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Ai cileni la scusa papale sui pedofili non basta

Articolo di Guido Gazzoli (Fatto 17.1.18) ““Vergogna” – Il mea culpa di Bergoglio non placa le critiche sui prelati scelti per gestire lo scandalo. Botte da orbi. La polizia anti-sommossa in azione I prelati considerati da molti cileni indegni: Juan Barros che ha coperto Fernando Karadima “

“Provo dolore e vergogna per il danno irreparabile causato ai bambini vittime di abusi sessuali da parte di componenti del clero cileno”, così nel discorso nella Sala degli Aranci nel palazzo presidenziale della Moneda, a Santiago del Cile, il Santo Padre ha toccato l’argomento che costituisce il problema più grave dell’operato della Chiesa in Cile. Nazione che, nell’ambito di un cattolicissimo continente latino-americano, costituisce una eccezione dato che si tratta del Paese con il minor numero di fedeli. Sebbene le parole di Bergoglio siano state seguite da un forte e spontaneo applauso, la situazione rimane difficile. E non solo perché contemporaneamente sia a Santiago che a Concepcion ci sono state manifestazioni contro la sua visita: la problematica esiste da tempo e, più che scuse e pentimenti, la gente si attende una condanna netta e un’espulsione dei responsabili dalla Chiesa. Sono circa 80 prelati e suore accusati di abusi sessuali, secondo i dati dell’organizzazione Bishop Accountability. A tutto ciò bisogna aggiungere che i laici della diocesi di Osorno chiedono da mesi la destituzione del vescovo Juan Barros che, nominato da Bergoglio, è accusato di legami e copertura degli abusi sessuali perpetrati dal sacerdote Fernando Karadima, accusato nel 2011 dal Vaticano dichiarato colpevole e solo condannato a una vita di preghiera e penitenza.
Ma i problemi per Bergoglio vengono anche dalla sua Argentina: quello che sembrava un pettegolezzo tanguero e una faccenda interna inizia a interessare la stampa internazionale, che si chiede come mai Papa Francesco, nonostante i quasi 5 anni di pontificato e le continue visite in America Latina, ancora non sia approdato nella sua patria. Sulla questione, che ha scatenato un mare di polemiche nella sua terra natale, si sono espressi diversi “amici” argentini del Papa spacciandosi come suoi portavoce e attribuendo il fatto a una antipatia di Bergoglio nei confronti del governo Macri, prontamente smentiti dalle autorità Vaticane. Però il tanto atteso messaggio profondo e interessante, promesso durante il sorvolo del territorio Argentino sulla rotta verso il Cile, si è poi rivelato un anonimo e diplomatico telegramma di saluto e nulla più, provocando una delusione cocente e particolarmente sentita in Argentina, che attende da troppo tempo un segnale chiaro e diretto sulle ragioni di questa mancanza, ma continua a non riceverlo.

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