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Alice nel paese della matematica

Articolo di PIERGIORGIO ODIFREDDI “Alice nel paese della matematica LEWIS CARROLL E IL SENSO DEL NONSENSE”

“”Nell’assolato pomeriggio di venerdì 4 luglio 1862 due reverendi che insegnavano a Oxford portarono tre bambine a fare una gita in barca sul Tamigi. Non era la prima volta, ma fu diversa da tutte. Le sorelline erano particolarmente irrequiete, e pretesero che venisse loro raccontata una storia insensata. Il reverendo Charles Dodgson improvvisò, come era solito fare, e la favola fu tanto attraente che una delle bambine gli chiese di metterla per iscritto. Nacque così Alice nel paese delle meraviglie, uno dei libri più singolari che sia mai stato scritto. Il reverendo lo pubblicò sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, una doppia inversione sui suoi due nomi: Charles Lutwidge. Il gioco dell’inversione continuò nel tempo, e culminò pochi anni dopo in un seguito al primo libro: Attraverso lo specchio.
Queste non sono le uniche opere di Lewis Carroll, che scrisse anche un secondo e deludente romanzo in due volumi, Silvia e Bruno, oltre a uno strano e quasi intraducibile poema, La caccia al lumalo. Da parte sua, Charles Dodgson produsse una ventina di libri, tutti di matematica e di logica, e tutti da dimenticare. L’innovativo letterato dilettante Carroll era infatti anche il retrogrado matematico professionista Dodgson, che combatteva battaglie contro i mulini a vento delle nuove geometrie che erano state scoperte nell’Ottocento.
In una di queste opere, Euclide e i suoi moderni rivali, Dodgson spedisce addirittura nell’Inferno della Matematica coloro che dubitano dell’assioma delle parallele. Un’altra di queste opere finì addirittura sul tavolo della regina Vittoria: si narra infatti che ella, dopo aver letto e apprezzato Alice nel paese delle meraviglie,
chiese di avere il successivo libro dell’autore, e si vide recapitare un Sunto dei determinanti.
Anche nella vita Carroll- Dodgson incarnava dunque la tensione paradossale che anima le storie di Alice, sulle quali conviene soffermarsi. Naturalmente, le fantasie di un reverendo che amava le bambine in maniera decisamente sospetta, divertendosi fra l’altro a fotografarle nude, inciterebbero a una caccia al tesoro psicoanalitica: soprattutto dopo un secolo come il Novecento, che ha squarciato il velo dell’inconscio e scoperto gli altarini sessuali del clero.
Noi preferiamo rivolgerci invece alle trame che un logico matematico dotato di un inusuale talento ha consciamente intessuto, e scendere a slalom fra le trappole linguistiche, filosofiche e scientifiche che sono state profuse sui percorsi di Alice. Leggere
Alice e Attraverso lo specchio con gli occhi diversi da quelli del letterato è dunque non soltanto una possibilità, ma una necessità, e aiuta a svelare l’ordine reale che si nasconde dietro il caos apparente: il che, detto di passaggio, è il vero scopo della scienza.
I due libri di Alicesono strutturati come il Clavicembalo Ben Temperato di Bach: due serie di dodici capitoli, incentrati rispettivamente sui due giochi delle carte e degli scacchi. E le sue avventure iniziano con un’interminabile caduta nella tana del Coniglio, durante la quale la bambina si domanda curiosa se raggiungerà il centro della terra, o addirittura quegli “Antipotici” che stanno dall’altra parte.
La domanda, tutt’altro che insensata, l’aveva già posta Plutarco. La risposta, tutt’altro che ovvia, l’aveva già data Galileo nel
Dialogo sopra i due massimi sistemi: ignorando l’attrito dell’aria e la rotazione terrestre (ad esempio, supponendo che il buco colleghi i due poli), Alice dovrebbe cadere con velocità crescente fino al centro della terra, e poi con velocità decrescente fino agli antipodi, dove si fermerebbe per un istante, per riprendere poi a cadere “all’insù” fino al punto da dove era partita, e così via all’infinito. In presenza di attrito l’altalena di Alice si smorzerebbe invece gradualmente, fino a depositarla immobile al centro della terra.
Dopo la caduta Alice passa attraverso una serie di repentine espansioni e contrazioni, e le subisce senza apparente disagio fisiologico. Sempre Galileo ha notato, questa volta nei Discorsi intorno a due nuove scienze, che se un cane aumentasse anche solo di tre volte le sue dimensioni, le sue ossa dovrebbero essere completamente riprogettate, e non potrebbero soltanto aumentare prop orzional mente al resto del corpo. La povera Alice avrebbe dunque dovuto collassare sotto il suo peso, e sarebbe uscita malconcia dalle sue avventure. O, più semplicemente, avrebbe potuto dedurre che stava solo sognando.
Nella seconda parte della storia Alice passa Attraverso lo specchio, e si ritrova in un mondo alla rovescia in cui non avrebbe potuto sopravvivere. Benché, infatti, ogni molecola esista in due forme speculari (ad esempio, il destrosio e il levulosio per lo zucchero), la vita privilegia molecole, aminoacidi e Dna sinistrorsi. Alice dubita, prima di passare attraverso lo specchio, che «forse il latte speculare non sarebbe buono da bere», e ha ragione: non solo avrebbe un gusto diverso, ma probabilmente non sarebbe neppure assimilabile. In un mondo biologicamente di destra, insomma, si morirebbe presto di fame.
Le stranezze fisiche del paese delle meraviglie hanno un corrispettivo logico nel nonsense: cioè, nell’uso apparentemente sensato di parole insensate, e apparentemente insensato di parole sensate. Uno dei procedimenti inventati da Carroll è la cosiddetta parola-cerniera, che si ottiene mescolando la prima metà di una parola con la seconda metà di un’altra. Ad esempio, prendendo “lumaca” e “squalo” si ottiene una nuova specie animale: il “lumalo”, di cui Carroll andò a caccia nell’intraducibile poesia già citata. Altre volte Carroll conia dei veri e propri koan, secondo la terminologia zen: il più noto è certamente il ghigno del Gatto del Cheshire, che rimane ancora aleggiante nell’aria, quando tutto il suo corpo è ormai svanito.
Spesso, poi, Carroll lancia vere e proprie provocazioni. Ad esempio, quando fa cantare al Cavaliere Bianco la canzone Sedendo sul cancello, che ha per nome Un vecchio molto vecchio, che ha per nome Occhi del merluzzo, distinguendo così la cosa, il nome della cosa, e il nome del nome. O quando fa enunciare alla Regina Bianca la regola: «Marmellata domani e ieri, ma mai oggi. Marmellata a giorni alterni, e oggi non è un giorno alterno». Se proprio nei gomitoli di senso e nonsenso risiede l’essenza della comunicazione, tentare di dipanarli può essere un utile addestramento alla vita.
Durante una lettura logica delle opere di Carroll cercheremo inutilmente di dipanare consigli diabolici quali: «Non credetevi mai di essere altro che ciò che potrebbe sembrare ad altri che ciò che eravate o avreste potuto essere non fosse altro che ciò che siete stati che sarebbe sembrato loro essere altro». Presteremo attenzione a maestri del nonsense (che è negazione, ma non mancanza di senso): dal Bruco al Gatto del Cheshire, dal Cappellaio Matto alla Regina di Cuori. Scopriremo in anteprima i procedimenti della letteratura d’avanguardia, come i poemi in forma di coda. Ci porremo domande fondamentali della filosofia, chiedendoci quale sia la differenza tra sogno e realtà, o l’essenza del nulla. Giocheremo a carte cercando di salvare la testa, o a scacchi scortando Alice a regina. Ma, soprattutto, sentiremo un leggero rimpianto per quei tempi, ormai dimenticati, in cui erano i bambini a leggere libri per adulti, e “”

Fonte

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