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Accordo con Di Maio? Nel Pd c'è chi dice no e invoca #Renzitorna

Alla possibilità che Renzi, dopo quasi due mesi, possa ritirare le dimissioni quasi nessuno sembra credere, al momento. Ma – avverte un parlamentare – le cose potrebbero anche cambiare se dovesse esserci un coro ad invocare il suo ritorno.

Coro già partito sui social network con l’hashtag #Renzitorna. Con l’ex segretario, assicura Martina, il dialogo è costante, “ci sentiamo con regolarità, l’ultima volta mezz’ora fa”, dice. Di certo l’accelerazione impressa al dialogo con i Cinque Stelle ha colto di sorpresa più di un esponente renziano.

La scelta di Martina si giustifica anche con il modus operandi scelto da quando ha preso in mano il partito, nel nome della collegialità: sentire tutti e poi decidere insieme.

E su #twitter i renziani lanciano l’hashtag #Renzitorna https://t.co/cgEyAqkQgn

— Il Messaggero (@ilmessaggeroit) 24 aprile 2018

E dai big del partito, Renzi escluso, sembra essere arrivato un via libera ai Cinque Stelle condizionato alla chiusura da parte di Di Maio del Forno Salvini. “Un fatto politicamente molto importante”, come lo definisce Martina al quale – è la speranza dei governisti – potrebbero seguirne degli altri. “Combatto, proverò fino in fondo a trovare l’accordo con il M5s”, assicura il reggente. Parole che fanno ripartire la batteria renziana, al lavoro da giorni contro ogni ipotesi di trattativa: “Martina proverà fino in fondo? se queste dichiarazioni non verranno rettificate e smentite vuol dire che la direzione Pd si è già tenuta alla trasmissione di Vespa”, scrive Michele Anzaldi in una nota.

“Il Pd valuti se chiedere a Renzi il ritiro delle dimissioni”. @davidallegranti intervista @Michele_Anzaldi, che spiega: “Un’alleanza #M5SPD sarebbe un voltafaccia ai nostri elettori”https://t.co/orlTh8OBis

— Il Foglio (@ilfoglio_it) 25 aprile 2018

“Leggo le dichiarazioni del reggente Martina e mi chiedo se non mi sono persa qualcosa: non si era detto di fare la direzione nazionale per decidere il percorso insieme?”, scrive Alessia Morani su Twitter con l’aggiunta dell’hashtag #senza di me, coniato dai renziani per marcare la loro contrarietà al dialogo con i grillini. segno che non ha sortito effetto l’appello lanciato da Martina alla manifestazione dell’Anpi a Roma: “Mettiamo da parte gli hashtag e ripartiamo dalla politica”.

Tra i renziani c’è ancora la certezza che tra Di Maio e Salvini covi ancora più di una fiammella. Anzi: che tra i due ci sia un accordo per fare il governo dopo aver ridotto il Pd ai minimi termini. Per Martina, invece, il fuoco si è estinto definitivamente con le parole pronunciate dal capo politico del M5s all’uscita dal colloquio con Fico. Domani il secondo round di consultazioni prima che il presidente della Camera torni al Colle per riferire.

Leggo le dichiarazioni del reggente #Martina e mi chiedo se non mi sono persa qualcosa: non si era detto di fare la direzione nazionale per decidere il percorso insieme? #senzadime

— Alessia Morani (@AlessiaMorani) 25 aprile 2018

E sempre oggi, al termine delle consultazioni, potrebbe arrivare la convocazione della direzione dem chiamata a esprimersi sul percorso da prendere. Al parlamentino Pd spetta l’ultima parola ma intanto il capogruppo Pd a Palazzo Madama, l’ultra renziano Andrea Marcucci, convoca i senatori il 2 maggio per un confronto sul bivio di fronte al quale si trova il partito: prendere la strada del governo con i 5 stelle o quella del voto. Una scelta, quella di Marcucci, che assomiglia molto a un test sul peso attuale delle truppe renziane in Parlamento. Una versione che, tuttavia, non sembra convincere Martina: “Non credo che Renzi abbia convocato i senatori per contarsi, si tratta di allineare le discussioni che faremo anche nei gruppi parlamentari con la discussione nazionale”.

Ma l’iniziativa di Marcucci non è la sola ad apparire come apertamente ‘ostile’ al reggente: il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, oggi ha invitato Renzi a ritirare le dimissioni dal Nazareno, vista la complessità del passaggio che ci si trova ad affrontare. “Non uno sgarbo nei miei confronti”, spiega Martina, “ma certo la scelta di Renzi di dimettersi dopo il 4 marzo va rispettata”.

In caso di alleanza. E lo confermo https://t.co/lh2avTfLKZ

— Carlo Calenda (@CarloCalenda) 25 aprile 2018

Il rischio di ritorno alle urne comunque c’è: Maurizio Martina lo dice al termine di una giornata dedicata alle celebrazioni della Liberazione dal Nazifascismo ma durante la quale il tema della trattativa con il Movimento 5 Stelle ha toccato i discorsi di tutti i leader, da destra a sinistra. Nel Partito Democratico c’è la netta sensazione che la spaccatura possa arrivare da un momento all’altro, anche perchè l’ala ‘governista’ favorevole a un accordo con i pentastellati va allargandosi acquisendo forza politica.

I renziani mantengono la maggioranza numerica della direzione, dell’assemblea e soprattutto dei gruppi parlamentari. L’ex segretario, date queste premesse, rimane il deus ex machina di ogni decisione anche se su di lui e sul partito incombe il rischio di un ritorno anticipato alle urne. “Le possibilità di tornare a votare a ottobre sono non poche”, avverte Martina nello studio di Bruno Vespa aggiungendo di considerare l’ipotesi “un rischio per il Paese, da evitare”.

E lo spettro di un voto a breve sembra essere l’elemento che consiglia prudenza all’ex segretario: silente da giorni, oggi è tornato in piazza fra la gente, limitandosi a lanciare un sondaggio, quasi un gioco, sul gradimento di un eventuale governo Pd-M5s. Le risposte sono state le più diverse e d’altra parte a Renzi non serve interrogare i passanti per decidere la strada da prendere.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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