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Alluvione Firenze: l'Ultima Cena del Vasari risorge dal fango

Firenze – A cinquant’anni esatti dall’alluvione che lo sommerse, l”Ultima cena’, capolavoro di Giorgio Vasari, risorge dal fango. Dopo un restauro durato dodici anni, il dipinto diventato simbolo è stato ricollocato nell’antico refettorio della basilica di Santa Croce. Alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

ECCO PERCHE’ SI PARLO’ DI ‘RESTAURO IMPOSSIBILE’
A 50 anni di distanza dallo straripamento dell’Arno che colpì Firenze sommergendo la città e molte delle opere che custodiva, il celebre dipinto, che rimase immerso nell’acqua per oltre 40 ore e ne uscì fortemente danneggiato, è tornato oggi nuovamente a splendere agli occhi del mondo. Rimasta per 40 anni nei depositi della Soprintendenza (visto che per anni si è pensato fosse semplicemente impossibile recuperarlo), la tela è stata restaurata grazie all’impegno dell’opificio delle pietre dure e al contributo di Prada Getty Foundation, Protezione Civile e Fai. A 50 anni dall’alluvione, riappare così il grande dipinto del Vasari che pochi possono ricordare di aver visto.

 

We are watching from afar in excitement as #Firenze gets Vasari back #waitingforvasari #50alluvione ! https://t.co/W5SFvN6RBr

— Getty Foundation (@GettyFoundation) 3 novembre 2016

 

 

Il dipinto fu realizzato dal Vasari nel 1546 per il refettorio della Murate, il monastero di benedettine di clausura situato nell’attuale via Ghibellina. Con la soppressione degli ordini religiosi, attuata dal governo francese in epoca napoleonica, anche questo monastero fu chiuso e i suoi furono e trasferiti nei depositi della città. L’Ultima Cena fu trasportata nel convento di San Marco e nel 1815 trasferita nella cappella Castellani in Santa Croce, dove rimase per oltre cinquant’anni finché, negli anni Ottanta dell’800, fu spostata nell’antico refettorio del convento (o Cenacolo), già destinato a diventare spazio museale. Con l’ampliamento del Museo, tra il 1959 e il 1962, la grande tela a olio su tavola fu collocata nell’attuale prima sala, dove rimase sommersa dall’acqua e dal fango che la travolsero il 4 novembre 1966.

FRANCESCHINI, “CAPOLAVORO RESTAURO”
“Il ritorno dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari nella Basilica di Santa Croce a Firenze a cinquant’anni dalla piena dell’Arno è il frutto di quella virtuosa collaborazione tra pubblico e privato nella tutela del patrimonio culturale premiata dall’Artbonus“, dice il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, in una nota. “Grazie alla grande professionalità dei restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze – argomenta – un’eccellenza italiana nota e apprezzata a livello internazionale, alla generosità di due diverse realtà, Prada e Getty Foundation, e al sostegno del Dipartimento della Protezione Civile oggi è possibile restituire a Firenze e al mondo un capolavoro a lungo considerato irrecuperabile a causa dei gravi danni subiti dal fango e dall’acqua. Le stesse eccellenze, la stessa determinazione e, ne sono certo, la stessa generosià sono e saranno al servizio del patrimonio culturale del Centro Italia duramente colpito dal sisma”. 

 

See the restoration of Vasari’s “Last Supper”, damaged by the 1966 flood of the Arno, and its return to @santacroceopera. #VasariSantaCroce pic.twitter.com/kHstkpgc2t

— PRADA (@Prada) 4 novembre 2016

 

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