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Addio Hard Brexit. Così Londra perde potere con l'Ue

L’esito del voto in Gran Bretagna rappresenta un boomerang per Theresa May, aumenta l’instabilità politica, rende più debole il governo in vista del negoziato per l’uscita dalla Ue e non agevola il cammino dell’economia. E’ questo, in sintesi, il parere degli analisti sul risultato elettorale, secondo cui l’ipotesi ‘Hard Brexit’ è destinata a finire in soffitta.

“Prevediamo una maggiore instabilità politica – sostiene Morgan Stanley – una ridotta rappresentanza politica dei conservatori alle Camere e una maggioranza parlamentare più esigua. Questo significa maggiori rischi per il voto di fiducia sulla Brexit e più difficoltà nella ricerca di un compromesso. Tuttavia l’indebolimento del governo renderà più difficile far passare una ‘Hard Brexit'”. Nel breve termine, suggeriscono gli analisti di Morgan Stanley, “l’incertezza politica e le divisioni sulla Brexit indeboliranno l’economia. Tuttavia, la prospettiva di un allentamento della politica di bilancio e la rinuncia a una ‘hard Brexit’ determineranno, a medio termine, un miglioramento dell’outlook per il Pil”.

Secondo Azad Zangana, Senior European Economist, di Schroders, il risultato elettorale è “disastroso per i conservatori, che probabilmente resteranno al potere con un governo di minoranza, mentre il futuro politico di Theresa May è messo in discussione, il che implica un governo meno stabile”. Per l’analista, è improbabile che la Bank of England modifichi la propria politica nel breve termine, mentre per quanto riguarda la Brexit “la posizione negoziale del Regno Unito esce seriamente danneggiata. In assenza di un mandato forte”, sostiene Zangana, “l’Europa può ignorare le richieste del Regno Unito. Anche la minaccia di Londra di ritirarsi dalle trattative ora sembra vacua e priva del supporto del popolo britannico”. Anche famiglie e imprese, aggiunge, saranno preoccupate per l’incremento dell’incertezza politica e per questo l’economista si attande “una frenata nella spesa dei consumatori e negli investimenti delle imprese che aggraverà il rallentamento già in corso”.

Il rischio, rileva Alix Steward, un altro analista di Schroders, “è che i prezzi salgano più delle attese, a causa probabilmente di una combinazione di maggiore spesa pubblica e sterlina più debole”. Per lo Strategy team di Standard life investments, “il Partito conservatore probabilmente sarà in grado di formare un governo sostenuto formalmente o informalmente dal Democratic unionist party (Dup), che ha sostenuto l’uscita dall’Unione europea, ma non è ancora chiaro se sarà Theresa May a guidare questo nuovo governo”. Tutto ciò, affermano gli analisti di Sli, “aumenta l’incertezza sul percorso dei negoziati sulla Brexit. Non solo darà più voce alle diverse opinioni all’interno del partito conservatore, ma la posizione del Dup e degli altri maggiori partiti dovrà essere incorporata nel processo dei negoziati sull’exit. Sebbene il risultato aumenti l’incertezza sull’iter della Brexit, questa necessità di compromesso potrebbe spingere il governo verso un approccio più conciliatorio nei negoziati”.

Leggi anche l’analisi sul Sole 24 ore.

Per quanto riguarda la politica economica, un governo più debole e le difficoltà per la Brexit consentiranno di “ridurre ulteriormente l’austerità. I conservatori continuano a favorire una minore imposizione fiscale, ma hanno abbandonato la promessa di non aumentare le tasse”.

Anche Jim Leaviss, capo del Retail Fixed Interest di M&G Investments scommette sulla formazione di un Governo di coalizione tra Conservatori e Dup e ritiene possibile che “Theresa May si dimetta da un momento all’altro”, dato il “risultato personale insoddisfacente”. Questa incertezza, aggiunge, “sembra non essere utile ai negoziati del Regno Unito sulla Brexit, che dovrebbero iniziare il 19 giugno. I conservatori”, dice Leaviss, “sono andati decisamente male nelle circoscrizioni che avevano votato per il ‘Remain’. Forse questo risultato riflette in parte il rifiuto alla dichiarazione della May sul ‘nessun accordo è meglio di un cattivo accordo e aumenta le possibilità di una Brexit più soft (e una possibile permanenza nel mercato unico) o di un altro referendum in materia, che potrebbe essere il prezzo del sostegno al nuovo governo da parte dei Liberal Democratici”.

Con un Partito Conservatore debole inoltre, osserva l’analista, “potrebbero esserci minore austerità e minore stretta fiscale in futuro, ma non ci sarà tuttavia un forte aumento nell’emissione di Gilt (i titoli del debito pubblico, ndr)”. Secondo Leaviss, “l’impulso alla crescita dell’economia britannica si sta affievolendo man mano che l’anno va avanti. La crescita delle vendite retail, i prezzi degli immobili e i redditi aggiustati all’inflazione stanno indebolendo quello che rimane di un’economia molto deteriorata. Il risultato delle elezioni e la continua incertezza che comporta suggeriscono che questo trend continuerà”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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