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Accordo fatto, ma al Senato il governo giallo-verde ballerà parecchio

Anche dopo la lunga riunione all’hotel President di Milano, servita a “mettere a punto di dettagli”, Luigi Di Maio e Matteo Salvini al Senato rischiano di non poter dormire sonni tranquilli. Ironia della sorte, un eventuale governo targato M5s-Lega avrebbe 2 voti in meno dell’acerrimo ‘nemico’ Matteo Renzi: le truppe pentastellate e leghiste al Senato possono infatti contare su 167 voti a favore, mentre l’esecutivo guidato dall’allora segretario del Pd incassò a palazzo Madama la prima fiducia con 169 sì (stessa cifra poi ottenuta dal successivo governo Gentiloni).

Insomma, nella sfida del pallottoliere, almeno sulla carta, i dem battono gli avversari che si apprestano a siglare un accordo di governo.

L’esecutivo giallo-verde avrebbe una maggioranza schiacciante alla Camera, con 346 voti (222 deputati M5s e 124 leghisti). Quindi, 30 voti di scarto rispetto alla maggioranza assoluta di 316.

Meno tranquilla è invece la situazione al Senato, dove l’esecutivo a cui stanno lavorando Di Maio e Salvini avrebbe sì la maggioranza assoluta di 161 voti, ma con una forbice molto ristretta, solo 7 voti, che potrebbe riservare spiacevoli sorprese qualora i gruppi parlamentari non si dovessero presentare compatti al momento delle votazioni.

Al Senato i leghisti sono 58, i senatori pentastellati 109 (anche se manca ancora un seggio da assegnare in Sicilia), per un totale di 167 voti.

Le altre forze politiche, che a meno di accordi in extremis dovrebbero tutte stare all’opposizione, possono contare su 151 voti: 61 Forza Italia; 52 Pd; 8 per le Autonomie; 12 gruppo Misto e 18 Fratelli d’Italia.

Proprio i 18 senatori di FdI potrebbero rappresentare un bacino di voti che metterebbe in sicurezza l’eventuale esecutivo, garantendogli una maggioranza di ben 185 voti. 

I precedenti di Letta, Renzi e Gentiloni…

Tornando indietro nel tempo, il governo Renzi incassò nel febbraio del 2014 169 sì alla prima fiducia a palazzo Madama, contro 139 no.

Stessi numeri a favore per Paolo Gentiloni nel dicembre del 2016 (169 sì). Enrico Letta, sempre al Senato, poteva contare invece su un’ampia maggioranza bipartisan che nel settembre del 2013 votò la fiducia con 235 sì.

…e quello di Berlusconi

Tornando ancora più indietro nel tempo, il record più basso di voti favorevoli al Senato lo detiene il primo governo Berlusconi: nel maggio del 1994 il primo esecutivo guidato dal cavaliere incassò 159 sì contro 153 no.

Più alti i numeri, sempre al Senato, degli governi che si sono succeduti dopo Tangentopoli nella seconda Repubblica: il primo governo Prodi nel ’96 ottenne 173 sì contro 139 no; il secondo Berlusconi nel 2001 si assicurò la fiducia a palazzo Madama con 175 sì contro 133 no.

Il terzo governo Berlusconi nel 2005 ottene 170 sì (117 i voti contrari). Il secondo governo Prodi si fermò a quota 165, contro 155 no e fu sfiduciato sempre al Senato nel gennaio del 2008 con soli 156 voti a favore a fronte di 161 voti contrari e un astenuto (che allora valeva come voto contrario).

Infine, il quarto governo Berlusconi ottenne 173 sì contro 137 no e il governo Monti, nel novembre del 2011 – anche in questo caso era un esecutivo di larghe intese, come il governo Letta – incassò 281 voti a favore. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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