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Alfano "non mi dimetto, barbarie su mio padre malato"

Roma – Cresce la polemica dopo le nuove notizie relative all’inchiesta sulle tangenti a Roma, che coinvolgono, a seguito di intercettazioni telefoniche, la famiglia del ministro dell’Interno e leader di Ncd, Angelino Alfano. Che oggi si difende e bolla come “barbarie” le indiscrezioni circolate in queste ore. “Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant’anni, il cui fisico e’ da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto ‘pressioni’ presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni”, afferma Alfano in merito agli sviluppi dell’inchiesta ‘Labirinto’. “Le due signore che parlano, anche insultandomi, non so chi siano – sottolinea Alfano – ma quell’uomo lo conosco bene perche’ e’ mio padre ed e’ indegno dare credito e conto a cio’ che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato. Nel frattempo, il contenuto reale dell’inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati”. Una difesa che non convince le opposizioni che, compatte, chiedono le dimissioni del titolare del Viminale. Richiesta giudicata pero’ “pretestuosa” dal Pd.

Il Movimento 5 Stelle e’ convinto che “le intercettazioni telefoniche inchiodano letteralmente il ministro degli Interni del Governo Renzi” che “dovrebbe rassegnare oggi stesso le dimissioni”, dichiarano i capigruppo pentastellati di Camera e Senato Laura Castelli e Stefano Lucidi. I 5 Stelle non sono soli: anche il leader della Lega, Matteo Salvini chiede un passo indietro: “Ministro Alfano, faccia una cosa giusta: dimissioni. E stessa richiesta arriva da Sinistra italiana. Infine, Giorgia Meloni ‘affronta’ de visu il ministro e durante il question time gli chiede di lasciare il governo. A difesa di Alfano si schiera il suo partito: “Trovo indecente lo sciacallaggio mediatico”, afferma il capogruppo Maurizio Lupi, mentre Renato Schifani definisce la famiglia Alfano dei “galantuomini”. Pier Ferdinando Casini parla di “attacchi strumentali”. Prende posizione anche Forza Italia, con il capogruppo a palazzo Madama Paolo Romani, che torna alla carica sulla necessita’ di un giro di vite sulle intercettazioni: “Contro il ministro Alfano viene azionata in queste ore la solita tenaglia mediatico-giudiziaria”. Si tratta di “un malcostume che dovrebbe finalmente obbligare il Parlamento a varare una legge che sia in grado con chiarezza di mettere fine a una prassi che gia’ viola alcune norme e lo stesso dettato costituzionale”, conclude. (AGI)

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