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Adozione coppia gay, le mamme: Deve prevalere l’interesse del minore

TRIESTE – Anche oggi, anzi oggi più che mai vista l’attenzione mediatica, la coppia di lesbiche che per prima in Italia ha ottenuto (la ‘mamma sociale’, l’altra è mamma biologica) l’adozione di una bimba, è chiusa in un impenetrabile riserbo. Ma, attraverso l’avvocato che le assiste, Maria Antonia Pili, trapela un principio: “Ogni caso di adozione è importante che sia valutato a sè, nell’interesse prevalente del minore”. Lo esprime lei, le due mamme “condividono appieno”. Insomma, ogni caso va esaminato “preliminarmente dagli avvocati che si occupano del ricorso, poi dal Tribunale per i Minorenni e dai suoi consulenti specialisti”. Vale a dire che non bisogna ricorrere all’adozione “indiscriminatamente”.Appena rientrata a Roma dalle vacanze, la coppia e la bimba si godono le ultime giornate di tranquillità agostana, forti di una sentenza che conferma l’ambiente affettuoso e stabile da un punto di vista economico-assistenziale, nel quale la bimba vive da sempre.
Ad affrontare l’onda mediatica è la legale, che nel tourbillon della polemica confessa di aver ricevuto messaggi da “molti giuristi per congratularsi”. Qualcuno parla di una vittoria “storica”.Oltretevere, però, dal Vaticano, il quotidiano cattolico Avvenire tuona “il danno è fatto ed è enorme”, e non fa sconti: “Volevano andare oltre il loro amore lesbico. In sfregio alle leggi, e al normale buon senso, hanno preteso di ‘sposarsi’, acquisendo in qualche Paese facile un pezzo di carta che in Italia non vale nulla”. Si sono poi pagate “ciò che la legge nel nostro Paese, e la natura, non avrebbero consentito: la vita di un bambino”.
 
Infine, un interrogativo: “Che succederà quando due uomini si presenteranno con un figlio comprato all’estero, strappato alla donna che lo ha partorito e al suo utero pagato e calpestato? Perchè a loro si dovrebbe dire di no?”.
 
Dal mondo cattolico si fa sentire anche l’Aiart, che chiede ai media di non distorcere l’idea di famiglia.E anche se i magistrati rispondono nella sentenza – “non è un precedente valido per tutti” le polemiche non si spengono e qualche crepa si apre anche all’interno del Pd: il deputato Simone Valiante parla di “sentenza proditoria” e critica il capogruppo Roberto Speranza che ieri aveva chiesto una nuova legge, mentre un altro esponente democratico, Barbara Pollastrini, esulta per il riconoscimento. Ironizza il leader della Destra, Francesco Storace: “Ora spuntano, per volontà del tribunale e non del Parlamento, mamma e mammo”. Mentre Maurizio Gasparri (Fi) minaccia “iniziative legali contro sentenza aberrante”, Carlo Giovanardi (Ncd) accusa i giudici di aver “inventato una nuova norma secondo le loro convinzioni. Sono fuorilegge”.
 
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