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Affrontare i troll sul web e non rimetterci il posto. Il caso Sarah Jeong

Alcuni giorni fa il New York Times ha annunciato di aver reclutato una nuova firma, la giornalista tecnologica Sarah Jeong, fino allora punta di diamante della testata The Verge. Ma la notizia ha scatenato immediatamente una reazione infuocata da parte di utenti online di destra, che hanno iniziato ad accusare il Times di aver assunto una persona con posizioni razziste (contro i bianchi) e ostili nei confronti degli uomini.

A supporto di queste accuse, i detrattori di Jeong sono andati a scavare sul suo profilo Twitter, recuperando conversazioni, risposte o anche tweet, dai toni e contenuti molto netti e sopra le righe. Che però, se letti tenendo conto del contesto e della storia della giornalista, appaiono perlopiù provocatori e sarcastici, come evidenziato ad esempio da Vox.

Jeong, donna di origine coreana, femminista, si è occupata spesso di harassament online e discorsi d’odio. Ma lei stessa è stata continuo target di molestatori, troll, maschilisti e suprematisti bianchi. A dar manforte alle proteste organizzate di vari utenti contro il suo arrivo al Times, anche siti di estrema destra come Daily Caller e Gateway Pundit.

Di fronte agli attacchi, Jeong ha pubblicato una dichiarazione, in cui spiega di esser stata oggetto per anni di hate speech, e di aver più volte ingaggiato i suoi interlocutori online in una forma di contro-trolling, che non andrebbe decontestualizzato. Tuttavia, ha spiegato la giornalista, adottare lo stesso linguaggio di chi la attaccava è stato comunque un errore.

Statements from NYT and Sarah Jeong in response to criticism of her joining the editorial board in Opinion https://t.co/ucuzVjcGKb

— NYTimes Communications (@NYTimesPR) August 2, 2018

Anche il New York Times ha rilasciato una dichiarazione in cui non rinnega la decisione di assumere Jeong, pur spiegando di non approvare quel genere di comportamenti da parte dei suoi giornalisti.

Statements from NYT and Sarah Jeong in response to criticism of her joining the editorial board in Opinion https://t.co/ucuzVjcGKb

— NYTimes Communications (@NYTimesPR) August 2, 2018

In passato c’era stato un caso simile, sempre al Times, che però aveva avuto un esito diverso. A febbraio il quotidiano aveva annunciato di voler assumere una nota giornalista tech, Quinn Norton. Che però era stata immediatamente accusata per dei tweet razzisti e omofobici, e per il suo legame con un noto troll e hacker con inclinazioni neonazi e antisemite, Andrew Auernheimer (conosciuto come weev). A quel punto il New York Times, colto di sorpresa, aveva rinunciato a reclutare Norton.

A luglio invece Disney aveva rimandato a casa James Gunn, il regista della serie cinematografica “Guardiani della Galassia”, dopo che alcune sue battute provocatorie su Twitter, vecchie di anni, erano state fatte circolare da un gruppo di utenti conservatori, che lo avevano preso di mira per le sue posizioni politiche.

Le vicende, seppur diverse fra loro, hanno riportato l’attenzione su una serie di temi e interrogativi: con quale atteggiamento si deve stare online? Come bisogna rispondere ai troll? Qual è il confine fra provocazione, satira e discorso d’odio? Ma anche come difendersi dal rischio che le proprie parole siano decontestualizzate e strumentalizzate anche a distanza di tempo, e in mutate condizioni socioculturali?  Non è facile trovare risposte a queste domande.

Nel dubbio, ora pullulano le guide per cancellare i propri vecchi tweet. Gli strumenti non mancano, da Tweet Deleter a Tweet Delete a Tweet Wipe. Se si prende questa decisione drastica, meglio però salvarsi prima un archivio dei propri tweet, direttamente dalle Impostazioni di Twitter.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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