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Alessandri si è messo in testa di riempire le palestre cinesi di macchine Technogym

Technogym ha deciso di conquistare la Cina. Comincerà la scalata con il primo flagship store nel Paese, dopo quello di Milano, che aprirà a Shanghai entro la fine del 2018. Lo ha detto Nerio Alessandri, presidente e fondatore dell’azienda di macchine per il fitness leader nel mondo, nei giorni scorsi a Pechino, dopo le tappe a Hong Kong, Nanchino e Shanghai. “La Cina è tutta da fare. Ci sono città enormi che neanche conosciamo che sono grandi come Londra”, ha spiegato durante un incontro con la stampa all’Ambasciata d’Italia a Pechino. “Non dobbiamo conoscere solo Shanghai e Pechino, ma anche città che ci sfuggono in questo momento, e scoprire mercati nuovi. La Cina non è un Paese: la Cina è un continente”. Per il presidente dell’azienda di Cesena occorre avere la mentalità giusta. “Inizia una nuova fase: Technogym China 4.0, come fosse una start-up”. 

L’obiettivo più importante dei prossimi anni, per Technogym, saranno le Olimpiadi di Tokyo 2020: troppo lontane, ancora, le Olimpiadi Invernali di Pechino 2022, ma la ricerca di nuovi mercati parte dalla Cina. “I cinesi vogliono Technogym per differenziarsi”, ha proseguito Alessandri. “In Italia abbiamo brand molto importanti che qui in Cina sono molto apprezzati. Dobbiamo conservare la nostra identità, la nostra qualità e il nostro design. Se perdiamo la heritage è un problema”.

Gli obiettivi olimpici di Technogym in estremo Oriente

Diffondere lo sport come cultura sarà uno dei temi delle prossime Olimpiadi giapponesi, e dell’importanza dello sport per la salute, Alessandri ha parlato con Thomas Bach, due mesi fa, durante la visita del presidente del Comitato Internazionale Olimpico alla sede di Technogym. “L’idea è quella di lasciare una legacy molto forte”, ha spiegato. Occorre pensare prima a come riutilizzare gli impianti, per fare in modo che le Olimpiadi non siano solo una celebrazione, ma anche un momento culturale”. Entro un anno, ha spiegato, sarà pronto tutto il progetto dedicato a Tokyo 2020, che potrebbe essere “l’Olimpiade più bella”, per Alessandri. “Tokyo è una città che ha una tradizione e una storia. Molto probabilmente, le prossime Olimpiadi saranno le prime di una nuova fase concentrata sulla salute. Il progetto è Olimpiadi per tutti, quindi sport come educazione alla salute: le prime Olimpiadi della salute”.

Lo sport come veicolo per la salute: un concetto che Alessandri vuole diffondere anche qui, e che, ha spiegato nelle sue tappe in Cina, parte da molto lontano, dal “mens sana in corpore sano” degli antichi romani. “Un tempo l’uomo faceva trenta chilometri a piedi al giorno, oggi forse ne fa uno: noi vogliamo aiutare i cinesi a fare gli altri 29”.

Soltanto il 10% del fatturato viene realizzato in Italia

Technogym ha 2000 dipendenti e 14 filiali in Europa, Stati Uniti, Asia, Medio Oriente, Australia e Sud America. Nel 2016 ha fatturato 555 milioni di euro, in crescita dell’8,5% rispetto ai 512 milioni del 2015. Gli Stati Uniti sono molto importanti: il mercato americano vale il 50% del settore. L’attenzione del gruppo si sta spostando verso nuovi mercati: Messico, Colombia, Vietnam. E, ovviamente, la Cina. Lo ha spiegato Nerio Alessandri in una intervista a La Stampa. “Vogliamo diventare più vicini ai consumatori, ai privati. Poi c’è il discorso digitale, crediamo molto ai servizi collegati a Internet, la nostra azienda vende un ecosistema, non soltanto un prodotto”. Una strategia che punta sulle aziende: “Abbiamo fatto un grande programma con Google e Facebook per il wellness dei loro dipendenti. Nel mondo ci sono 10 mila aziende che hanno un programma Technogym, siamo presenti in oltre 65 mila tra ospedali, alberghi, palestre, caserme. Quaranta milioni di persone nel mondo si allenano con noi ogni giorno”.

Secondo quanto scrive il Sole 24 Ore, nei primi nove mesi del 2016, la crescita dei ricavi di Techogym  negli Usa è stata del 28,9%, per un valore di 41,9 milio di di euro. Il fatturato della società è internazionale: solo il 10% viene realizzato in Italia e ben il 40% fuori dell’Europa. Presente in 100 Paesi, il gruppo realizza il 90% dei ricavi a livello internazionale

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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