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«AFFARI» DI NATALE: USANDO I PICCOLI AFRICANI

Le feste inesorabilmente si avvicinano e loro, come ogni anno, son tornati. «Loro» sono quelli che usano le immagini dei bambini africani, o generici appelli alla loro situazione di bisogno, per chiedere denaro. Possono essere ong mosse dalle migliori intenzioni, organizzazioni variamente benefiche, oppure brand più o meno di successo con i loro esperti di marketing. C’è di tutto e una cosa tutti li accomuna: fanno qualcosa che non si deve fare. La privacy dei figli dei divi e tutelata e accuratamente pixelata, quella dei figli dei bisognosi no.
Quest’anno c’è una novità. Normalmente i consumatori vengono invitati all’acquisto con l’informazione che una parte del loro denaro verrà destinato a finalità benefiche. Ma la pubblicità di un emporio di abbigliamento vista alla Stazione Centrale di Milano diceva semplicemente: aiuta i bambini del Mozambico; e l’immagine mostrava dei capi invernali appesi alle grucce. Il fine «umanitario» non è più quello secondario: diventa il principale. Purché si vendano quei maledettissimi cappotti.
Il messaggio non indicava il come, né il perché. Ai suoi inventori vorremmo dire che è un messaggio radicalmente sbagliato. I «bambini del Mozambico» non hanno bisogno del nostro aiuto. Forse qualcuno di loro, in particolare situazione di difficoltà; ma andrebbe spiegato. Il Mozambico è un grande Paese africano, di sicuro avvenire, che circostanze fortunate (la scoperta di enormi giacimenti di gas naturale) pongono oggi alla vigilia di un’impetuosa fase di sviluppo. Su certe cose è meglio non essere troppo superficiali: perché presto potrebbero essere i bambini del Mozambico ad aiutare noi.
Pietro Veronese

(Il Venerdì 12 dicembre)

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