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Alla fine quanti leoni sono rimasti sulla faccia della Terra? Una stima

“Pericolo? Io rido in faccia al pericolo!”. Sprezzante dei rischi, il giovane Simba, il protagonista de Il re leone, rispondeva così al bucero Zazu nel film del 1994. I pericoli che si trovano oggi di fronte i leoni sono però ben più grandi di quelli del cartone animato: la riduzione dell’habitat e il bracconaggio mettono a repentaglio la sopravvivenza dei grandi e amatissimi mammiferi che ora stanno vivendo un drammatico declino. A denunciarlo è il Wwf che per il 10 agosto ha indetto la Giornata mondiale del leone.

Dall’Africa all’Asia, geografia di un declino quasi irreversibile

Africa e Asia, sono queste le aree del mondo predilette dal leone. I suoi spazi vitali, però, si stanno riducendo sempre di più. Secondo il Wwf, l’habitat odierno corrisponde a meno dell’8% di quello in cui l’animale abitava sino a pochi decenni fa. Se in tutto il nord Africa il leone è oramai estinto da tempo, oggi a preoccupare è la situazione nell’area occidentale del continente, dove rimangono poche centinaia di esemplari di Panthera Leo. In tutta l’Africa, secondo le stime dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, sopravvivono oggi meno di 20.000 esemplari, il 42% in meno rispetto a 21 anni fa, un lasso di tempo equivalente ad appena tre generazioni di leoni. I numeri di questo animale, che fuori dalle aree protette è oramai pressoché assente se si esclude il territorio del Sud Africa, è insomma drammatico: quasi dimezzato nel complesso, ed estinto da dodici Paesi dell’area sub-sahariana.

La situazione non è migliore in Asia, l’altra area geografica dove è possibile incontrarli: qui la sua sottospecie, chiamata Panthera Leo Persica, conta appena seicento esemplari, tutti confinati nel solo nel parco nazionale di Gir, in India.

‘Trophy hunting’, bracconaggio e virus: il mix letale

A mettere a repentaglio la sopravvivenza dei leoni è una serie di cause naturali e di attività dell’uomo. Il problema della perdita di habitat dovuta ai business umani, spiega il Wwf, incide in modo particolare perché non colpisce solo i leoni ma anche le loro prede: più l’uomo allarga la propria presenza in territori prima naturali, minore è la presenza di bufali, gazzelle e zebre. E così i felini inevitabilmente patiscono della scarsità del proprio nutrimento. Tra i pericoli direttamente ascrivibili all’uomo ci sono poi il fenomeno del bracconaggio, la caccia illegale, e le attività di trophy hunting: un fenomeno, letteralmente traducibile come caccia al trofeo, che vede persone disposte a spendere decine di migliaia di dollari per uccidere gli animali nelle aree protette. E sul mercato nero, specialmente quello asiatico, fiorisce anche il traffico illegale delle ossa di leone, al pari di un altro fenomeno simile, quello che riguarda le zanne d’avorio degli elefanti.

Non è però soltanto colpa dell’uomo: secondo il Wwf a uccidere sono anche le malattie. Il virus della tubercolosi, trasmesso da bovini domestici ai bufali e di conseguenza ai leoni, è responsabile della morte di alcuni esemplari. A mettere in pericolo la sopravvivenza del mammifero c’è anche il Fiv: il virus dell’immunodeficienza felina, simile a quello dell’Hiv, può essere letale.

Come fermare il declino di questo animale così affascinante? In diversi angoli dell’Africa il fenomeno dell’ecoturismo e della tutela della fauna è la risposta al bracconaggio. In Sud Africa, per esempio, sta funzionando e la popolazione dei leoni è in aumento. Una buona notizia che però non basta: tra un anno, il 10 agosto del 2019 per la prossima Giornata mondiale, il bilancio rischia di essere ancora più grave.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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