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Accadde oggi: ucciso, in uno scontro con la polizia, lo studente Roberto Franceschi

23 gennaio

1973 – Lo studente Roberto Franceschi viene colpito da un proiettile sparato da un’arma in dotazione alle forze di polizia, nel corso di una manifestazione dell’Università Bocconi. La prima versione è quella di un sasso lanciato dai manifestanti, poi la verità: a sparare è stata la polizia. Roberto resterà in coma per una settimana e morirà il 30 gennaio.
La fondazione che porta il suo nome si occupa dei Diritti umani.
«Roberto era estremamente duro contro la superficialità, la faciloneria, il disprezzo per la cultura e la scienza: Egli era convinto che una attività politica non sorretta da una seria e continua analisi della situazione è sterile e cieca, per questo rifiutava la contrapposizione radicale tra politica e studio ritenendoli complementari: l’una stimola l’altro e viceversa…» (un compagno di studi) (In fondo si potrà vedere un filmato su una giornata dedicata al suo ricordo tenutasi nel 2009 e organizzata dalla Fondazione Roberto Franceschi)
Il 23 gennaio 1973 numerosi gruppi della sinistra extraparlamentare avevano indetto uno sciopero nazionale studentesco. Nella serata era programmata un’assemblea del Movimento Studentesco presso l’Università Bocconi. Fino ad allora le assemblee serali nelle università erano sempre state aperte alla partecipazione di chi avesse voluto prendervi parte (e non erano mai sorti problemi di sicurezza). Ma il Rettore della Bocconi, stabilì che potessero accedere all’Università solo gli iscritti, mostrando il libretto. La polizia, avvertita dal Rettore, circondò l’università con un nucleo di un centinaio di agenti del III Reparto Celere, per far rispettare con la forza le disposizioni del Rettore. All’avvicinarsi dei giovani diretti all’assemblea, molti di essi (universitari e no) vennero allontanati bruscamente: seguirono aspre contestazioni da parte dei giovani e nacque un breve scontro con gli studenti e i lavoratori. Mentre questi si allontanavano, agenti e funzionari di polizia spararono vari colpi d’arma da fuoco ad altezza d’uomo. Furono colpiti, alle spalle mentre fuggivano, lo studente Roberto Franceschi (raggiunto al capo) e l’operaio Roberto Piacentini (alla schiena). Piacentini, operaio della Cinemeccanica, venne subito caricato su un’auto che lo condusse al Policlinico. Franceschi fu invece soccorso da quattro compagni e trascinato, in preda ad una grave emorragia, nell’atrio di un edificio. Un medico e uno studente gli praticarono il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Rimase senza conoscenza e in coma per una settimana prima della morte.

anni70franceschiIl 3 febbraio si svolsero i funerali, con una partecipazione pacifica, silenziosa, immensa. Fu un momento di grande unità democratica contro la violenza; parteciparono alle esequie il sindaco, Aldo Aniasi, sindacati, partiti e organizzazioni politiche. Il Presidente della Camera dei Deputati, Sandro Pertini, inviò una corona d’alloro in segno di solidarietà.
La prima versione della Questura fu che il giovane era stato colpito da un sasso lanciato dai giovani contestatori. Caduta questa versione, le indagini si rivolsero verso gli agenti. La Questura, sulla base del rapporto del colonnello Scarvaglieri, avanzò la versione dell’‘agente in preda a raptus’: affermò infatti che l’agente di PS Gianni Gallo avrebbe sparato in stato di semi-incoscienza.
Si sono svolti diversi processi per accertare la verità sull’assassinio di Roberto Franceschi. Storia giudiziaria che purtroppo in Italia si è ripetuta molte volte, col medesimo copione!! La vicenda giudiziaria si protrasse per oltre vent’anni, furono stabilite responsabilità generiche delle forze dell’ordine, ma non si arrivò alla condanna del responsabile. Il primo processo si aprì nel 1979, dopo 6 anni dall’uccisione di Roberto. Furono cinque gli imputati. Il secondo processo penale, nei confronti del vicequestore Tommaso Paolella imputato di omicidio volontario si concluse nel 1984 con l’assoluzione per insufficienza di prove. La famiglia di Franceschi decise quindi di agire in sede civile contro il Ministero dell’Interno per il risarcimento del danno. Si accertò che il colpo omicida era partito da uomini delle forze di polizia, che a sparare furono almeno in cinque e che l’impiego delle armi da fuoco contro i manifestanti era avvenuto in assenza di legittimi presupposti.
RobertoFranceschi06L’agente Gallo fu assolto dall’accusa di omicidio preterintenzionale; il brigadiere Puglisi e il capitano Savarese vennero condannati a 1 anno e 6 mesi con la condizionale per falso ideologico. Sostituirono le cartucce delle armi che avevano sparato redigendo poi un falso verbale. Il processo contro il vicequestore Paolella, inchiodato da perizia chimica sugli indumenti e indicato da testimoni come colui che sparò contro i manifestanti, terminò, in appello, con l’assoluzione con formula piena.
I processi civili stabilirono dunque la responsabilità del Ministero e un risarcimento già concesso nel 1990 e che, nell’ultima sentenza del 1999, fu definitivamente fissato in 600 milioni di lire, con i quali è stata finanziata la Fondazione Roberto Franceschi.
La Fondazione si è costituita nel 1996 e svolge attività culturale nel campo delle ricerche sociali, dei diritti umani, dell’educazione alla mondialità. Questa scelta vuole ricordare il percorso ideale, di forte impegno intellettuale e sociale, che aveva intrapreso il giovane. Franceschi, già durante il Liceo aveva sviluppato i propri interessi sociali e politici, legandosi al Movimento Studentesco. Anche all’università era apprezzato dagli insegnanti e dagli studenti, per l’impegno non solo in campo culturale, ma anche in quello sociale e politico. Diventato uno dei leader dell’organizzazione politica Movimento Studentesco, studente brillante e colto, si impegnò per controbattere la tendenza allora diffusa a privilegiare l’attività politica quotidiana e militante rispetto all’approfondimento culturale e scientifico.

Lo ricordano oltre alla Fondazione:

  • un monumento, opera collettiva di 40 artisti, posto sul luogo dell’omicidio, all’angolo tra Via Bocconi e Via Sarfatti. Il monumento fu commissionato dal Movimento Studentesco e collocato nel 1977;
  • una lapide, posta presso l’Aula Magna dell’Università Statale di Milano;
  • una scuola, l’Istituto Comprensivo Roberto Franceschi di Milano.

Visita il sito della Fondazione Roberto Franceschi, cliccando qui sotto
www.fondfranceschi.it

 

Fonte

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