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Alluvione, gli angeli fango tornano a Firenze mezzo secolo dopo

Firenze – Robert, Paolo, Hannah, Marino, Susan, Johannes, Mauro. Sono alcuni degli ‘angeli del fango‘, che cinquanta anni fa accorsero a Firenze per salvare dalla furia dell’acqua e della melma tesori di inestimabile valore che altrimenti l’alluvione del 4 novembre del 1966 avrebbe cancellato per sempre. Ma anche tante persone in difficoltà. Oggi come allora molti sono nuovamente tornati a ‘volare’ da ogni parte d’Italia e del mondo. Arrivano alla spicciolata, chi a passo lento, chi più speditamente, qualcuno con i nipoti, per passare una giornata che si annuncia carica di emozioni. Capelli grigi e visi segnati dalla vita, sono tornati in quella città dove 50 anni fa misero a disposizione l’anima e il cuore, ancora prima che le mani e i muscoli. Un grande raduno, voluto dal sindaco Dario Nardella che, per l’occasione, ha spalancato di nuovo le porte della città con tutta la sua bellezza fatta di musei, chiese, biblioteche e palazzi. Le commemorazioni iniziano a Palazzo Vecchio. Un Consiglio comunale straordinario ha aperto ufficialmente la giornata, in attesa dell’arrivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che, fra le altre cose, presenzierà anche alla ricollocazione del restauro dell’Ultima cena del Vasari in Santa Croce.

Dopo l’alluvione l’Italia si mobilita per salvare Firenze (FOTO)

Firenze ha saputo rialzarsi. “Il 4 novembre significa tante cose, anzitutto, il ricordo di quel dramma, di quelle ore che hanno strappato 35 vite umane, fra cui 4 bambini, che hanno devastato città intere e hanno ferito il nostro patrimonio culturale”. E’ quanto affermato dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, intervenendo nel Salone dei 500 a Palazzo Vecchio in occasione della commemorazione per i 50 anni dall’alluvione. La città “ha saputo rialzarsi nei giorni immediatamente successivi grazie anche agli angeli del fango” e per questo “Firenze non smetterà mai di ringraziarvi, siete stati straordinari”. “Ma questo 4 novembre – aggiunge – ci serve anche per ricordare che Firenze ha ricostruito il suo patrimonio culturale grazie ai suoi restauratori, ai suoi storici dell’arte, agli architetti. Quando Firenze fa Firenze, è la prima al mondo”. Rivolgendosi poi agli eroi di allora “oggi molti degli angeli sono qui, con qualche capello bianco, ma con la stessa gioia, la stessa commozione negli occhi di 50 anni fa”. Quanto al tema dei disastri naturali “si deve riconoscere che per 48 anni è stato fatto poco sul tema della prevenzione e della riduzione dei rischi idrogeologici. Da due anni a questa parte, – prosegue ancora Nardella – c’è stata una svolta: si è provveduto a iniziare i lavori per realizzare la cassa di espansione, la prima delle quattro previste in Valdarno, che servirà appunto a contenere l’acqua in eccesso. C’è ancora molto da fare, certo, ma siamo più avanti rispetto a 50 anni fa”. Ricordando il sindaco di allora, Piero Bargellini, che lasciò la carica un anno dopo, nel 1967, Nardella si è soffermato sulla sua “straordinaria figura”.

Quando l’Arno si pre se Firenze (FOTO)

Parole Commosse anche dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, allora angelo del fango. “Credo – spiega il porporato – che abbiamo delle risorse come popolo italiano che quando è messo alla prova, vengono fuori. Io l’ho provato nel 1997 con il terremoto che ha riguardato proprio la mia città, Foligno, e quindi so benissimo che come Firenze è risorta dall’alluvione, così anche la nostra gente dell’Umbria e delle Marche può risorgere da questo tragico terremoto”.

I gioielli di Ponte Vecchio salvati dall’alluvione 

Quanto agli ‘eroi’ di allora, stretti nei loro abiti, più comodi di quelli fradici e sporchi di 50 anni fa, assistono in silenzio a chi ricorda quei gesti di solidarietà collettiva e spontanea di cui furono protagonisti. Qualcuno cerca di ricordare la Firenze di allora: “è sempre bella” dice in un italiano stentato, Frank, 74 anni, americano.

Marino Carbonai

Gli fa eco Marino Carbonai, di San Giovanni Valdarno, ma macellaio a Firenze. Avevo 19 anni – racconta – oggi 70. Lavoravo al mercato centrale e quella mattina, anche se sbarbatelli, capimmo subito il disastro. Così ci mettemmo a lavorare giorno e notte. Solo dopo 5 giorni tornai alla bottega e trovammo quintali di carne andata a male. Anche da noi acqua e fango. Così la buttammo via. Rimanemmo 4 giorni senza mangiare poi, all’improvviso, trovammo un forno che distribuiva pane. Io presi una pagnotta intera, forse sarà stata di 3 chili, la mangiai tutta. Si avvicina Sofia, 73 anni. Nel ’66 giovane giovane studentessa di architettura. “Io e il mio fidanzatino di allora non ci pensammo neanche un secondo. Stivali di gomma, tanto coraggio e giù per strada cercando di dare una mano a chi aveva necessità. Arrivammo a fatica alla biblioteca nazionale. Ci si presentò davanti uno spettacolo desolante: tutto sommerso da acqua e fango. I libri che avevamo per mesi consultato erano diventati come poltiglia. Lavorammo con secchio e badile senza sosta per ore”. Ci fermavamo solo quando la fame e il freddo ci impedivono i movimenti, poi di nuovo al lavoro. Una catena umana – prosegue – che giorno dopo giorno diventava sempre più folta. Sembravamo un formicaio, ognuno con la sua lingua, le sue storie personali, i suoi sogni, ma tutti uniti nel salvare la città e i suoi tesori, patrimonio del mondo”. Ma c’è anche chi, in quelle ore terribili, ha trovato l’amore. E’ quanto accaduto a Susan, che si è innamorata di Giuseppe e non ha lasciato più Firenze. Nel ’66, aveva 22 anni e studiava all’accademia delle belle arti. Oggi oramai in pensione, vive sulle colline del Chianti. Ma in quei giorni tutto era carico di paura. Soprattutto quando calava il buio e la macchina degli aiuti inevitabilmente rallentava. “Noi la sera dormivamo dentro alcuni vagoni ferroviari ‘parcheggiati’ alla stazione di Santa Maria Novella” ricorda Mauro Matteucci, di Pistoia. “Ma la mattina si riprendeva di buon’ora, c’era tanto da fare e il disastro mostrava tutta la sua grandezza ogni giorno di più”. Per le opere d’arte il bilancio fu pesantissimo: dopo una pioggia incessante che martellò per 18 ore di fila la città, 4 milioni di libri e 14mila opere furono considerate gravemente danneggiate.

Tra i tanti giovani, anche molti fiorentini parteciparono alla ‘gara’ di solidarietà. Paolo Badii è uno di questi. “Allora avevo 30 anni – racconta – con una barca andavamo strada per strada a prestare soccorso. Ma i veri eroi furono i radioamatori: i primi a dare l’allarme, a chiedere aiuto all’Italia e al mondo anche perchè in quei terribili giorni a Firenze tutto aveva smesso di funzionare”. Nel ricco calendario di celebrazioni, oggi Firenze avrà una volta di più gli occhi del mondo addosso. Dopo il raduno degli ‘angeli del fango’, si svolgeranno oggi, fra le tante iniziative, una messa in Santa Croce, celebrata dal Cardinale e Arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori; la cerimonia ufficiale nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza del Presidente della Repubblica, momento più solenne delle commemorazioni e la presentazione ufficiale del francobollo dedicato agli angeli del fango. Questa sera, infine, verranno ricordati i 50 anni dello straripamento dell’Arno con una fiaccolata, per rievocare quella che si svolse nel 1967, a un anno dall’alluvione. (AGI) 

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