondo la dottrina della guerra giusta e l’ideologia della vittoria, il tutto in nome di un’opzione preferenziale per la nonviolenza, da sostenere con un forte «movimento di resistenza cristiana contro la guerra» e per la giustizia, vista come l’altra faccia della pace. Al fondo c’era la nuova consapevolezza del significato dirompente della bomba atomica, che aveva cambiato il campo razionale entro il quale il realismo aveva potuto muoversi per giustificare l’extrema ratio della guerra. È solo verso la fine degli anni cinquanta, negli ultimi mesi di vita, che don Primo Mazzolari cominciò a ricevere le prime attestazioni di stima da parte delle alte gerarchie ecclesiastiche. L’arcivescovo di Milano Montini, futuro Papa Paolo VI, lo chiamò a predicare presso la propria diocesi; nel febbraio del 1959 Papa Giovanni XXIII lo ricevette in udienza privata e lo salutò pubblicamente come “Tromba dello Spirito Santo in terra mantovana“.
Numerosi i suoi scritti. Presente e forte la memoria delle sue predicazioni e dei suoi scritti di carattere sociale, nel cremonese e non solo. Interessanti i suoi Diari curati da Padre Aldo Bergamaschi per l’edizione EDE: brogliacci e agende nei quali il parroco di Bozzolo riversava se stesso, note di cronaca e schemi di conferenze o di omelie, impressioni sugli avvenimenti e appunti di letture, promemoria di colloqui o riflessioni..
Alla sua figura è stata dedicata anche la fiction televisiva “L’uomo dell’argine“.

 

Fonte

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