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Alla fine Cateno De Luca è diventato sindaco di Messina (stravincendo)

È stato eletto sindaco di Messina ai ballottaggi con oltre il 65% dei voti. Una vittoria schiacciante, quella di Cateno De Luca a Messina. Dopo una campagna elettorale dai toni infiammati, candidato senza nessun partito alle spalle, ha battuto il rivale Dino Bramanti (centrodestra, ma senza sostegno ufficiale dei partiti) candidatosi per quella che doveva essere una vittoria sicura.

Subito dopo l’ufficializzazione dei risultati – si legge sul’HuffPost – De Luca è andato a portare i fiori alla statua della Madonna Immacolata alle spalle del Duomo di Messina. Ma il nome del neo sindaco non è affatto sconosciuto né al mondo politico né a quello giudiziario.

De Luca è noto anche per un insolito spogliarello che lo ha visto protagonista nel 2007. All’epoca – spiega Il Giornale – era deputato dell’Assemblea regionale e, come segno di protesta contro la decisione dell’allora presidente Micciché di estrometterlo dalla Commissione Bilancio, usò la bandiera siciliana come pareo e restò con la coppola in testa e la Bibbia in mano. Già un anno prima – ricorda il Corriere della Sera – si era spogliato per protestare contro i tagli di fornitura d’acqua alle Eolie.

Già sindaco di Fiumedinisi e Santa Teresa di Riva. Nel 2011 iniziarono i suoi guai giudiziari. Finì in manette per il cosiddetto “sacco di Fiumedinisi”. L’accusa: abuso d’ufficio, falso e tentata concussione, per aver gestito gli appalti per la costruzione di un albergo, 16 villette e un muro di contenimento del torrente Fiumedinisi in modo da favorire imprese edilizie della sua famiglia. Nel novembre 2017, tre giorni prima che arrivasse l’assoluzione per quel processo, venne nuovamente arrestato per evasione fiscale, a poche ore dall’annuncio della sua candidatura a sindaco di Messina. Il suo nome era, secondo la Commissione nazionale antimafia, uno dei nomi “impresentabili” del centrodestra. Ma De Luca (che ha sempre respinto le accuse) era tornato in libertà dopo la revoca degli arresti domiciliari, sostituiti con una misura interdittiva (divieto di ricoprire ruoli apicali negli enti coinvolti nell’inchiesta).

“Sedici inchieste, sedici proscioglimenti – ricorda il Corriere della Sera – questo il bilancio delle sue vicende giudiziarie, se si esclude l’ultima, quella legata all’evasione, ancora aperta”. Poi la decisione di candidarsi a sindaco e la vittoria plebiscitaria, malgrado una campagna elettorale degli avversari puntata proprio sui suoi recenti problemi con la giustizia.

“La città ha voluto punire chi ha usato la calunnia contro gli avversari politici”, ha dichiarato a caldo il neo sindaco. “Io la mano al professore Bramanti la stringerò nella mia qualità di sindaco. Ma l’uomo De Luca si aspetta le scuse dell’uomo Bramanti”, aggiunge il sindaco eletto, per le sue dichiarazioni.

Il suo entusiasmo in una nota pubblicata poche ore dopo la vittoria. “La mia è la vera vittoria della società civile, i vecchi partiti del Centrodestra hanno fallito come gli altri, la loro sconfitta è quella di una classe politica che non ha saputo rigenerarsi e staccarsi da certe lobby economico finanziarie. Inizia un nuovo periodo di speranza per la città, con me Messina tornerà a far sentire la propria voce a Palermo e Roma, non saremo più la ‘città babba’, ma protagonista. Cercherò soprattutto di produrre fatti, non parole, ricordo sempre cosa diceva anche Don Luigi Sturzo quando affermava convinto che ‘il primo canone dell’arte politica sia essere franco e fuggire dall’infingimento; promettere poco e mantenere quel che si è promesso’. In alto i cuori, da oggi io sono voi, e voi siete me. Insieme faremo rinascere Messina”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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