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All'hotel Rigopiano si scava da sei giorni, cosa sappiamo finora 

Cinque giorni dalla tragedia dell’hotel Rigopiano. 23 persone sono ancora disperse, mentre il bilancio dei morti è salito a 6 dopo che nelle scorse ore si è ritrovato il cadavere di  Faye Dame, un rifugiato senegalese residente a Torino ma che da tre anni lavorava come dipendente stagionale nella struttura. Il suo nome non era nella lista delle squadre che in queste ore stanno cercando di salvare altre vite sepolte sotto la neve perché nessuno ne aveva denunciato la scomparsa. Mentre le persone estratte vive dal ghiaccio finora sono nove. 

Si scava ancora con mani e pale e con l’utilizzo di sonde. Non è possibile, allo stato attuale, intervenire con mezzi meccanici. Per i parenti dei dispersi sono ore di attesa, lunga e estenuante. “Si lavora nei cunicoli, la gente potrebbe ancora resistere e questa e’ la nostra speranza”, dice Luca Cari, responsabile comunicazione dei vigili del fuoco. “Non ci fermeremo”.

 

La situazione metereologia sul Rigopiano

Anche lunedì 23 gennaio le condizioni atmosferiche non sembrano permettere il volo degli elicotteri ma la strada è percorribile e, per evitare il traffico dei mezzi di soccorso, è stato approntato un servizio di navetta in modo che i soccorritori non utilizzino mezzi delle rispettive organizzazioni. 

In queste ore intanto si apprende che secondo alcuni documenti fatti emergere dal Forum H2O Abruzzo, e riportati da Repubblica, risulta che l’hotel Rigopiano è stato costruito su “colate e accumuli di detriti preesistenti, compresi quelli da valanghe”.

Rigopiano colpito da 15 Tour Eiffel

Un fatto che, se confermato, potrebbe spiegare l’effetto devastante della valanga sulla struttura. Secondo i dati ricostruiti dai Carabinieri, si è trattato di una massa di neve e ghiaccio del peso di 120 mila tonnellate, lanciata ad una velocità compresa fra i 50 e i 100 chilometri orari. E a 100 chilometri orari si sospetta che sia stato colpito  l’hotel Rigopiano. Come 4.000 tir a pieno carico. O 15 Tour Eiffel. Che arrivano in scivolata.

L’sos inascoltato dell’hotel

Ieri è emerso un altro aneddoto che ha già scatenato le prime polemiche. Una Sos inviato via mail dal direttore del Rigopiano. Undici ore prima che la valanga si abbattesse sull’hotel Rigopiano di Farindola, la Provincia di Pescara era stata informata del fatto che per raggiungere l’albergo occorreva una turbina. 

Alle 7 del mattino di mercoledì 18 gennaio  l’amministratore dell’hotel, Bruno Di Tommaso, chiese aiuto per email inviando un messaggio alla prefettura e alla Provincia di Pescara, al sindaco di Farindola e alla polizia provinciale. Segnalava una “situazione preoccupante” con telefoni fuori uso e ospiti “terrorizzati” usciti dall’albergo dopo le forti scosse di terremoto, e intenzionati a rifugiarsi nelle loro auto. La mail è ora nelle carte dell’inchiesta del proguratore aggiunto di Pescara Cristina Tedeschini he parla di “una settimana di tempo per fare un primo punto delle indagini”. 

 

Su cosa indagherà la Procura di Pescara?

Ma la procura indaga anche su altri aspetti ancora oscuri  della vicenda. 

  • Bisognava evacuare prima l’hotel? – Il sito Meteomont segnala in tempo reale il pericolo valanghe. E’ il servizio nazionale di prevenzione del Corpo Forestale (ora nei Carabinieri). Nei giorni precedenti il pericolo valanghe in quella zona era al livello 4 su 5. Il 9 gennaio, il warning recitava: “Appennino abruzzese a rischio forte per caduta valanghe”. Il 12 gennaio: “Majella, la montagna italiana con il maggior rischio valanghe”. Il 16 e il 17, l’allerta per Gran Sasso e dintorni arriva a grado 4, un passo sotto il massimo, ricostruisce La Stampa. Forse qualcosa non ha funzionato nella catena di comando istituzionale (prefettura e sindaco) che avrebbe potuto disporre l’evacuazione della struttura?
     
  • Perché non sono arrivati turbina e spazzaneve? – Prima della slavina, era stato richiesto un intervento di mezzi spazzaneve e di turbine per liberare la strada. La turbina sarebbe dovuta arrivare alle 15, poi alle 19. Secondo i sindacalisti, l’unica macchina si era rotta. Nel frattempo è arrivata la slavina, alle 16:40.
     
  • L’hotel poteva stare lì, alla fine di un canalone? – L’hotel, fino alla ristrutturazione del 2007, era una struttura modesta. Il Fatto Quotidiano ricorda che la storia dell’albergo è segnata da un processo per presunto abuso edilizio conclusosi con un’assoluzione a novembre. La seconda inchiesta, quella per disastro colposo, dovrà prendere in esame tutte le autorizzazioni e i documenti sulla costruzione della struttura.
     
  • Ci sono stati ritardi nei soccorsi? – L’allarme arriva alle 17:05 dal primo sopravvissuto, Giampiero Parente. La macchina dei soccorsi si muove alle 20. C’è una bufera di neve e le strade sono impraticabili. I soccorritori, sci ai piedi, riusciranno ad arrivare nella notte. Qui il racconto. La risposta a questa domanda potrà venire dall’acquisizione dei documenti, sopratutto dagli audio delle telefonate per la richiesta di soccorso dopo la tragedia.
     
  • Perché un blackout di 12 ore degli spazzaneve? – La sera che ha preceduto la slavina, martedì 17, una coppia di ospiti ha lasciato l’albergo perché
    impaurita dal maltempo, scrive La Stampa. E’ la prova che la strada, 9 chilometri di provinciale che collega Rigopiano con il centro abitato di Farindola, erano percorribili. Fino a quel momento gli spalaneve avevano funzionato. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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