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Almaviva: primo round azienda-sindacati, "verso sciopero nazionale"

Palermo – Mentre a Roma i sindacati incontravano i vertici di Almaviva, a Palermo alcune centinaia di lavoratori hanno sfilato in corteo fino alla sede della Rai, dove hanno conquistato la ribalta della ‘Vita in direttà. “Lavoro e dignità”, si legge su un grande lenzuolo. Una protesta spontanea per tenere alta l’attenzione sulla vertenza che ha un costo sociale pesante, con l’avvio delle procedure di mobilità per quasi tremila operatori a Palermo (1670), Napoli (400) e Roma (918). Dalla capitale non giungono buone notizie. Che la società andrà avanti era stato detto ieri anche alla Regione siciliana. E oggi, nella sede di Unindustria Roma, il presidente Marco Tripi e l’amministratore delegato Andrea Antonelli hanno ribadito le loro ragioni alle organizzazioni nazionali e territoriali, unitamente alle rappresentanze aziendali, in occasione del primo esame congiunto previsto dalla procedura di riduzione del personale, avviata il 21 marzo scorso. “Siamo pronti allo sciopero nazionale in tutte le sedi”, dice alla fine Giuseppe Tumminia, segretario regionale della Uilcom Sicilia, “chiediamo subito l’attivazione del tavolo di crisi. Almaviva deve ricorrere agli ammortizzatori sociali, il Governo nazionale deve applicare quanto annunciato in ambito di regole e risorse economiche aggiuntive a sostegno del settore e i committenti devono garantire la sostenibilità sociale del settore riportando il lavoro in Italia. E la Regione siciliana deve fare la sua parte mettendo a disposizione risorse per formazione e sostegno al reddito. Serve un intervento forte anche di Renzi”.

L’azienda ha illustrato le misure contenute nel piano di riorganizzazione aziendale alla luce della “estrema gravità della situazione”, determinata, ha spiegato, “dalla crisi strutturale del settore italiano dei call center, segnato da perduranti fenomeni distorsivi, condizionato da un quadro normativo incerto e da costante elusione delle regole”. L’urgenza degli interventi risponde all’asserita necessità di affrontare “l’accertata insostenibilità delle attività dell’azienda alle condizioni attuali”, e con i soli strumenti fino ad oggi disponibili, compreso l’ormai pluriennale ricorso agli ammortizzatori sociali. Almaviva Contact ha fatto presente che se, ad oggi, “non vi sono certamente le condizioni per interrompere la procedura”, mantiene la “piena disponibilità a proseguire nell’analisi di ogni utile percorso diretto a rispondere alle gravi problematiche in atto”. Secondo quanto riferiscono i sindacalisti, i manager, oltre a dire che l’azienda è in forte perdita, hanno spiegato che ‘le gare sono state perse non per problemi di qualità ma di costi; ad oggi la crisi appare irreversibile e l’unica soluzione è il taglio dei posti di lavorò. Poi l’apertura che avrebbero mostrato: ‘Siamo disponibili a discutere di soluzioni concrete e con scadenze precise ma superando le discussioni sulla ricerca delle responsabilità che causerebbero solo un irrigidimento delle rispettive posizionì. Palermo, Napoli e Roma causerebbero ‘800.000 euro di perdite al mese, e non possiamo consentirci di uscire da questa procedura senza soluzioni concretè. Il problema è reale, avrebbero ribadito: ‘Continuiamo a partecipare a gare ma non riusciamo più a vincere anche per i vincoli posti dai committenti, i quali ci impediscono di trasferire volumi sui centri più in difficoltà, costringendoci a concentrarci su quelli a costo minore”. Sono rimasti sessantaquattro giorni di tempo per evitare i licenziamenti. La trattativa continua. (AGI)

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