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Accadde oggi: ultima condanna a morte in Italia

04 marzo

1947 – Viene eseguita l’ultima condanna a morte in Italia. All’alba vengono fucilati, alle Basse di Stura vicino a Torino, La Barbera, Puleo e D’Ignoti, i tre autori di una strage avvenuta due anni prima in una cascina del torinese. L’allora capo dello Stato Enrico De Nicola aveva respinto la richiesta di grazia.
L’abolizione definitiva della pena di morte fu sancita il primo gennaio 1948 dalla Costituzione Italiana, salvo che nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.
Solo nel 2007 la pena di morte viene abolita completamente dalla Costituzione anche nel caso di leggi di guerra. (In fondo un filmato di Amnesty International contro la pena di morte, premiato a Cannes nel 2001)
villarbasse_02Erano criminali comuni: avevano ucciso a bastonate dieci contadini di Villarbasse. Il conflitto tra Alleati ed ex partigiani chiude la strada alla “grazia”. A Torino nel 1947, vanno al muro gli ultimi tre “giustiziati” d’Italia.
La Repubblica era già nata. I “padri costituenti” stavano scrivendo il famoso articolo 27 che vieta la pena capitale. L’Amnistia Togliatti (giugno ’46) aveva salvato la vita a decine di criminali di guerra fascisti gia’ condannati alla fucilazione. Ma per quei tre criminali comuni non si commosse neppure il presidente De Nicola. Era importante sottolineare che gli antifascisti non c’entravano nulla con la strage di Villarbasse. “Come il giorno del massacro anche il quattro marzo 1947 era un martedi” scriveva Gian Franco Vene’, che a “Quelli di Villarbasse: gli ultimi giustiziati in Italia” ha dedicato un “giallo – verita” pubblicato nell’84 da Bompiani.
Giovanni Puleo, Francesco La Barbera, Giovanni D’Ignoti erano sbandati in Piemonte. Il 20 novembre del ’45 decisero con un quarto complice (che venne ucciso a colpi di lupara da sconosciuti colleghi prima di essere arrestato) di rapinare la cascina Simonetta di Villarbasse, alla periferia di Torino. Un’azienda modello che assoldava braccianti e pagava in contanti. I quattro cercavano la cassaforte, qualcuno li riconobbe e i rapinatori decisero di eliminare tutti. Ammazzarono dieci persone a bastonate per poi buttarle ancora agonizzanti in un pozzo. Una strage atroce. All’inizio delle indagini gli Alleati puntarono il dito sui gruppi ex partigiani. Quando la verità venne scoperta, non dovevano esserci ambiguità. Il clima politico era rovente. Un reparto di “celerini” sparò alla schiena ai tre. Prima di chiudere l’epoca delle esecuzioni bisognava eliminare ogni dubbio sulle responsabilità della strage.

villarbasse 3
cop_Villarbasse_h300Ancora pochi giorni e forse i tre imputati avrebbero scontato una pena diversa, una condanna esemplare, il carcere a vita. Ma si decise lo stesso di procedere con la massima pena, la fucilazione, senza grazia, senza attese, con lo scopo di punire l’efferatezza e la mancanza di scrupoli che avevano visto protagonisti i quattro accusati. All’esecuzione erano presenti anche alcuni giornalisti, tra cui Giorgio Bocca, che ha rievocato l’episodio in un articolo uscito su La Repubblica il 4 marzo 2007, intitolato: “Pena di morte quell’ ultima volta nell’ Italia ‘ 47
Nel 2009, edito da BeccoGiallo, è uscito il volume a fumetti “Villarbasse – La cascina maledetta“, sceneggiato da Leonora Sartori e disegnato da Sergio Marcoccia, che ripercorre gli eventi di quei tragici giorni. Dal fumetto sono tratte le immagini qui riprodotte.

 

Fonte

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