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Addio al piccolo Charlie, l'ospedale stacca la spina

Il 29 giugno è l’ultimo giorno di vita di Charlie Gard, il bambino britannico di 10 mesi affetto da sindrome di deperimento mitocondriale, una rara malattia genetica, ritenuta incurabile. L’equipe medica del Great Ormond Street Hospital, che lo ha in cura, ha deciso di ‘staccare la spina’. Ad annunciarlo sono gli stessi genitori, Chris Gard e Connie Yates, che si erano impegnati in una lunga battaglia legale per portare invece il piccolo negli Usa e sottoporla a una cura sperimentale. Una battaglia legale perduta, la cui ultima tappa è stata la Corte Europea per i diritti umani, che – come i tribunali britannici prima – ha respinto l’ultimo ricorso della coppia, alla quale i medici dell’ospedale pediatrico londinese non hanno nemmeno consentito di trasportare il bimbo a casa per l’ultimo saluto. “Non soltanto ci è stato impedito di portare nostro figlio in un centro specializzato negli Usa – hanno detto i genitori – ma ci viene proibito di decidere dove nostro figlio possa morire, a casa sua tra l’affetto di genitori, parenti e amici”. Secondo i medici britannici e i tribunali che hanno esaminato la vicenda non esisterebbero concrete possibilità di miglioramento o di prolungamento della vita di Charlie e anche le terapie sperimentali non offrono alcun tipo di certezza.

Le ragioni del verdetto di Strasburgo

Si conclude così un caso che ha commosso il mondo. Sono 83 mila le persone che avevano partecipato alla colletta per pagare al bimbo il trasferimento negli Usa e le costosissime cure sperimentali, raccogliendo 1,3 milioni di sterline. “Una speranza era stata alimentata nei giorni scorsi proprio dai giudici europei che avevano imposto misure preventive per continuare a tenere in vita Charlie in attesa che la corte di Strasburgo si pronunciasse in via definitiva”, spiega La Stampa, “nel loro ricorso i genitori del bimbo avevano sostenuto che l’ospedale di Londra aveva bloccato l’accesso a un trattamento per mantenere in vita il piccolo violando cosi il diritto alla vita e anche quello alla libertà di movimento”.
 
“La corte europea alla fine ha però respinto la loro istanza – prosegue il quotidiano torinese – tenendo conto ‘del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell’accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche’. È stato affermato quindi che non spetta al tribunale di Strasburgo il compito di sostituirsi alle competenti autorità nazionali. Inoltre i giudici hanno rilevato che ‘le decisioni dei tribunali nazionali sono state meticolose e accurate e riesaminate in tre gradi di giudizio con ragionamenti chiari ed estesi che hanno corroborato sufficientemente le conclusioni a cui sono giunti i giudici”. 

“Soltanto altri sedici casi al mondo”

“I dottori sostengono che Charlie non può sentire, muoversi, piangere o deglutire e che i suoi polmoni funzionano solo grazie alla macchina a cui è attaccato”, si legge sul Corriere della Sera, “il piccolo avrebbe anche subito danni cerebrali irreversibili. A loro giudizio, il trattamento sperimentale americano cui i genitori vorrebbero sottoporlo non avrebbe migliorato le sue condizioni. Ma solo due settimane fa la madre aveva pubblicato su Facebook una foto di Charlie con gli occhi aperti: ‘Un’immagine vale più di mille parole’, aveva scritto. Il calvario giudiziario dei genitori era cominciato a marzo, quando la coppia si era rivolta a un tribunale per tentare di fermare la mano dei medici, i quali ritenevano di aver esaurito tutte le opzioni di trattamento disponibili”.

“Il piccolo era nato apparentemente in buona salute lo scorso 4 agosto. Ma dopo otto settimane aveva cominciato a perdere forze e peso. Portato in ospedale, gli era stata diagnosticata la sindrome di deperimento mitocondriale, che provoca il progressivo indebolimento dei muscoli”, continua il ‘Corriere’, “ci sono soltanto sedici casi al mondo, ma purtroppo entrambi i genitori sono portatori del difetto genetico e quindi Charlie è venuto al mondo segnato dal destino. Da allora il bambino è in terapia intensiva, intubato, e secondo i medici non ha speranze di sopravvivere: per cui meglio staccare tutto per evitargli ulteriori sofferenze”.

Le reazioni dei politici italiani

La vicenda ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica anche al di fuori del Regno Unito, irrompendo nella discussione politica. 

Massimiliano Fedriga, capogruppo alla camera della Lega, ha fatto appello a Papa Francesco “perché intervenga con la sua autorevolezza per fermare la sentenza di morte verso Charlie. È inaccettabile che un tribunale sentenzi la fine di un bambino innocente contro la volontà dei genitori, contro l’amore di mamma e papa’”. Gli fa eco Lorenzo Cesa (Ppe): “La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo è grave e vergognosa. Il piccolo Charlie, ricoverato in un ospedale di Londra, soffre di una malattia genetica rara. La decisione dei giudici di sospendere i trattamenti sanitari – contestata dai genitori del piccolo – ci lascia senza parole”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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