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Accadde oggi: uccisa Giuditta Tavani Arquati

25 ottobre1867 – Viene uccisa a Roma, nel rione di Trastevere, Giuditta Tavani Arquati da una pattuglia di zuavi delle truppe pontificie. La patriota faceva parte di un gruppo che voleva insorgere contro il governo di Pio IX, nel giorno in cui Garibaldi prendeva Monterotondo, nel corso della terza spedizione per liberare Roma. Insieme a Giuditta, incinta di un quarto figlio, vengono uccisi altri 8 cospiratori, tra cui il marito e un figlio dodicenne.

Una quarantina di patrioti, di cui 25 romani, si erano riuniti in via della Lungaretta 97, nella sede del lanificio di Giulio Ajani, per decidere sul da farsi, in merito alla liberazione di Roma dalla teocrazia pontificia. Il gruppo che era organizzato secondo le regole carbonare ( le cosiddette rivendite), preparava una sommossa per far insorgere Roma contro il governo di Pio IX e deteneva delle cartucce e un arsenale di fucili.
Le guardie pontificie, al comando di Luigi Rossi, arrivarono all’incirca all’ora di pranzo per una perquisizione. Si racconta che in quel momento la stessa Giuditta insieme ad altre donne si stesse preoccupando di preparare il pranzo per tutti. Di fronte alla situazione i ribelli chiusero e sbarrarono ogni accesso all’edificio e nella tensione vennero sparati dei colpi. Questo evento provocò di fatto l’attacco degli zuavi.
Dopo un tempo imprecisato in cui i combattimenti erano stati ripresi ed interrotti (si stima che furono necessarie diverse ore durante le quali i papalini furono costretti a chiamare rinforzi), gli zuavi riuscirono ad entrare nell’abitazione. Giuditta Tavani Arquati, era nell’ingresso e affrontò i nemici da sola, venne colpita più volte e, ferita, raggiunse il figlio ed il marito che vennero uccisi davanti ai suoi occhi. Dopo aver assistito all’eccidio, lei stessa fu trafitta dalle baionette dei gendarmi.
ademolloFiglia di Giustino Tavani, un difensore della Repubblica Romana, trasferitosi in esilio a Venezia dopo aver scontato una lunga pena nelle carceri pontificie, la Arquati crebbe in un ambiente che le fece acquisire saldi principi laici e repubblicani. Nel 1844 si sposò a quattordici anni con Francesco Arquati, seguendone il percorso politico di repubblicano risorgimentale. Insieme a lui si trasferì prima a Subiaco e poi nel 1865 a Roma.

tgarquati02Dopo la morte la figura di Giuditta Tavani Arquati divenne simbolo della lotta per la liberazione di Roma e per anni gli abitanti di Trastevere e le associazioni laiche e repubblicane commemorarono l’eccidio. Il 9 febbraio 1887 fu fondata l’Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati, che fu sede di numerose iniziative laiche e anticlericali. L’associazione fu sciolta nel 1925 dal Fascismo e, in seguito, ricostituita dopo la Liberazione. Grazie agli sforzi dell’Associazione e di altre istituzioni, nel 1909, piazza Romana, che si trovava nelle vicinanze del lanificio di via della Lungaretta, venne rinominata Piazza Giuditta Tavani Arquati.

Trastevere ricorda la patriota romana con una lapide e un busto posti accanto all’ex lanificio Ajani.

Riportiamo due documenti che ricordano il coraggio e la figura di Giuditta Taviani Arcuati.
La cronaca di Ugo Pesci dal “Fanfulla della domenica
Il 25 la popolazione di Roma andava per la prima volta in pellegrinaggio al numero 97 di via della Longaretta , dove era il lanificio di Giulio Ajani, a visitare la strettissima scala e la soffitta, per dove, sopraffatti dalla forza del numero, s’erano avviati sperando di trovar scampo i popolani sorpresi dagli zuavi; e dove cadde assassinata Giuditta Tavani che aveva visto cadere il marito Francesco Arquati e portava in braccio il piccolo Antonio settenne; e furono uccisi Giuseppe Gioacchini, Paolo Gioacchini, Giovanni Rizzo, Angelo Domenicali, Enrico Ferroli, Rodolfo Donnaggio e Francesco Mauro; uomini semplici, di buona fede, incapaci di calcolare quanto avrebbe potuto fruttar loro un giorno l’essere stati pronti al sagrifizio della vita per l’idea della Patria. La loro memoria, mi affretto a dirlo, era in quei giorni onorata da gente d’ogni partito. Soltanto più tardi – sintomo manifesto di decadenza! – s’è scoperto che v’è un patriottismo per i progressisti ed i radicali ad un altro per quelli di idee più temperate e conservatrici.
La commemorazione della patriota da parte dell’Associazione che porta il suo nome affidata ad una Donna di origine ebraica, memore dell’eccidio degli Ebrei Romani
Sono molto onorata di essere stata scelta a rappresentare l’Associazione Giuditta Tavani Arquati in occasione del 144° anniversario dell’uccisione della patriota, personaggio luminoso del nostro Risorgimento.
Questa cerimonia, che dovrebbe essere cara alla memoria dei romani e dei trasteverini, ma che ha sempre l’aria di svolgersi in un’atmosfera di semi-clandestinità, nonostante la presenza ufficiale di membri del Consiglio comunale, ha avuto nel corso della sua storia una vita tormentata. E’ stata spazzata via dal regime fascista, che si è persino impegnato a cancellare la memoria visiva dei patrioti che sono caduti per conquistare la loro e la nostra libertà. Ma l’iniziativa di coprire con uno strato di calce le lapidi dei caduti durante il Risorgimento non è andata a buon fine almeno in via della Lungaretta, proprio dove ci troviamo adesso. Perché colui che è stato a lungo presidente dell’Associazione, Spartaco Buffacchi di professione scalpellino, con grande audacia è riuscito a ripulire la lapide che ricorda Giuditta Tavani Arquati.
Un gesto, questo, che sarebbe piaciuto ai soci fondatori, soprattutto reduci della Repubblica Romana e parenti dei caduti, che avevano scelto come loro sede un’antica “rivendita” carbonara chiamata inizialmente “dei non-elettori del V mandamento” che comprendeva Borgo e Trastevere …Essi erano “non elettori” perché poveri, oltre ad essere irriducibili repubblicani. Allora il voto era appannaggio dei privilegiati; sarebbe bello che i giovani di oggi se lo ricordassero, e sentissero il diritto di voto come una conquista che viene da lontano – lasciatelo dire a me che questo diritto se lo è dovuto duramente conquistare: prima come ebrea, poi come donna.
In quanto donna ho un’attenzione particolare per la figura di Giuditta, cresciuta nella famiglia di un difensore della Repubblica Romana, andata sposa al patriota Francesco Arquati. Me la immagino molto simile alla donna colta nel momento della morte accanto al figlio giovinetto, così come l’ha ritratta nel 1888 il pittore Carlo Ademollo nel quadro che è esposto al Museo del Risorgimento di Milano…. Il Risorgimento e la Resistenza hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, un momento storico fondamentale per il nostro paese, e io non lo dimentico.

L’episodio dell’eccidio al lanificio Ajani è citato nel film di Luigi Magni “In nome del Papa Re” e potete vederne qui la sequenza.

 

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