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Adesso è ufficiale, un disastro l’accoglienza a tutti i costi

Adesso è ufficiale, un disastro l'accoglienza a tutti i costiPer quantificare l’invasione di clandestini il nostro governo ha aspettato l’esodo di Ferragosto. Il Giornale aveva richiesto quei dati, senza ottenerli, già due settimane fa. Sono stati resi pubblici quando si sperava che a leggerli ci fosse il minor numero di italiani possibile. Una vecchia tattica che non fa neppure buon brodo.

La broda in cui galleggia il dato sui 116.944 migranti approdati nell’ultimo anno, 62.982 dei quali scaricati dalle navi di «Mare nostrum», è il brodo dell’inefficienza. E della sottovalutazione. Lo diciamo per esperienza diretta.Partiamo dall’inizio. Ovvero da febbraio. Già allora, mentre il governo Renzi inizia l’attività, i funzionari del Viminale presenti in Libia segnalano, dati e prove alla mano, come l’Italia sia minacciata da un ondata migratoria senza precedenti. Il Giornale – presente allora in Libia – raccoglie dalla viva voce di quegli uomini la descrizione dell’imminente pericolo. Un pericolo generato innanzitutto dalla sirena di «Mare nostrum». Già allora la missione si sta rivelando una gigantesca calamita capace di solleticare l’avidità dei trafficanti di uomini e di spingere verso le coste libiche masse umane senza precedenti. «Qui in Libia – spiegano a febbraio gli uomini del Viminale a Tripoli – stanno arrivando frotte di clandestini provenienti da zone come il Bangladesh e o l’Estremo oriente che in precedenza non avevano alcun interesse per queste rotte. E dietro a quelli già sbarcati ci sono quelli in attesa. Ormai si è sparsa la voce che la traversata è facile e che le nostre navi andranno a salvarli. A fine inverno verremo sommersi dai nuovi arrivi».

A queste segnalazioni si aggiungono quelle delle autorità libiche ancora disposte a vigilare sul fenomeno. «Le nostre organizzazioni criminali temevano le operazioni dei vostri militari sulle nostre coste. Non appena hanno capito che puntavate soltanto a salvare i naufraghi sono tornati a lavorare più di prima. Grazie a Mare nostrum i loro affari si sono moltiplicati», spiega sempre a febbraio un ufficiale della polizia libica intervistato dal Giornale a Zuwara, il porto tra Tripoli e la costiera tunisina base di tante organizzazioni di trafficanti di uomini.

A favorire lo tsunami, foriero dell’ondata di 101mila clandestini sbarcati dal primo gennaio al 15 agosto, si aggiunge l’assoluta mancanza di controllo sulle frontiere meridionali della Libia. Già a febbraio i rapporti della nostra intelligence a Tripoli spiegano che le milizie jihadiste attive in quelle zone stanno scoprendo i facili guadagni facili garantiti dal contrabbando di umani. L’aumento esponenziale di clienti moltiplica inoltre il numero delle organizzazioni criminali libiche pronte a gettarsi nell’affare. «Le bande dei trafficanti di uomini che operano sulle coste libiche sono sempre di più e non offrono neppure le precarie garanzie del passato. Pur d’incassare – raccontano al Giornale i funzionari del ministero dell’Interno a Tripoli – fanno salire i migranti su barche di fortuna convincendoli che – comunque vada – si salveranno grazie alle nostre navi. Ma quelle barche rischiano di colare a picco ad un miglio dalla coste libiche».

A queste segnalazioni si aggiungeva l’allarme per un operazione destinata a trasformarsi in un’inarrestabile maledizione. «Quando finiranno i fondi e le nostre navi smetteranno di operare, i mercanti di uomini pur d’incassare continueranno a metter barche in mare e l’Italia – spiegavano le fonti del Giornale – rischierà l’accusa d’aver favorito una nuova ecatombe. Per questo bisogna trovare una soluzione, programmare una via d’uscita».

Da quando gli uomini del Viminale a Tripoli hanno incominciato a lanciare questi allarmi sono passati sei mesi. Eppure il governo Renzi non ha programmato alcunché. Ha soltanto continuato a ignorare gli avvertimenti lanciati dai suoi uomini a Tripoli trattandoli alla stregua d’inutili Cassandre. E ora, invece di presentare una via d’uscita pratica dalla maledizione chiamata Mare nostrum, non sa far di meglio che metter la sordina di Ferragosto ai numeri prova dell’inequivocabile fallimento.

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