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All'assemblea del Pd è già scontro. Renzi show contro la minoranza

“State segando l’albero sul quale siete seduti. Continuate pure”. Ed ancora: “Ci rivedremo al congresso. Riperderete il congresso e il giorno dopo ricomincerete a contestare chi ha vinto”. È quasi al termine del suo intervento all’assemblea del Pd che Matteo Renzi, interrotto più volte, si inalbera. “Adoro stare sui contenuti e ragionare, so che non tutti sono capaci, vi suggerisco di non cadere nelle provocazioni”, ironizza riferendosi alla minoranza dem.

La premessa dell’ex presidente del Consiglio è che “io mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta”. Ma poi Renzi si toglie più di qualche sassolino dalle scarpe: “Quando hai il tuo governo e dici che il jobs act non va bene, la buona scuola non va bene, le misure sulle periferie non vanno bene devi votare M5s non Pd. Non si può solo alimentare la divisione, chi contesta aiuta la destra. Basta alle risse da cortile, io nel mio piccolo farò la mia parte”, dice.

“La riscossa partirà se non ce la prendiamo con chi è al nostro fianco”

“Se fai le primarie e chiami due milioni di persone non è possibile che duecento appartenenti ad una corrente mette tutto in discussione. Scegliete una strada che volete io ci sono, ma se il giorno dopo le elezioni si riparte daccapo il problema non è quando si fa il congresso ma quando si chiude”, sottolinea l’ex presidente del Consiglio. “Con Salvini e Di Maio siamo alla terza media non alla terza Repubblica. Non è possibile che una corrente di partito indebolisce il leader per avere qualcosa in più. O ce ne rendiamo conto o perderemo la possibilità di incidere. La riscossa partirà se finiremo di prendercela con chi lavora affianco a noi”, rimarca Renzi. 

La proverbiale analisi della sconfitta

L’ex segretario dem nel suo intervento all’assemblea dem poi snocciola i motivi per cui il Pd ha perso: “Ci aspetta una traversata nel deserto”, premette. “Non c’è comunita’ che non esprima una leadership. Questo passaggio vale anche per il futuro”. Renzi parla dei vitalizi (“Il Senato con il Pd non ha voluto approvare la Pdl Richetti”), del lavoro (“Se facciamo credere che il Jobs act è la madre di tutti i mali ci facciamo del male da soli”), dei toni della campagna elettorale (“Ho sbagliato. Non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo, bisogna dare un messaggio forte”), della legge elettorale (“La legge sulla coalizione ha rimesso in piedi solo il centrodestra, l’operazione di inseguire Pisapia è stato un errore”), del welfare (“Sbagliato un ritorno al passato come quello sull’articolo 18, la sinistra non eèriconoscere solo i diritti ai riders ma creare nuove opportunità”). 

“Siamo stati molto sui social e meno sul sociale? Non sono d’accordo, non siamo stati in grado di replicare alle falsità”, sottolinea. E poi fa un accenno sulle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la sua famiglia: “Non vi dico che avrei voluto più affetto nei momenti più duro. L’affetto da parte dei militanti c’è stato. Mi sarei aspettata più solidarietà da parte del gruppo dirigente”, osserva.
“Io mi sono dimesso e il giorno dopo c’è chi ha chiesto dimissioni vere. Richiesta arrivata da gente che non si è mai dimessa neanche dalla bocciofila”, conclude l’ex premier salutato poi con applausi dai suoi. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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