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AI CRISTIANI D’EUROPA: CACCIARE I MERCANTI DAL TEMPIO

  “È la nostra luce, non la nostra ombra a spaventarci di più. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo”. Con queste parole di Nelson Mandela apriamo questo appello a tutti i cristiani d’Europa affinché considerino le prossime consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo come decisive per la storia di una Europa democratica dei popoli. Non abituiamoci a questa schiavitù del debito per cui nulla è possibile, colpevoli, senza colpa, per “aver vissuto al di sopra delle nostre possibilità” ed ora obbligati a fare i compiti a casa. Crediamo che i soldi per il lavoro, per l’esercizio dei diritti fondamentali, per la tutela dei beni comuni ci siano. In Italia, ad esempio, ci sono e sono tanti, solo che stanno dalla parte sbagliata e sono gestiti non per il territorio, per gli impoveriti, per i giovani, per le famiglie o comunità, ma per assicurare e sostenere “un’economia che uccide”. Crediamo di dover lavorare ad un nostro manifesto che sancisca ufficialmente un diverso modo di intendere la politica da parte dei cristiani: un documento che dica, partendo dal vangelo e dalla dottrina sociale della chiesa, che il liberismo è causa dell’attuale disordine. Già nei documenti di Leone XIII e del suo successore si parla di anarchia liberale. La sfida si pone dunque in questi termini: i cristiani d’Europa e non solo, avvertono la necessità di cacciare i mercanti dal tempio? Alla luce di questo, il problema è in quale misura la nostra identità e i nostri valori siano in grado di incidere nella discussione collettiva. Cosa si può fare per non divenire residuali? La causa di questa condizione può trovarsi, almeno in parte, nell’ istituzionalizzazione della fede e, nella conseguente incapacità di essere un punto di riferimento per i bisogni politici della comunità.  Abbiamo dunque bisogno di un’elaborazione teorica che consenta di superare lo smarrimento e di elaborare progetti concreti audaci che coinvolgano i partiti e individuino le vie politiche per un cambiamento di sistema proporzionato alla esigenza di superare e battere la società dell’esclusione. Ciò premesso non possiamo dimenticare di aver ascoltato il tintinnio delle catene proveniente dalla Grecia ed ora proprio dalla nazione dei grandi filosofi e della grande scuola di democrazia, abbiamo udito di una lotta dal basso per un Mediterraneo accogliente, per spezzare le catene del debito, per una Europa dei popoli e non delle banche, che “appaghi la sete di giustizia feconda di bene per tutti”. Non appoggeremo se non persone portatrici di idee liberanti e al servizio di tutti i cittadini. La grande aspirazione dei popoli è la pace ovvero “la convivialità delle differenze”. “Non ci potrà mai essere pace finché i beni della terra sono così ingiustamente distribuiti”. Lavoriamo insieme per una Europa disarmata, per una economia di pace, che include oltre alle risorse materiali e finanziarie anche e soprattutto le risorse umane. In questa Europa della recessione economica e dell’ossessione per la crescita proponiamo una economia della sobrietà per tutti, del lavoro vero per tutti e della tutela dei beni comuni. Invece di limitare le migrazioni, limitiamo i costi improduttivi della politica, ma mai la rappresentanza, diminuiamo l’eccesso degli stipendi e promuoviamo la qualità umana che inventa un futuro sostenibile per tutti. L’Europa è prima di tutto un grande sogno di Pace e di armonia ove la cultura, l’ambiente umano e naturale vengono rispettati e valorizzati, a cui il mondo intero dovrebbe guardare con ammirazione e non con sospetto. Invece rischia di diventare anche spazio per accordi sovranazionali che incatenano i popoli per garantire i profitti alle più grandi organizzazioni mondiali economiche. Non abbiamo un programma politico, ma abbiamo il dovere di vivere la carità politica al servizio della giustizia. Ed è per questo che dobbiamo avere il coraggio di sostenere chi nel proprio programma vuole liberare i popoli dalla “tirannia invisibile” dei mercati, prefigurando il Giubileo degli esclusi e del debito. Ci sembra che la figura di Alexis Tsipras, candidato alla carica di presidente della Commissione Europea alle prossime elezioni europee di maggio, sostenuto da una lista civica nazionale “L’altra Europa”, incarni le aspirazioni più profonde dei cristiani.  Tuttavia crediamo che una politica fatta da cristiani non possa esaurirsi nell’individuazione di una candidatura. Abbiamo imparato dall’impegno con i movimenti sociali per l’acqua bene comune e per una nuova finanza pubblica e sociale che, come scriveva Giovanni XXIII, “quando sei per strada e incontri qualcuno, non gli chiedere da dove viene, ma chiedigli dove va, e se va nella stessa direzione, cammina insieme a lui>>. Stiamo sognando un periodo di grazia in cui gli ultimi possano sentirsi riconosciuti come persone, in cui le pietre scartate dai costruttori possano diventare fondamento di una nuova umanità. “Il futuro ha i piedi scalzi” e perché si avveri deve “aggregare i sogni dei poveri”.  *Francesca Delfino, Antonello Miccoli, Antonio De Lellis, Rosa Siciliano, Antonello Rustico, Vincenzo Pezzino, Cristina Mattiello, Carlo Montedoro, Elsa Monteleone, Antonio Di Lalla prete, Gianni Dalena, Tiziana Casentino, Giorgio Buggiani, Giuliana Mastropasqua, Giuseppe Castorina, Rosaria Costanzo, Alessio Di Florio, Francamaria Bagnoli, Aldo Antonelli.*

Original Article >> http://donfrancobarbero.blogspot.com/2014/03/ai-cristiani-deuropa-cacciare-i.html

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