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Alluvione Firenze: 50 anni fa la città sepolta nel fango

di Serena Polizzi

Firenze – E’ l’alba del 4 novembre di 50 anni fa quando l’Arno inizia a rompere gli argini a Firenze, la piena procede velocemente per i lungarno e sommerge tutti i quartieri storici per raggiungere nella mattinata anche Santa Croce e Piazza del Duomo. L’ondata raggiunge anche i comuni limitrofi e improvvisamente tutta l’area resta isolata. Il livello dell’acqua raggiunge nel pomeriggio 5 metri ma l’allarme viene lanciato in ritardo e i soccorsi tardano ad arrivare. Il bilancio delle vittime è tragico: 35 persone perdono la vita, tra loro anche 4 bambini, Leonardo e Marina, entrambi di 3 anni, e le due sorelline di 6 e nove anni, Donatella e Giudalma. La marea di acqua e fango trasporta con sè detriti, automobili e tutto ciò che incontra sul suo cammino. Non solo vite umane, il patrimonio artistico rischia di andare perduto per sempre: migliaia di volumi e manoscritti rari sommersi dal fango nei magazzini della Biblioteca Nazionale Centrale, così come moltissime opere conservate nei depositi degli Uffizi, ma il simbolo della tragedia diventa il Crocifisso di Cimabue conservato nella Basilica di Santa Croce che solo dopo unrestauro durato anni viene restituito alla città e al mondo.

L’Italia si accorge della sciagura solo in serata e da lì si mette in moto la catena di solidarietà umana: dal giorno successivo partono da tutto il mondo quelli che poi verranno definiti ‘gli Angeli del fangò. Tra loro anche Ted Kennedy. Non solo gli angeli ma anche le forze armate che lavorano ininterrottamente giorno e notte. Tra loro, Gino un vigile del fuoco che con un canotto preso in prestito da alcuni boyscout salva una vita e ancora Marcello, un carabiniere allora ventenne, che salva una coppia di sposini. I danni materiali sono gravissimi: alla fine risulteranno distrutti o danneggiati 9.752 negozi, 8.548 botteghe, 248 alberghi, 600 aziende, 13.943 abitazioni, migliaia di automobili. L’evento lascia senza lavoro oltre 30.000 persone. Il bilancio dei danni è reso più grave dalla perdita del patrimonio artistico e culturale. L’acqua e il fango, carichi della nafta raccolta dai diversi serbatoi cittadini, raggiungono gli Uffizi, la Biblioteca Nazionale, Santa Croce, il Battistero di San Giovanni, i musei Archeologico e del Bargello, la Biblioteca Nazionale. Molti capolavori vengono danneggiati, oltre al crocifisso di Cimabue, dipinti di Botticelli, Paolo Uccello e Vasari, insieme con altre 1.500 opere d’arte e 1.300.000 volumi della Biblioteca Nazionale. Da più parti inizia una raccolta fondi per il restauro dei libri e delle opere. E ora, a distanza di 50 anni, Firenze è pronta a riabbracciare, insieme alle più alte cariche dello Stato, i suoi ‘angeli del fangò, ormai invecchiati, con i capelli grigi e senza la forza di allora. Ma con la stessa tenacia e determinazione di mezzo secolo fa. (AGI) 

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