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Allarme Svimez: meno figli e niente lavoro, il Sud e' ancora in recessione

(AGI) – Roma, 28 ott. – Mentre il centro-nord risale timidamente, il Sud e’ ancora in recessione. E’ quanto emerge dal Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno. Secondo le stime Svimez aggiornate a settembre 2014, nel 2013 il Pil italiano dovrebbe calare dell’1,9%, quale risultato del -1,4% del Centro-Nord e del -3,5% del Sud.

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A causare la contrazione dell’attivita’ produttiva il calo dei consumi (stimato in -2% al Centro-Nord, che diventa -2,4% al Sud) e il crollo degli investimenti, -5,2%, a fronte di un calo nazionale del -4,6% al Centro-Nord. “Da segnalare, a testimonianza della gravita’ della crisi – sottolinea il Rapporto – l’ulteriore perdita di posti di lavoro, nel 2013 -3,8% al Sud, -1,2% al Centro-Nord.

In un panorama fortemente negativo, le esportazioni l’anno corso hanno segnato -0,6% al Sud e +0,4% al Centro-Nord. Se confermate, queste previsioni portano a otto gli anni consecutivi nei quali il Pil meridionale e’ stato negativo, con un crollo dei redditi al Sud del 15% tra il 2008 e il 2013 e una perdita di posti di lavoro dal 2008 al 2015 di circa 800mila persone”. Nel 2014 secondo stime SVIMEZ il Pil nazionale e’ previsto a -0,4%, quale risultato tra la stazionarieta’ del Centro-Nord (0%) e la flessione del Sud (-1,5%).

Per il 2014 i consumi si prevedono ancora negativi al Sud (-0,6%) e in debole risalita al Centro-Nord (+0,1%). Continuano a flettere gli investimenti, sempre molto di piu’ al Sud che al Centro-Nord (rispettivamente -4,2% a fronte di -1,5%)”. Il rapporto disegna un Mezzogiorno a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116 mila abitanti nel solo 2013), non fare figli (anche nel 2013 ci sono stati piu’ morti che nati), impoverirsi (le famiglie povere sono aumentate del 40% nell’ultimo anno) perche’ manca il lavoro (perso l’80% dei posti di lavoro nazionali tra il primo trimestre del 2013 e del 2014).

Secondo il rapporto, l’industria continua a soffrire di piu’ (-53% gli investimenti in cinque anni di crisi, -20% gli addetti); i consumi delle famiglie crollano di quasi il 13% in cinque anni; gli occupati arrivano a 5,8 milioni, il valore piu’ basso dal 1977 e la disoccupazione corretta sarebbe del 31,5% invece che il 19,7%. Il numero degli occupati del Sud per la prima volta nella storia si attesta a 5,8 milioni, sotto la soglia simbolica dei 6 milioni, il livello piu’ basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche basi di dati. In calo soprattutto l’occupazione giovanile: al Sud nel 2013 fra gli under 34 flette del 12%, contro il -6,9% del Centro-Nord. Nel solo 2013 sono andati persi 478mila posti di lavoro in Italia, di cui 282mila al Sud. (AGI)

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