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Afghanistan: la morte del mullah Omar mina il dialogo di pace

(AGI) – Roma, 30 lug. – E’ stata confermata dai talebani la morte del mullah Omar, l’inafferrabile leader il cui nome – in assenza di un’apparizione pubblica da piu’ di 14 anni – aveva finora rappresentato un simbolo di unita’ in un gruppo diviso dalle lotte di potere e indebolito dalla ‘concorrenza’ dell’Isis. Cosi’ la notizia del suo decesso – anticipata mercoledi’ dal governo di Kabul e ‘ufficializzata’ un giorno dopo da un comunicato ufficiale degli ex studenti coranici in cui si parla genericamente di “morte per malattia” – arriva a gettare ulteriore disorientamento e confusione. A partire dalla nomina del successore: secondo quanto riferito da due comandanti talebani, la ‘shura’ di Quetta si e’ prontamente riunita e “all’unanimita’” ha eletto come nuovo capo Akhtar Mohammad Mansour, gia’ numero due di Omar e favorevole ai colloqui di pace tra governo afghano e insorti; colloqui – peraltro – che erano in programma venerdi’ e sono stati immediatamente rinviati. Mansour, hanno riferito le stesse fonti, avra’ come luogotenente Siraj Haqqani, capo dell’omonima rete responsabile di gravi attentati in Afghanistan. Altri militanti talebani, tuttavia, smentiscono l’avvenuta elezione, limitandosi ad affermare che Mansour e’ in ‘pole position’ per la guida del movimento ma che nessuna decisione finale e’ stata ancora presa, anche perche’ la nomina deve essere prima formulata dal consiglio e poi approvata dal collegio dei clerici. Certo e’ che la leadership talebana e’ divisa e Mansour non e’ sponsorizzato da tutti: molti comandanti, anzi, non lo approvano affatto, ritenendolo un’imposizione dei pro-pakistani, e preferirebbero come guida il figlio del mullah Omar – il 26enne Yakoob. Fra questi, riferisce la Bbc, vi sono ‘pezzi da novanta’ come il capo militare del gruppo, il mullah Qaum Zakir, il capo dell’ufficio politico talebano in Qatar, Tayeb Agha, e il mullah Habibullah, membro della shura di Quetta. Anche il ‘giallo’ sui colloqui di pace ha confermato indirettamente le divisioni interne agli ex studenti coranici. Programmati per venerdi’ in Pakistan, secondo Islamabad sono stati rinviati su richiesta talebana proprio a causa delle notizie sulla morte del mullah Omar e della “conseguente incertezza”. “L’annuncio della morte di Omar suscitera’ una crisi esistenziale per i talebani e l’ultima cosa che avranno in mente sara’ il processo di pace”, rileva Michael Kugelman, esperto di Afghanistan del Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington. “Il mullah Omar, o l’idea del mullah Omar, era una forza unificante per un’organizzazione profondamente divisa”, nota ancora l’esperto. “Questa per loro sara’ la prova piu’ ardua”. Mercoledi’ l’intelligence afghana aveva reso noto che Omar era morto “in ospedale a Karachi nell’aprile del 2013” e “in circostanze misteriose”. L’emittente locale 1TvNews, citando un funzionario del governo di Kabul, aveva precisato che il decesso era avvenuto per tubercolosi. Il comunicato dei talebani non ha specificato una data ma, citando i familiari, sembra contraddire che la fine del mullah risalga indietro nel tempo. “Le sue condizioni di salute si erano deteriorate nelle ultime due settimane”, si legge nella dichiarazione. “Non ha mai messo piede in Pakistan, nemmeno per un giorno”, precisano i talebani. (AGI) .
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