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Alta Corte frena May sulla Brexit, "serve voto Westminster" 

 Londra – E’ necessaria l’approvazione del Parlamento perché il Regno Unito inizi il processo di uscita dall’Unione Europea: lo ha stabilito l’Alta Corte britannica, in una pronuncia che è uno schiaffo al governo del premier conservatore, Theresa May, nato dopo dal terremoto post-Brexit, che infatti ha subito annunciato ricorso. I magistrati hanno stabilito che, anche dopo la vittoria nel Leave nel referendum del 23 giugno, l’esecutivo non potrà attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona per l’avvio dei negoziati formali per l’uscita dall’Ue, senza avere prima il via libera di Westminster. La May aveva annunciato l’avvio della procedura per marzo, ma ora rischia di dover affrontare una procedura parlamentare che potrebbe aprire nuove lacerazioni nella politica britannica e addirittura portare a un clamoroso voto negativo sulla strategia per la Brexit. 

Cosa dice l’Articolo 50, il grilletto per il divorzio dall’Ue

L’ostacolo che ha rovinato i piani di Downing Street ha avuto origine dal ricorso reentato a ottobre da Gina Miller, 51enne donna d’affari britannica originaria della Guyana), e da Deir Dos Santos, un parrucchiere di origine brasiliana. 
 
Gli anti-Brexit hanno sempre sostenuto che lasciare l’Unione senza prima aver consultato la Camera dei Comuni e quella dei Lord avrebbe rappresentato una violazione dell’accordo con cui, nel 1972, il Regno Unito aveva aderito alle comunità europee. Ora i giudici hanno confermato che, essendo il referendum solo consolutivo, non si può prescindere dal voto del Parlamento. “La Corte accetta l’argomentazione principale dei ricorrenti” e “non accoglie le argomentazioni avanzate dal governo, che ritiene questo voto inutile”.
 
Se non riuscirà a rovesciare questa decisione, la May dovrà andare a spiegare alla Camera dei Comuni e a quella dei Lord che tipo di Brexit vuole realizzare, e non è escluso che possa uscire sconfitta dal voto. A quel punto il governo dovrebbe cambiare strategia e tutto sarebbe possibile: un Brexit meno dura, per esempio restando dentro al mercato comune (e dunque mantenendo la libertà di immigrazione), un nuovo referendum, elezioni anticipate. Magari, in ultima analisi, niente più Brexit. 
 
La decisione ha fatto riprendere fiato alla sterlina, ma il leader degli indipendentisti Ukip, Nigel Farage ha avvertito che “scatenerà la rabbia” della gente. La Commissione europea per ora non ha commentato quelli che definisce “meccanismi costituzionali di uno Stato membro”, ma per venerdì è in programma un contarto tra May e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. (AGI)
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