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Alla soglia del piacere erotico: disabilità e sessualità queer

Al di là della visione standardizzata del disabile asessuato, infantile ed estraneo alla sfera del piacere erotico, esiste un mondo in cui queerness ed handicap si fondono in un abbraccio dolce e sovversivo, dove le presunte regole normative del sesso sono messe in discussione, rovesciate a pancia all’aria e ripensate in modo critico.

di Virginia Zoli

Nato all’inizio del Novecento come dispregiativo omofobico, il termine queer viene riutilizzato sovversivamente dal linguaggio della queer theory come concetto inclusivo, trasversale, che non ubbidisce al binarismo eterosessuale/omosessuale, che si appella senza distinzioni ad ogni tipo di sessualità marginale. La paura dell’ “altro” nel contesto teorico sviluppato all’interno dei disability studies e della queer theory coinvolge da un lato i corpi imperfetti di individui affetti da menomazioni fisiche e mentali, dall’altro l’orientamento sessuale queer.

L’intento di questo articolo è quello di creare un ponte tra questi due tipi di emarginazione sociale in relazione alla sessualità. Attraverso il legame tra disabilità e queerness è possibile ripensare le rappresentazioni culturali delle pratiche normative-eterosessuali e dare spazio ad un nuovo tipo di approccio alla sessualità e all’identità di genere. Al di là della visione standardizzata del disabile asessuato, infantile ed estraneo alla sfera del piacere erotico, esiste infatti un mondo in cui queerness e disabilità si fondono in un abbraccio dolce e sovversivo, dove le presunte regole normative del sesso e della sessualità sono messe in discussione, rovesciate a pancia all’aria e ripensate in modo critico.

Da sempre il linguaggio medico opera a sostegno di un paradigma culturale che accomuna il sesso e la sessualità all’abilità fisica, escludendo così dal panorama erotico gli individui impaired, portatori di handicap. Fino a tempi recenti al concetto di disabilità è stato infatti attribuito uno studio prettamente medico, considerando la condizione dell’essere disabile come effetto diretto di menomazioni di tipo fisico e mentale. Soltanto nel 1980, con la nascita dell’anglosassone Social Model of Disability, al termine “disabilità” è stato dato un significato di tipo etico e culturale, discernendo il concetto di “menomazione” da quello di “disabilità”, quest’ultima definita da processi di esclusione sociale. Secondo il Social Model of Disability il germe dell’emarginazione sociale di individui portatori di handicap non si alimenta dei loro “difetti” fisici o mentali, ma nasce e si perpetua all’interno della nostra società; l’inadeguatezza delle infrastrutture, pensate esclusivamente per il cittadino non portatore di handicap, disabilita ed opprime gli individui diversamente abili alimentandone l’esclusione sociale.

Diversi esponenti dei Disability Studies puntano a stravolgere lo stereotipo del disabile asessuato e mostrarne il lato queer, “perverso”, che stride con l’ideale della sessualità “abile” ed eterosessuale accettata come “norma”. All’interno e attraverso questi studi, individui diversamente abili si raccontano nella loro intimità, tramutando i propri handicap in correnti di piacere erotico. Grazie a loro, la paura dell’anormalità fisica e sessuale si spegne alla soglia di un linguaggio queer, che si articola tra le forme imprecise del corpo disabile sprigionando una forma nuova di erotismo; un erotismo in cui queerness e disabilità, legati da un passato ed un presente di oppressione sociale, si uniscono in un imperativo sessuale che lotta contro gli stereotipi di genere e sessualità.

Orgasms in Our Ears

Julio ha perso la gamba sinistra in seguito ad un grave incidente d’auto. Julio decide di raccontare e condividere la propria esperienza all’interno della piattaforma online BENT: A Journal of Crip Gay Voices. BENT è un mondo virtuale all’interno del quale omosessuali portatori di handicap riflettono sulla condizione di disabilità in rapporto alla sfera sessuale. Partendo dalle proprie esperienze più intime, i protagonisti di BENT mettono in discussione la propria “anormalità” su due fronti, quello della sessualità queer e quello della menomazione fisica, impedendo ogni genere di categorizzazione identitaria. Julio, come altri utenti BENT, decide di lottare contro lo stereotipo del disabile asessuato e vulnerabile raccontando con tono provocatorio l’universo sessuale generatosi in seguito alla perdita della gamba: Voglio parlare di tutto ciò che implica l’essere un disabile arrapato, esplorarne ogni eccitante dettaglio. Voglio demolire l’opinione comune che insiste sull’asessualità delle persone disabili, che giudica ripugnanti i nostri corpi deformi e bizzarri. Rifiuto l’idea del nostro essere impotenti, sgradevoli, bisognosi e dipendenti. La rifiuto e voglio che tutti voi la respingiate.”).

Julio racconta la propria disabilità come il veicolo attraverso il quale soddisfare i propri piaceri erotici: dopo l’amputazione il moncherino si è tramutato in zona erogena, il contatto diretto con la pelle provoca una sensazione di estremo piacere sessuale, il gioco erotico con l’amante ruota attorno ad un’assenza che nutre di passione. La disabilità di Julio, lontana dall’essere una “mancanza” all’interno del mondo della sessualità, si trasforma così in oggetto di desiderio sessuale che apre le porte a forme sempre nuove di erotismo: “Ho un nervo cauterizzato nel mio moncherino . . . che provoca una sensazione di immenso piacere quando lo tocco o accarezzo. Quando qualcun altro lo fa, quando un amante lo tocca, mi fa impazzire.(Julio, “Orgasms in Our Ears”).

La storia di Julio sovverte i parametri normativi del sesso e della sessualità, stravolgendo da un lato l’ideale eterosessuale di riproduzione genitale e dall’altra i parametri convenzionali che predicano una forma fissa e “naturale” di piacere erotico. Tra le intime pagine di Julio il corpo deforme e “altro” dell’amputazione diventa un corpo sessualmente desiderabile. Rendendo erotica la sua disabilità, Julio smentisce il paradigma egemonico, supportato dal discorso medico, che accomuna il sesso all’abilità fisica, il sessualmente desiderabile alla “normalità” priva di menomazione, racchiudendo queerness e disabilità all’interno di uno stesso denominatore: la sessualità.

The time in the pleasure garden before the fall

Angela, intersessuale, racconta il suo approccio alla sessualità prima dell’intervento chirurgico di esportazione delle ovaie e amputazione del clitoride. Angela racconta di essere cresciuta senza alcun tipo di “ambiguità” fisica fino all’età di dodici anni, quando il clitoride ha iniziato a crescere in modo prominente:Notai che il mio clitoride stava crescendo notevolmente, ma lo amavo. Avevamo uno splendido rapporto. Penso ai momenti che ho passato, forse sei mesi prima dell’operazione chirurgica, dal periodo in cui ho notato l’ingrossamento del clitoride e l’ho iniziato ad amare, al momento in cui mi è stato strappato via, penso a quei momenti come al tempo passato nel giardino del piacere prima della caduta.. La madre decide di sottoporre la figlia ad una visita endocrinologa; dopo solo un mese, Angela viene ammessa all’ospedale di Chicago per un’operazione chirurgica.

Dopo l’intervento, soffre un drastico cambiamento nella sfera sessuale. La “normalizzazione” delle forme ambigue dei genitali ha ridotto drasticamente il grado di piacere sessuale provato precedentemente all’operazione: “Io so che la meravigliosa sensibilità che avevo prima dell’operazione chirurgica, sto parlando di sensibilità genitale, degli orgasmi che ho provato . . . è diversa dalle esperienze che mi sono state raccontate da altre donne in rapporto al loro corpo . . . è davvero doloroso per me . . . pensare che ciò che mi è stato portato via è un erotismo unico, specifico . . . un erotismo ermafrodita che deve spaventare davvero le persone e provocare un elevato stato d’ansia . . . questa parte di me così speciale . . . la nostra (ermafroditi) sessualità . . . c’è stata strappata via . . . questo significa, cosa ancora più importante, che la nostra forma di sessualità così speciale . . . che era unicamente ermafrodita . . . è stata portata via” (Hermaphrodites Speak).

L’approccio alla sessualità raccontato da Angela si appella ad un erotismo queer che nasce e si sviluppa dalle forme ambigue del corpo intersessuale; il suo anomalo clitoride, il suo organo “disabile”, modella nuove forme di piacere erotico che minano lo stesso discorso medico, basato sulla matrice eterosessuale che regola pratiche sessuali di tipo normativo. La storia di Angela reinterpreta l’idea egemonica di sessualità attraverso un continuo dialogo tra menomazione, disabilità e queerness, stravolgendo e ripensando il rapporto tra abilità fisica e sessualità, tra sesso ed identità di genere.

(23 ottobre 2014)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/alla-soglia-del-piacere-erotico-disabilita-e-sessualita-queer/

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