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Adesso Lula è a un amen dalla prigione

Attorno alla sede del sindacato di sinistra dei metalmeccanici si è radunata una folla di centinaia di persone. Dentro c’è un ex presidente che da ieri è ufficialmente fuggiasco: Luiz Inacio Lula, una volta speranza del Brasile ed oggi chiamato a scontare una dura pena detentiva. I giornali già pubblicano la piantina della cella dove sarà rinchiuso. Non sarà un trattamento di riguardo.

Secondo altre indiscrezioni rimbalzate sui media, Lula ha posto una sola condizione per consegnarsi, quella di poter assistere oggi alla messa in suffragio della moglie, Marisa Laticia, morta nel febbraio dello scorso anno e che oggi avrebbe compiuto 67 anni. Dopo di ciò, entrerà in carcere e ci resterà, salvo sorprese, per 12 lunghi anni. Al momento, comunque, è a Sao Bernardo do Campo, nella storica sede del sindacato metalmeccanico alle porte di San Paolo, con una folla di sostenitori che gli fa da scudo. La messa per la moglie di Lula è in programma alle 9:30 locali nella sede del sindacato alla presenza dei familiari.

La sua vicenda politica e personale sta spaccando il Brasile. “Un attacco alla Costituzione” la definiscono i suoi sostenitori, adesso che l’ex leader del Partito dei lavoratori si è visto respingere il ricorso alla Corte Suprema, in cui aveva chiesto la sospensione della pena fino alla conclusione di tutti i gradi del giudizio. Avrebbe potuto così presentarsi alle prossime elezioni, guadagnando tempo e forse anche un certo potere di interdizione, se non molto di più. Lula, che è stato presidente del Brasile dal 2003 al 2011, veniva considerato fino a ieri tra i candidati in pole position per un terzo mandato alle elezioni in calendario il prossimo ottobre. Invece per un voto, 6 contro 5, l’alta Corte ha respinto l’istanza e il giudice Sergio Moro, icona della lotta alla corruzione in un Paese che sa bene cosa la corruzione sia, gli ha concesso non più di 24 ore per presentarsi volontariamente alle autorità giudiziarie.

Non è solo il Brasile a spaccarsi. Messaggi di solidarietà sono arrivati a Lula dai leader della sinistra sudamericana come il presidente del Venezuela Nicolas Maduro, il boliviano Evo Morales, il presidente cubano Raul Castro e l’ex presidente cileno Ricardo Lagos. Per la presidente del Partito dei lavoratori brasiliano, Gleisi Hoffmann, Moro “è un giudice armato di odio e rancore, senza prove in un processo senza delitti, che ha emesso un mandato di cattura contro Lula prima ancora che siano esauriti i tempi per i ricorsi con una carcerazione politica che ci riporta ai tempi della dittatura“. Un fantasma che la democrazia brasiliana non è mai riuscita ad esorcizzare. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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